La strategia la fa da padrona, la spunta Keselowski

Keselowski festeggia con la bandiera americana, Credit: John Harrelson/Getty Images for NASCAR

Anche al Kansas Speedway la vittoria ha arriso al pilota che ha saputo gestire al meglio la propria strategia di gara e il consumo di carburante. Brad Keselowski si é imposto nella STP 400 subentrando al comando della corsa al suo compagno di squadra Kurt Busch al giro 259 di 267, transitando sotto la bandiera a scacchi con poco più di un paio di secondi di vantaggio su Dale Earnhardt Jr., seguito da Denny Hamlin, Jeff Gordon, Carl Edwards, Jimmie Johnson.

La gara é stata dominata per lunghi tratti da un redivivo Penske Racing, con la #22 di Kurt Busch, perfettamente a suo agio sugli avvallamenti e l’asfalto scivoloso dell’ovale del Kansas, che ha condotto le danze per la bellezza di 152 giri ma si è dovuto fermare per fare rifornimento quando mancavano 9 giri alla fine.

“Non ho saputo di essere al comando fino a 2 giri dalla fine. Ho un po’ allungato il collo e ho intravisto la torre che segnale le posizioni in pista e ho visto che ero in testa. Sulle prime mi sono arrabbiato con il team per non avermelo detto, ma mi è passata non appena ho attraversato la linea d’arrivo.

Abbiamo fatto tutto il possibile per conservare carburante. Non mi ha influenzato il fatto di sapere o meno se ero al comando. Probabilmente è stato molto intelligente da parte della squadra non avvisarmi, perché probabilmente avrei guidato in modo troppo deciso. Alla fine tutto ha funzionato al meglio e siamo arrivati in victory lane e questo è tutto quello che conta” ha detto Keselowski nella conferenza stampa post-gara.

Il momento che ha deciso le sorti della tredicesima prova della Sprint Cup è stata la quarta bandiera gialla sventolata dal direttore di gara, in seguito ad un testacoda di Dale Earnhardt Jr., al giro 154. A quel punto Hamlin, lo stesso Earnhardt, Edwards ed altri sono rientrati ai box, sfalsando le strategie e mettendosi in condizione di effettuare un solo rifornimento prima della conclusione. Tutti gli altri piloti, tranne Keselowski, hanno dovuto rifornire negli ultimi 20 giri, quando è apparso piuttosto chiaro che non ci sarebbe stata una gialla nel finale. Brad invece, ha corso col piede vellutato, arrivando a percorrere lunghi tratti addirittura in folle, rifornendo 5 giri dopo il compagno di squadra Busch e resistendo nelle ultimissime battute al ritorno di Dale Earnhardt Jr..

Il pilota del Team Hendrick Motorsport, dal canto suo, è andato ancora a tanto così da un’affermazione che a questo punto meriterebbe. All’uscita dall’ultimo rifornimento, quando l’unico avversario allineato a lui in quanto a strategie era Hamlin, si è fiondato all’inseguimento della Toyota #11, sorpassandola in modo perentorio. A quel punto si è messo in caccia anche della Blue Deuce, ma non ha potuto spingere fino all’ultima tornata perché ha ricevuto indicazione di risparmiare carburante da parte di Steve Letarte, forse preoccupato, ma questa è una supposizione, per un possibile rifornimento di carburante incompleto.

Per Denny Hamlin, invece, la gara è andata persa quando si è visto sfilare da Dale Jr., ma il podio di domenica rilancia ulteriormente il pilota della Virginia, che solo un mese fa pareva tagliato fuori da qualsiasi gioco.

risultato deludente in kansas per il team RPM, Credit: Jame Squire/Getty Images for NASCAR

In classifica Edwards sale a 40 punti di vantaggio su Johnson, che riguadagna la seconda piazza, con 1 punto su Dale Earnhardt Jr e 3 su Kevin Harvick. Appena fuori dalla top-10, all’undicesimo posto, si porta Denny Hamlin: appena un punto lo separa dal decimo posto di Ryan Newman. Jeff Gordon guadagna 3 posizioni e si porta tredicesimo posto, mentre perdono un po’ di terreno i due del team RPM, AJ Allmendinger e Marcos Ambrose, rispettivamente sedicesimo e diciannovesimo. Keselowski, grazie ai punti conquistati con la vittoria sul Kansas Speedway, si porta al ventiduesimo posto in classifica, giusto a ridosso della posizione utile per puntare ad una Wild Card.

Cosa abbiamo visto in Kansas

Pit-stop per Kurth Busch, autore di oltre 150 giri al comando, Credit: Jared C. Tilton/Getty Images for NASCAR

Tattica – anche questa settimana è venuto fuori uno degli aspetti che più rende affascinanti le gare su ovale: la strategia. Si può lottare al vertice per tutta la corsa e finire beffati per un bicchiere di benzina, sommando il fattore tattico all’estrema competitività di tutta la categoria. Probabilmente anche l’introduzione della Wild Card ha una certa influenza sulla varietà di soluzioni che i teams provano nel corso delle gare, perché azzardare al massimo e cogliere anche solo una vittoria o due potrebbe garantire un posto tra i dodici che si contenderanno la Sprint Cup. Mica male!

Tony Stewart e Jeff Gordon – entrambi partivano per attaccare col coltello fra i denti, consci del fatto che anche solo una vittoria (o due nel caso di Gordon) potrebbero bastare a consolidare un posto nella Chase, ed entrambi non hanno tradito, sfoggiando un ottimo passo, che nel caso di Stewart è andato vicino a portarlo sul gradino più alto del podio, quando durante una sosta ai box il carburante non è entrato tutto nel serbatoio e il veterano di Columbus, Indiana, è stato costretto ad  rabbocco in extremis.

Jimmie Johnson – il campione in carica è stato molto incisivo, recuperando posizioni su posizioni. Scattato trentunesimo, è risalito costantemente fino alla top-5, nonostante le posizioni perse, anche questa volta, ai box, che gli sono costati almeno una decina di sorpassi supplementari. Il fatto di trovarsi alla fine con la strategia “sbagliata” e con la necessità di uno stop in più non lo ha privato di una settima piazza incoraggiante almeno sotto il punto di vista delle prestazioni in pista e della resta del pilota. Restano quei pit-stop mediamente due o tre secondi più lenti dei migliori lo scoglio più ostico per la banda di Chad Knaus.

Cosa non abbiamo visto in Kansas

le strategie si sono rivelate fondamentali per il risultato, Credit: Jamie Squire/Getty Images for NASCAR

Dominio RFR –  la schiacciante superiorità del Roush Fenway Racing decisamente non si è vista. L’allarme fra gli avversari sembra un poco rientrato rispetto ai precedenti appuntamenti su ovali di media lunghezza come Texas e Charlotte. Carl Edwards sostiene di non essere riuscito ad adattare al meglio il setup al variare delle condizioni della pista, nonostante la base di partenza fosse ottima. Una rondine non fa primavera e forse il fatto che fosse la prima gara con queste temperature che si teneva in Kansas ha condizionato un po’ le prestazioni di Edwards & company, ma possiamo sicuramente aspettarci un’estate molto interessante, con l’arrivo di piste “calde” e scivolose.

Kurt Busch guida il gruppo alla partenza, affiancato da Juan Pablo Montoya Credit: Todd Warshaw/Getty Images

Juan Pablo Montoya – partito secondo, arrivato per inerzia e diciassettesimo. E’ tutta qui la serata di Montoya, che nelle fasi iniziali è anche stato in testa per una decina di giri ed è parso avere per le mani la seconda vettura del lotto. Poi un calo improvviso ed una serie di errori strategici hanno fatto il resto. Dovrà limare ancora qualcosa il colombiano, se vuole, magari grazie ad uno o due successi sugli stradali, puntare alla Chase.

Red Bull Racing – sempre in rincorsa, sempre un passo indietro, Kahne e Vickers non hanno proseguito con le buone prestazioni degli ultimi tempi, infilando un quattordicesimo e un sedicesimo posto che non sanno né di carne né di pesce, frutto di un equilibrio della vettura trovato, a detta dei piloti, soltanto nelle ultimissime fasi di gara.