Bienvenus au Mans, la corsa più bella del mondo

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A cura di Edoardo Vercellesi con la collaborazione di Lorenzo Michetti

Ci sono eventi che hanno una caratteristica molto personale, che li rende particolarmente penetranti nel cuore della gente: una volta terminati, nel preciso istante in cui si chiude la saracinesca, si sente forte la voglia che tutto ricominci da zero all’istante. Perché tutta quella meraviglia tornerà e si sa benissimo, ma non basta questa certezza per alleviare la necessità di vivere ancora al massimo le emozioni che solo quell’avvenimento sa donare. Nella fattispecie, la 24 Ore di Le Mans è sinonimo di dipendenza da adrenalina, velocità e passione, ma sono tutti termini che non bastano a rendere il concetto; c’è qualcosa di inesplicabile alla base di questa corsa, un’attrazione non identificabile né descrivibile.

La maratona della Sarthe, però, non è come il Natale, una lunga attesa sublimata nel momento puntuale dell’apertura dei regali: l’attesa stessa è già spettacolo e il godimento dura per cinque brevi, interminabili giorni, dallo start delle prime prove libere al calare della bandiera a scacchi. E il migliore non sempre vince, ma chi vince è sempre il migliore (perdonate l’artificio). Una storia iniziata nel 1923, quella della 24 Ore, vissuta a metà strada tra leggenda e tradizione. Quello odierno è un ennesimo capitolo nuovo, eccitante e promettente. Vediamo insieme perché.

LMP1: sarà lotta teutonica?

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In tre per la vittoria, in quattro per l’attesa. Non ce ne vogliano Rebellion e ByKolles, regine della sottocategoria per vetture non ibride, ma a catalizzare l’attenzione sono i quattro colossi della LMP1-H che si giocano la classifica generale. Audi, Porsche, Toyota e Nissan sono attese al varco in una emozionante sfida Germania contro Giappone, nella quale a dirla tutta le armi sono pari per numero, ma non per efficacia. Parlando di Le Mans, le basi sulle quali fondare ogni analisi sono sempre tre: le passate esperienze sul Circuit de la Sarthe, i risultati ottenuti in stagione e i riscontri forniti dai test pre-gara (quest’anno condizionati dalla pioggia e, quindi, poco indicativi). È evidente già da questo “discorso sul metodo” come Audi sia ancora una volta la netta favorita per il successo.

A livello di passato recente, a Ingolstadt sono in striscia aperta dal 2010 dopo essersi aggiudicati quasi tutte le edizioni del nuovo millennio, dati che rendono evidente l’esperienza, la preparazione e il feeling della Casa dei Quattro Anelli in relazione alla classica francese. Inoltre, Audi si è imposta in entrambi gli appuntamenti di apertura del WEC (Silverstone e Spa), segno che la R18 è tornata a far paura dopo un anno di difficoltà, seppur condito dal primo posto nella 24 Ore; la vettura tedesca è passata ad un recupero di energia da 4MJ, incrementando la capacità e mantenendo l’affidabilità del sistema.

I rivali più accreditati sembrano essere i connazionali di Porsche, che nel 2014 pagarono uno scotto importante a livello di affidabilità più che di prestazione pura, con tanti problemi tecnici nel corso della gara. Un anno di esperienza sembra aver giovato alla compagine di Weissach, forte di una vettura rivoluzionata e veloce, meno granitica rispetto ad Audi, ma più resistente rispetto alla versione dello scorso anno. Il recupero di energia da 8MJ, la velocità di punta e un trio di equipaggi di tutto rispetto (come tre sono quelli di Audi) candidano Porsche ad un ruolo da protagonista assoluta.

Chi invece rischia di fare fatica è Toyota: il dominio dello scorso anno è un lontano ricordo, la nuova TS040 paga in affidabilità e tempi sul giro rispetto alle vetture avversarie. Detto questo, guai a tagliare i giapponesi fuori dalla lotta; la componente fortuna gioca un ruolo cruciale a Le Mans e chissà che tutta la buona sorte mancata al marchio nipponico nel suo storico a Le Mans possa finalmente rispondere “presente”. E poi c’è Nissan. Del prototipo GT-R Le Mans si è parlato molto, nel bene e nel male, tanto da far passare il carrozzone Nismo più come un fenomeno mediatico (per non dire da baraccone) che come una reale forza sportiva.

Questa gara di debutto è adombrata da tante incognite: scarse prestazioni e affidabilità, problema sicurezza, scelte tecniche particolari e diversi piloti alla prima esperienza nell’endurance. Unici riscontri positivi sono quelli riguardanti le velocità di punta, che però non bastano a colmare l’enorme gap con la concorrenza per salvare la squadra da quello che rischia di essere un vero calvario.

LMP2 e GT, l’arte di far saltare il banco

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Se c’è qualcosa di costante nella complessa matematica di Le Mans, è che tra le LMP2 è difficile fare pronostici, perché ogni anno già dalle libere si delinea un nutrito gruppo di pretendenti al successo. L’equilibro potrebbe essere rotto da una delle forze in campo, il team G-Drive, che sembra essere il più in palla del lotto, ma tra le 17 vetture iscritte quasi tutte hanno credenziali i portanti per puntare al podio di classe. Occhio a Jota Sport, vincitrice lo scorso anno e reduce dal successo a Spa, così come a OAK Racing, KCMG e TDS by Thiriet; interessanti anche le candidature di Extreme Speed Motorsports e Signatech Alpine.

I valori in campo nelle classi GT rispecchiano quelli visti lo scorso anno, ma proprio perché il trend di Le Mans è quello di sorprendere, non è escluso che essi possano essere alterato o addirittura ribaltati. Ferrari e Aston Martin partono con i favori del pronostico, mentre paiono più in difficoltà le Porsche. Nel 2014, però, anche Aston sembrava tagliata fuori dal nugolo dei pretendenti al successo, salvo poi scoprire le carte e presentarsi al vertice. Non è quindi escluso che le quotazioni Porsche possano risalire in maniera inaspettata.

Da considerare anche le Corvette, che soprattutto in GTE-Am puntano a qualcosa di importante con Roda/Ruberti/Poulsen, mentre nella divisione Pro possono contare su due vetture competitive, ma forse non al livello dei migliori, sia come velocità che come affidabilità. Le risposte, insomma, si avranno solo alla fine, anche perché il rischio pioggia è presente; nel frattempo, se vi piace l’azzardo, buon divertimento. Possa il destino essere buon croupier.

Edoardo Vercellesi (@edoverce97). Ha collaborato Lorenzo Michetti (@Dexter_NsC)

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