Le Mans, corsa d’altri tempi

Si è conclusa ieri l’80esima edizione della 24 ore più famosa del mondo. A Le Mans è stato dominio Audi, 4 auto ai primi 5 posti, storico successo, anzi doppietta, di una motorizzazione ibrida. E se la Toyota non fosse stata così sfigata, chissà come sarebbe finita. Ma non è di questo che volevo parlarvi, nè del secondo posto assoluto, nel giorno del suo 48esimo compleanno, di Dindo Capello, che ha perso la vittoria per un errore del compagno McNish, nè del terzo posto al debutto di Marco Bonanomi. E neanche della doppietta Ferrari in GT Pro, con Fisichella e Bruni, insieme a Vilander, splendidi vincitori, dopo che hanno rischiato anche di non correre nemmeno per un incidente il mercoledì.
Le Mans è una gara a se, è qualcosa di unico e probabilmente inimitabile. E’ un luogo dove gli uomini hanno ancora il loro spazio, il loro senso. Dove il pilota non viene sovrastato dalla macchina. Dove l’imprevisto è dietro l’angolo, magari coadiuvato dalla stanchezza.
Altri probabilmente parleranno e approfondiranno meglio la maratona della Sarthe, io volevo solo mostrarvi tre video, che meglio di mille parole, esplicano cosa sia in realtà questa gara.
Storie di uomini in una corsa dal sapore antico.

Anthony Davidson, nel prototipo Toyota, sta facendo una gran gara. La vettura giapponese si è dimostrata subito molto competitiva, l’inglese è terzo, i compagni di team sulla vettura gemella hanno appena superato l’Audi in testa. Chissà, magari sta pensando di fare altrettanto. Giuseppe Perazzini, nella rossa Ferrari 458, vede la Toyota negli specchietti, non crede possa passarlo proprio li, in staccata alla chicane. E così chiude la traiettoria per impostare la curva normalmente, come tante altre volte aveva fatto. E’ un attimo di distrazione, un’incomprensione tra due piloti che scatena un disastro. Va che in fondo è andata bene ad entrambi, anche se Davidson, con due vertebre rotte, non è propriamente felice.

Poco prima, però, un altro pilota aveva fatto parlare, e molto, di se. E’ Romain Dumas, pilota dell’Audi n.3. Anche lui stava per effettuare un doppiaggio, uno dei tanti di questa estenuante 24 ore. Forse la velocità eccessiva, forse una macchia d’olio sull’asfalto, fatto sta che l’Audi non riesce a curvare e si pianta nelle gomme. Capita. Gara buttata? Abituati a tanti anni di Formula 1, ma non solo, si, lo diamo per scontato. Fine dei giochi. Macchè, Romain scende dall’auto, constata i danni e nota che la carrozzeria piegata non gli permette il ritorno ai box. Cosa fare? L’auto è andata, la sospensione ko. Semplice! Sdradica a calci e pugni la carrozzeria anteriore, sotto gli occhi di un commissario che assiste alla scena attonito. Forza della disperazione? Adrenalina? Forse, ma questa scena è di una bellezza inaudita. Al di là dell’errore in se, la reazione, la caparbietà, il non arrendersi è da applausi a scena aperta. Da, non me ne vorranno i fan, Gilles dei tempi migliori. E così, dopo aver strappato la carrozzeria riparte direzione box, con la sospensione anteriore destra che balla paurosamente. Idolo!!
Giusto per la cronaca, dopo qualche giro perso ai box per le riparazioni del caso, la vettura è ripartita e alla fine è arrivata quinta assoluta, dopo che anche Genè l’ha riportata brandelli ai box.

Certo che le Audi devono essere ben resistenti, il mattino seguente, come dicevamo, Genè sbatte nello stesso identico punto di nuovo la vettura numero 3, riportando gli stessi danni. Altra sosta ai box e poi di nuovo fuori. E McNish, 5 minuti dopo Genè, saggia le barriere con la sua R18 etron, buttando via la vittoria ma dimostrando l’immensa resistenza delle vetture tedesche e le capacià, per non dire prodezze, dei tecnici Audi. Davvero complimenti!

Purtroppo non a tutti va così bene. Ne sa qualcosa Motoyama che tenta di far ripartire la sua Delta Wing dopo che la Toyota n.7, in un doppiaggio, l’ha spedito contro un muro. Il giapponese ci prova, smonta parti di vetture, sgonfia le gomme, chiede info ai tecnici arrivati dietro le reti. Niente, non c’è verso di ripartire. Scene commoventi, di un pilota che prova il tutto per tutto pur di rientrare ma che alla fine deve arrendersi alla realtà dei fatti.

Le Mans è anche tutto questo. Storie di uomini in una gara d’altri tempi.