Dolcetto, scherzetto o sportellata?

Scene di vita vissuta in Alabama

Arriva la  notte di Halloween e quest’anno negli usa arriva anche il pomeriggio più temuto da tutti i piloti della Sprint Cup: Talladega, secondo capitolo della coppia di gare di cui abbiamo parlato qui. Ci arriviamo da Martinsville con una situazione più incerta, dettata dalla vittoria di Hamlin, dal mezzo passo falso di Johnson e dalla buona prestazione di Harvick. Ci aspettano 500 miglia di rischi, tamponate e spettacolo.

Martinsville – i contendenti per la Chase

La classifica dopo la gara in Virginia appare decisamente ricompattata per quanto riguarda le prime tre posizioni, con Johnson che precede Hamlin di soli 6 punti e Harvick di 66. I due contenders hanno quindi ridotto lo svantaggio dal campione uscente su un tracciato dove la Chevy #48 ha vinto la bellezza di 6 volte.

Johnson è partito con un assetto ottimizzato per run corti, prevedendo una gara molto frammentata dalle bandiere gialle. Per la prima metà la previsione è stata azzeccata, poi lunghe sequenze in bandiera verde, con il californiano di El Cajon a pagare dazio. Il quinto posto non è male tutto sommato, visto che anche stavolta le soste ai box sono andate malissimo ( 7 posizioni perse e una guadagnata nei primi tre passaggi al pit, poi non ho più tenuto il conto) e soprattutto visto che ad un certo punto, a pressanti richieste di aggiustamenti da parte del pilota Knaus ha potuto rispondere solo “non ho niente che possa migliorare la situazione, ti toccherà arrangiarti”.

victory lane per Hamlin

Hamlin dal canto suo ha portato la Toyota di Joe Gibbs in victory lane per la settima volta quest’anno, la terza di fila a Martinsville, e ha sfoggiato un assetto magnifico sulla lunga distanza e più che buono sulla breve, oltre a freddezza e decisione nei sorpassi. Si avvicinano piste favorevoli e il più serio pretendente alla coppa sembra proprio lui. Molto scontento della vettura nelle prime fasi, si è gradualmente trovato meglio e ha finalizzato al meglio, dopo aver apertamente annunciato che avrebbe puntato a vincere.

Al Richard Childress Racing invece è stata giornata di chiaroscuri. Harvick ha guadagnato qualche punto su una pista tradizionalmente a lui sfavorevole, però è anche andato a stuzzicare il suo compagno Burton, tamponandolo bellamente per farsi largo in pista. Burton era visibilmente arrabbiato anche in conferenza stampa… e non escludo che alla lunga possa pensare a qualche ritorsione. La NASCAR quest’anno ha lasciato campo quasi libero ai piloti per autoregolamentarsi e devo dire che ne è uscita una stagione ricca di contrasti che non si vedono da tanto in europa. Chissà che non sia proprio un compagno di squadra a fare il danno più grosso ad Harvick!

Martinsville – gli altri

Non ci crederete, ma Dale Jr. ha fatto diversi giri in testa, e non per fortuna! Certo, nell’ultimo quarto di gara si è perso, non è riuscito ad adeguare la macchina alla pista e ha chiuso settimo, ma è pur sempre qualcosa per un pilota amatissimo che ormai iniziavo a chiamare “mr. twentieth-something” e i più cattivi addirittura avevano ribattezzato “Dale who?”. Aspettiamoci fuoco e fiamme a Talledega dal figlio dell’uomo di Kannapolis.

Mark Martin ha chiuso secondo con un’auto che sembrava una golf, tanto era corta per le botte prese. Di solito toccate e modifiche più o meno simpatiche alla carrozzeria rallentano molto queste auto, ma a Martinsville è capitata l’eccezione. Martin si è trovato ad avere più downforce degli altri e negli ultimi giri ha fatto sorpassi a raffica. Dieci giri ancora e avrebbe fatto il colpaccio.

Jeff Gordon è finito vittima della vendetta (sacrosanta eheheh) di Kurt Bush. Jeff ha bussato al posteriore per passare, Kurt non ha gradito e lo ha bellamente spedito a muro. Hanno chiuso 16° Bush e 20° Gordon, bye bye sogni di gloria. Anche in questo caso aspettiamoci un secondo round in Alabama.

Talladega

Prima di riassumere le mie previsioni vi racconto un aneddoto del 2009 che è emblematico di cosa vuol dire Talladega. Jimmie Johnson è apatico per tutta la gara, partito dalla pole naviga costantemente intorno alla trentesima posizione, staccato dal gruppo dei migliori, lo si vede solo in regime di bandiera gialla. A trenta giri circa dalla fine è sempre trentesimo quando comincia la sequenza di incidenti, una tradizione sui superspeedway. Beh, si scopre che era tutta una strategia e negli ultimi 8/10 giri, scansando incidenti e sorpassando all’esterno si ritrova ben dentro la top ten, sesto. La personificazione della massima “To finish first, first you have to finish”.

Cosa aspettarci allora? Diverse cose: almeno un big-one, almeno un giro in testa di Junior con conseguente boato del pubblico, tante toccate, tanto bel bump-drafting e un finale in green-white-checkered in piedi sul divano. Ah, dimenticavo…. anche zucche, streghe e gatti neri 🙂 Pronostici niente, a Talladega, Alabama, proprio no.

Bye