Cosa ci ha insegnato la stagione 2013 della NASCAR?

Domenica scorsa, si è chiusa la 65esima stagione della categoria maggiore della NASCAR: la Sprint Cup Series. Jimmie Johnson è diventato campione per la sesta volta, riprendendosi lo scettro che aveva perso negli ultimi due anni a beneficio prima di Stewart e poi di Keselowski, ma cosa ci ha insegnato la stagione 2013 della NASCAR, la categoria automobilistica più seguita in America?

I piloti non sono supereroi essere umani

La stagione appena passata è stata forse quella dove si sono registrati più infortuni che in qualsiasi altra degli ultimi anni. A febbraio, la Nationwide Series era subito cominciata con un brutto incidente al Daytona International Speedway e nella stessa gara Michael Annett si è rotto lo sterno in seguito a un altro brutto incidente. Il pilota della Ford #43 è stato costretto a saltare per otto gare.

Il 24 marzo, Denny Hamlin ha subito la rottura di una vertebra in seguito a una brutta botta all’Auto Club Speedway ,mandando all’aria una stagione potenzialmente ricca di successi. Il 12 giugno, il povero Jason Leffler è rimasto ucciso mentre correva una gara sul dirt con le sprint cars nel New Jersey. Il 5 agosto, Tony Stewart si è rotto una gamba sempre in seguito ad un incidente con le sprint cars. Il tre volte campione della NASCAR si è dovuto sottoporre a tre diversi interventi chirurgici, ha saltato metà della stagione e ancora non è riabilitato a pieno.

A fine agosto, Martin Truex Jr. si è rotto il polso destro a causa di un incidente al Bristol Motor Speedway mentre il suo compagno di squadra, Brian Vickers, è rimasto vittima della rottura della caviglia. In seguito a questo incidente, a Vickers è stato diagnosticato un versamento di sangue nella gamba e ha dovuto rinunciare al resto della stagione. Il pilota del North Carolina dovrebbe ritornare l’anno prossimo. Infine, a Trevor Bayne  è stata diagnosticata la sclerosi multipla, anche se il 22enne non riscontra alcun sintomo.

La Gen-6 car necessità ancora di lavoro, di molto lavoro

La più importante novità che ci ha riservato la stagione 2013 è stata l’introduzione della vettura di nuova generazione, la Gen-6 car, che ha sostituito la CoT (Car of Tomorrow) o Gen-5. La nuova macchina ha avuto un debutto certamente migliore della precedent,e ma non così eclatante, anche se si deve dire che a livello estetico la Gen-6 è nettamente migliore della CoT. La preoccupazione principale della NASCAR era quella di rendere migliori le corse sugli ovali da 1,5 miglia ma, da come abbiamo potuto vedere, non è che il prodotto sia migliorato di molto, anzi. L’associazione di Daytona Beach spera, tramite un nuovo pacchetto di regole nel 2014, di dare una scossa al work-in-progress dello sviluppo della Gen-6. Possiamo dire, quindi, che l’anno 2013 è stato di piena transizione per questa bella seppur acerba vettura.

Danica Patrick, bene fuori dal tracciato, male dentro

Non c’è dubbio che Danica Patrick sia una celebrità che va oltre il mondo delle corse. Basti pensare che il 10 dicembre, sarà lei a condurre gli ACA’s (American Country Awards), uno degli eventi più importanti dell’anno a livello musicale e mediatico negli USA. Quando però si entra nel mondo delle corse, la Patrick comincia a scendere molto di rendimento e i risultati lo confermano: la pilota della Chevy #10 dello SHR è riuscita finire solo 5 volte in una posizione migliore della 20esima e ha concluso in 27esima piazza in classifica generale con una macchina che avrebbe nettamente un potenziale più alto.

Il 2013 ci ha ancora una volta insegnato che la Patrick è la cosiddetta “marketing machine” della NASCAR. Non importano i risultati, ma il brand. E il brand della Patrick sta ancora funzionando bene.

Chi finisce in seconda piazza l’anno prima, quello dopo floppa 

Tranne Jimmie Johnson, al momento pare che non ci sia nessuno che sappia ripetere la prestazione dell’anno precedente. Prendiamo ad esempio Clint Bowyer, che ha concluso in seconda piazza il campionato l’anno scorso. Il pilota del MWR non ha vinto nemmeno una gara in questa stagione. Perché questo dato è significativo? Perché dal 2005, ogni pilota che ha concluso la Chase in seconda posizione, l’anno dopo ha visto un declino delle prestazioni. Nel caso di Bowyer, riscontriamo tre vittorie nel 2012 e nessuna nel 2013 dove il pilota del Kansas ha concluso in settima posizione in classifica generale.

Nelle passate sei stagioni, i piloti che hanno finito in seconda piazza l’anno prima, hanno vinto una sola gara tutti insieme. Paradossale.

E il 2014 cosa ci riserva?

Federico Floccari