Kenseth una spanna sopra a tutti in Texas, Edwards passa in testa alla classifica

Kenseth festeggia il ritorno al successo dopo 76 gare, fonte nascarmedia.com

Questa volta è Mattew Roy “Matt” Kenseth, trentanovenne del Wisconsin, campione Sprint Cup nel 2003 con una sola vittoria in stagione, a indossare il cappellone da cowboy e a puntare le pistole al cielo di Fort Worth. Il primo appuntamento del 2011 sulla pista texana ha premiato il suo ritmo, irraggiungibile per tutti gli altri, al termine di una gara segnata da appena 5 bandiere gialle e lunghi stint in verde, in cui le uniche insidie per la Ford #17 del Roush Fenway Racing sono venute dagli azzardi strategici di Kurt Busch e Tony Stewart, che hanno provato a sfruttare ogni goccia di carburante e una differente sequenza di pit-stops per tentare il colpaccio.

Sia la #22 che la #14 sono rimaste però a corto di carburante: Kurt Busch si è dovuto fermare per un rabbocco a 14 giri dal termine, restituendo la leadership della gara a Kenseth, mentre Tony Stewart ha finito la benzina all’ultimo giro, transitando sotto la bandiera a scacchi in dodicesima posizione, ultimo pilota a pieni giri. Le sue speranze, però, si erano già infrante in occasione della sua ultima sosta, quando è stato penalizzato per eccesso di velocità ai box, vanificando ogni vantaggio.

In testa per 169 giri su 334 (più di quanti ne abbia condotti nell’intera stagione 2010), Kenseth ha interrotto una striscia che lo vedeva assente dalla victory lane da 76 gare consecutive e ci ha anche scherzato su, chiedendo dove doveva parcheggiare la macchina per i festeggiamenti, dato che non se lo ricordava più. A detta del vincitore, poter stare davanti e usufruire di un flusso d’aria pulito è stato fondamentale per portare a casa la corsa. Come osservato già in altre occasioni ultimamente, quando un pilota si trova a viaggiare nel traffico, anche se è il più veloce in assoluto, incontra parecchie difficoltà a sopravanzare chi lo precede, mentre chi viaggia davanti, con aria “pulita”, riesce a gestire meglio le gomme e il setup in generale e a prendere un certo margine di vantaggio.

Tutto il Roush Fenway Racing è stato, come ci si aspettava, in forma smagliante, con Carl Edwards sull’ultimo gradino del podio, risollevatosi dopo una prestazione opaca a Martinsville, seguito dall’altro compagno di squadra Greg Biffle. Settima la quarta Ford del team, quella di David Ragan, anch’egli in crescita negli ultimi appuntamenti. Restando alle Ford, non sono andate male nemmeno quelle del Richard Petty Motorsport, con Marcos Ambrose buon sesto.

Tra le Chevrolet il miglior risultato l’ha ottenuto Clint Bowyer, secondo al traguardo, autore di 44 giri al comando e protagonista di un episodio da brividi che lo ha visto coinvolto insieme a Brian Vickers. Bowyer si è trovato a sorpassare Vickers, in quel momento doppiato, affiancandolo all’interno a 170 miglia orarie, quando la sua auto è partita in sovrasterzo. Il pilota della Chevy #33 ha fatto un mezzo miracolo recuperando il controllo della stock-car, ma il tutto gli è costato la leadership a favore di Kenseth.

Seconda Chevrolet al traguardo quella di Paul Menard, quinto sotto la bandiera a scacchi, che torna a mostrare prestazioni convincenti. Più indietro Jimmie Johnson, ottavo,che ha perso diverse posizioni all’ultima sosta in verde per essere arrivato lungo alla sua postazione box. Il pilota californiano ha poi recuperato in pista, sopravanzando nelle fasi finali il compagno di team Dale Earnhardt Jr., nono, e beneficiando degli inconvenienti di Tony Stewart e Kurt Busch. Proprio il maggiore dei fratelli di Las Vegas ha chiuso la top ten in Texas.

La classifica di campionato vede Carl Edwards prendere il comando, in virtù di 4 piazzamenti nei top-5, con 9 punti di vantaggio su Kyle Busch e 13 su un consistentissimo Matt Kenseth e Jimmie Johnson. Quinto a 16 punti Kurt Busch. Consolida la sua posizione nella top-10 Dale Earnhardt Jr, sesto a 21 punti dalla vetta.

Kenseth davanti ad Ambrose, fonte nascarmedia.com

Cosa abbiamo visto a Fort Worth

La mamma di Carl Edwards – più che vederla abbiamo sentito le bonarie maledizioni indirizzatele dal figlio, che è stato male per tutta la durata della gara, probabilmente, come ha rivelato nell’intervista post-gara, a causa di qualcosa mangiato in precedenza e cucinato appunto da mamma Edwards

Paul Menard – la sorpresa, insieme a Dale Jr., di questo inizio di stagione. E’ tornato a raccogliere buoni risultati dopo un breve periodo sottotono.

Trevor Bayne – anche il vincitore di Daytona ci regala, finalmente, una prestazione positiva in Texas, raccogliendo un discreto diciassettesimo posto, contornato da 32 giri in testa.

Clint Bowyer – il trentunenne di Emporia, Kansas, è sulla via giusta per rimettere in sesto la sua stagione, partita col piede sbagliato. Settimo, nono e secondo nelle ultime tre gare, risultati di tutto rispetto.

Contatto tra Blaney e Stewart in pit-lane, fonte nascarmedia.com

Cosa non abbiamo visto a Fort Worth

Tony Stewart – ci è mancato davvero poco, e non è la prima volta. Tony Stewart ci sta abituando a soluzioni creative a livello di strategia, ma sta raccogliendo decisamente meno di quel che potrebbe, questa volta per colpa sua. Il successo arriverà di sicuro, specie se, come solitamente accade, migliorerà le sue prestazioni con l’arrivo dell’estate, ma il rischio è quello di aver sprecato qualche punto di troppo. Un gran spettacolo, certo, per ora poco remunerativo.

Kyle Busch – la notizia qui è che Busch non ha vinto la Nationwide, coinvolto in un incidente da Tim Schendel mentre inseguiva Edwards in fuga, e che non ha condotto nemmeno un giro in testa nella Sprint Cup, una vera rarità ultimamente, chiudendo sedicesimo.