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Kyle Busch senza rivali a Richmond

Busch festeggia la vittoria a Richmond, fonte nascarmedia.com

Kyle Busch è stato semplicemente inarrestabile: un gradino sopra al suo compagno di team, Denny Hamlin, e almeno un paio sopra a tutti gli altri. Soltanto nove vetture a pieni giri sono il segno inequivocabile del dominio imposto dal portacolori del Joe Gibbs Racing in Virginia, specie se si considera che nel finale entrambe le Toyota al comando hanno leggermente calato il ritmo per evitare problemi di consumo di carburante.

Il pilota di Las Vegas ha portato a 3 vittorie, le ultime tre gare primaverili, il suo bottino personale sull’ovale di Richmond, innalzando quello della squadra a 5 successi negli ultimi cinque appuntamenti sull’ovale della Virginia.

Nonostante la perentoria affermazione della #18 in librea blu, partita dalla ventesima posizione, la gara di Richmond non ha tradito le attese, offrendo sorpassi al limite, duelli a colpi di sportellate, qualche vendetta in pista e coloriti momenti radiofonici.

Dalla Pole è scattato Juan Pablo Montoya, che ha condotto per 25 giri, per poi cedere la prima posizione, prima a Clint Bowyer, per 17 giri, e poi a Kasey Kahne per  28 tornate, prima che le punte del Joe Gibbs Racing salissero in cattedra. Denny Hamlin è stato il primo a passare in testa, seguito dal compagno di squadra Busch, che ha dato luogo ad un monologo da oltre 120 giri, interrotto solo da un breve lampo di Jeff Gordon, apparso l’unico del team Hendrick in grado battagliare nelle posizioni nobili della classifica.

Mentre la prima metà di gara è stata interrotta soltanto da 2 bandiere gialle, entrambe per detriti sulla pista, dal giro 200 in poi si sono susseguiti incidenti ravvicinati, che hanno messo in gioco anche strategie basate sul consumo di carburante e sul cambio di due sole gomme durante i pit-stop, col fine di guadagnare posizioni in pista. Le uscite della pace-car sono state 8 in totale, pari a 60 giri in regime di bandiera gialla.

Newman spedito a muro da Montoya, fonte nascarmedia.com

Al giro 238 Montoya ha mandato in testacoda Ryan Newman, vendicando platealmente un colpo subito dalla #39 in  precedenza, mentre al giro 291, causa un contatto tra Keselowski e Vickers, alcuni piloti, tra cui Edwards, Burton e Earnhardt Jr. hanno deciso di non fermarsi ai box, sfalsando le proprie soste rispetto al gruppo.

Al giro 301 invece è stato il turno di un incidente che ha coinvolto la bellezza di 9 auto e a posto fine alle speranze, tra gli altri, di Gordon, Martin, Kenseth e Kurt Busch. Il tutto è scaturito da una fase molto concitata di gara, in cui la #24 si è trovata a viaggiare al centro di un gruppo di auto, quando la #33 ha toccato la #17, che si trovava all’interno, mandandola a sua volta contro la Chevrolet di Wonder Boy. Gordon è finito duramente contro il muretto interno, dove tra l’altro non sono presenti barriere SAFER, rimediando una bella botta, fortunatamente senza conseguenze fisiche.

Da quel momento, in testa si sono alternati Carl Edwards e Jeff Burton, cercando di raccogliere i frutti della propria strategia, ma la festa è durata poco, perché nei restart Kyle Busch si è dimostrato inarrestabile e ha sfruttato al massimo la linea esterna per riportarsi al comando al giro 317 e non mollarlo più per tutte le tornate successive. La #18 ha progressivamente distanziato tutti quanti, anche in fase di doppiaggio, lasciando solo Hamlin e Kahne a distanze “sopportabili”.

C’è stato qualche brivido nel finale, quando dalle parti del Joe Gibbs Racing i crew-chiefs hanno cominciato a chiedere di alzare il piede per risparmiare benzina, mentre Burton e Dale Jr. si sono visti obbligati ad una rapida sosta per un rabbocco. Busch ha relativamente rallentato, fermando la sequenza dei doppiaggi alla decima posizione ed è riuscito a tagliare il traguardo in trionfo, davanti a Denny Hamlin, Kasey Kahne, David Ragan, Carl Edwards, Clint Bowyer, AJ Allmendinger, Jimmie Johnson e Tony Stewart.

In classifica Carl Edwards consolida la sua leadership, aumentando il suo vantaggio su Johnson a 9 punti. Kyle Busch sale al terzo posto, a 30 punti dalla vetta. Seguono dal Earnhardt Jr., Kevin Harvick, Kurt Busch, Clint Bowyer, Ryan Newman, Matt Kenseth e Tony Stewart. Montoya precipita fuori dalla top-ten, al dodicesimo posto, mentre AJ Allmendinger sale all’undicesimo e 12 punti lo separano da un posto sicuro nella Chase for the Cup.

Cosa abbiamo visto a Richmond

sono volate scintille... e non solo, a Richmond, fonte nascarmedia.com

Kyle Busch e Denny Hamlin – li abbiamo visti proprio bene, mentre i rivali li hanno più che altro intravisti in ripartenza, e non si sono risparmiati sorpassi e mosse aggressive, anche nelle prime fasi di gara. E’ una rivalità forte quella che sta crescendo nel Joe Gibbs Racing, anche perché ora Hamlin comincia a sentire la pressione di dover rimontare dalla diciassettesima posizione in classifica e ogni vittoria potrebbe essere fondamentale per accedere ad una wild-card. Hamlin ha lasciato trasparire un certo senso di impotenza dicendo che è molto difficile battere Busch, specie se si condividono con lui le note sul circuito e sugli assetti: niente di più vero, specie se l’uomo del Nevada non sbaglia di un millimetro. Kyle dal canto suo punta ad accumulare quanto prima almeno un altro paio di vittorie, per garantirsi un posto ai playoffs. Una nota sui consumi nel finale di gara: Dave Rogers, del team della #18, dopo la gara ha detto che avrebbero dovuto finire la benzina a 3 giri dalla fine.

montoya guida il gruppo allo start, fonte nascarmedia.com

Juan Pablo Montoya e Ryan Newman – prima la #42 è finita a muro per un contatto con la #39 al giro 104, poi Montoya si è vendicato al giro 237, tra l’altro annunciandolo ampiamente per radio e beccandosi un caldo invito dalla NASCAR a stare lontano dalla Chevy del rivale. Newman non l’ha presa affatto bene, dicendo che se ne sarebbe occupato dopo la gara e dichiarando poi che il colombiano era stato avvisato che la prima manovra non era stata intenzionale. Dopo la gara tutti aspettavano altre scintille, ma Montoya ha evitato accuratamente il pilota del team Stewart-Haas, puntando velocemente l’uscita del circuito, mentre Newman ha avuto un colloquio di 30 minuti con i vertici della NASCAR, che evidentemente non l’ha soddisfatto, perché ha lasciato il camion della direzione gara molto dubbioso sul perché il pilota di Ganassi non sia stato penalizzato. Apettiamoci un altro round a Darlington.

Kasey Kahne e David Ragan – reduce da un’operazione al ginocchio, subita in settimana, Kahne ha portato a casa il miglior risultato dell’anno per un team Red Bull apparso in miglioramento, almeno per quanto riguarda la #4. Kahne per attimo ha perfino pensato di poter infastidire i due di testa, ma si è immediatamente ricreduto, acciuffando il miglior risultato possibile. Per il pilota della #6 invece si è trattato di uno spettacolare run in verde, quello finale, che lo ha proiettato a suon di sorpassi nella top-5. Quotazioni in crescita ulteriore per il pilota di Unadilla, sicuramente il meno in vista dello squadrone di Jack Roush.

Martin Truex Jr. – Al Michael Waltrip Racing ultimamente non ne imbroccano una che sia una. Dopo il caso dell’acceleratore bloccato, stavolta Truex ha visto svanire una possibilissima posizione nei primi cinque per un dado di una ruota fissato male. Il regolamento obbliga ad una sosta per risolvere il problema, cosa che ha rovinato nel finale la gara del pilota del New Jersey, che non le ha mandate a dire al team: “Siete licenziati! Tutti quanti!” ha urlato alla radio. Per non farsi mancare niente, la #56 è stata anche pizzicata per eccesso di velocità in corsia box, ma di questo Truex non può certo incolpare il team.

Kurt Busch – Proseguono le intemperanze tra Kurt e il team Penske, tanto che pare quasi che il pilota di Las Vegas punti a cambiare sedile anzitempo (è sotto contratto fino al 2014). Questa volta Busch è partito presto, dicendo al suo crew-chief, Steve Addington: “In queste condizioni io non ci posso fare niente, e nemmeno tu!”. La faccenda è poi proseguita con altre tirate indirizzate ancora una volta agli ingegneri di Penske, rei di non voler ascoltare i feedback del pilota, e al team in generale, accusato di essere ridicolo. Quanto reggerà la corda?

Dave Blaney – Appena conquistata una sponsorizzazione stabile, ecco i risultati per il Tommy Baldwin Racing. Il tredicesimo posto conquistato dal nativo dell’Ohio sabato sera garantirà un posto in griglia per la #36 a Darlington. Una dimostrazione di come si possano fare le cose per bene anche con mezzi tuttaltro che faraonici e, forse, una seconda giovinezza per il quarantottenne Blaney.

Cosa non abbiamo visto a Richmond

il maxi crash che ha messo KO Gordon, fonte nascarmedia.com

Jeff Gordon – non sembrava messo male, il californiano quattro volte campione, ma ancora una volta è finito a muro in un punto senza protezioni. Peccato, perché poteva essere l’unico con qualche velleità di infastidire Busch ed Hamlin.

Jimmie Johnson e Tony Stewart – Entrambi nella top-ten, ma entrambi autori di prestazioni a dir poco opache. Entrambi finiscono sotto di un giro e recuperano grazie alle gialle nella fase centrale di gara e portano a casa un buon risultato in una serata che avrebbe potuto finire molto peggio. Il campione in carica della serie è arrivato anche a litigare via radio con il proprio crew-chief e non ha mostrato progressi rispetto alla prestazione di Phoenix, ultimo affrontato paragonabile a Richmond. Stewart ha confermato il cattivo momento di tutto il team, dichiarando poi di avere davanti almeno tre organizzazioni e che senza una scossa sarà difficile accedere alla Chase.

Dale Earnhardt Jr. – anche per lui, viste le prestazioni di inizio gara, il diciannovesimo posto finale non è poi da buttar via, ma rappresenta comunque il peggio risultato dalla Daytona 500 a questa parte e l’uomo di Kannapolis non se lo aspettava di certo, specie su una pista che lo ha visto spesso offrire buone performance. La delusione, probabilmente accentuata da una strategia che non condivideva appieno, è stata tale che Dale Jr., di solito loquace e molto disponibile, si è rifiutato di parlare con la stampa dopo la gara.

Stay tuned!

Di Gian Luca Guiglia

Classe: 1979
Mito: Jim Clark
Pilota preferito: Juan Pablo Montoya
Piloti nel cuore da corsa: Tony Stewart, Jim Clarck, Stirling Moss,Max Papis, Alessandro Zanardi e mille altri…
Pilota donna preferita: Simona de Silvestro
Circuito Preferito: Nordschleife
Circuiti nel cuore da corsa: Le Mans, Rouen, la vecchia Monza, la vecchia Spa
Auto preferita: Ferrari P4
Auto nel cuore da corsa: Ford GT40, Lotus 79, Tyrrell P34, Lotus 49, Porsche 917
Gare dal vivo: Fia GT, Superstars, WTCC, F.Renault, LMES Monza, NASCAR Phoenix e Las Vegas 2011
Gare da vedere un giorno dal vivo: 24h Lemans, 500miglia Daytona
Livrea Casco Preferito: Alex Zanardi, Carl Fogarty
Livrea auto preferita: Ford gt40 Gulf, Lotus 49 Gold Leaf
Gara preferita: Troppe
Gara nel cuore da corsa: Daytona 500 2008, Darlington 2003, Lemans 67
Riviste preferite: Autosport, Motorsport magazine.