I retroscena del passaggio di Kurt Busch allo SHR: chi sorride è Gene Haas!

E’ il 27 Agosto. Di fronte ai microfoni, a commentare il passaggio di Kurt Busch allo Stewart-Haas Racing ci sono Greg Zipadelli, ex crew-chief di Tony Stewart ed ora competition director del team, il neo-arrivato Kurt Busch e Gene Haas, co-proprietario della squadra. Grande assente, Tony Stewart. Le domande fioccano e le risposte più interessanti sono quelle che Gene Haas concede per spiegare i retroscena del rocambolesco quanto inaspettato passaggio del maggiore dei fratelli Busch al team SHR per la stagione ventura. “C’erano contatti già da anni tra me e Kurt – ammette Gene – è sempre stato uno dei miei piloti preferiti, questa era un’occasione che non poteva essere lasciata passare inosservata” .

Neppure la questione dello sponsor ha lasciato il signor Haas a riflettere. Per avere Kurt Busch è stato disposto a mettere in gioco, ben più di quanto non lo fosse già in precedenza, la propria compagnia, ovvero la Haas Automation, elevandola al rango di primary sponsor, dopo anni e anni di “gavetta” come sponsor secondario. “Credo che Kurt Busch rispecchi i valori della mia azienda” ha dichiarato Gene, in apprezzamento dalla tenacia e dalla decisione del suo pupillo. “Ho ricevuto numerose lettere di consenso, gente e tifosi sono entusiasti della vicenda. E’ così che si raggiunge il successo”. Gene ha poi chiuso la propria risposta con un laconico “Attitude is what wins races”, e chi ha orecchie ben intenda.

Inutile dire che anche il possibile ostacolo di luoghi e spazi per costruire, ampliare ed assumere non ha minimamente scalfito la coriacea idea di Mr. Haas: la faccenda è sotto controllo, le problematiche risolvibili, in quanto non mancano nè posto nè richiesta di lavoro secondo il sessantenne californiano.

In fondo, chi può biasimare Gene Haas: l’occasione della vita si presenta ben vestita, di fronte ai tuoi occhi, con un candido sorriso, la tenacia in una mano ed il desiderio di vittoria nell’altra, pronta solo a sentirsi dire il tuo sì. E così è stato. Dopo una lunga carriera, iniziata con il supporto di Rick Hendrick, nel mondo della NASCAR al timone di team di basso profilo e a seguito della collaborazione con Tony Stewart che tanta notorietà gli aveva regalato pur senza mettergli in mano niente più che fama e parole, Gene ha preso in mano orgoglio e sicurezza, compiendo il passo decisivo.

Approfittando in parte dell’infortunio di Tony Stewart alla gamba e la conseguente pausa di riabilitazione dell’ex campione NASCAR, il signor Haas ha fatto tutto da sè. “Ho grande stima per Tony, lui sa fare il suo lavoro e io so fare il mio. Insieme collaboriamo alla grande ma forse stavolta sono andato oltre i confini della mia autorità. Ammetto che era piuttosto irritato”, le parole di Mr. Haas. Sempre secondo il resoconto di quest’ultimo, Stewart non si sarebbe dichiarato contrario all’idea per la presenza di Busch, ma piuttosto per ragioni logistiche – dovrà essere costruito un intero capannone ex-novo – e di certo avrebbe preferito attendere ancora per far evolvere la situazione. In casa SHR non si respirava infatti aria tranquilla negli ultimi giorni, con l’addio forzato di Ryan Newman, fedele pilota della #39 ed amico dello stesso Tony, silurato per la mancanza della possibilità di allestire una quarta vettura, la quale si è però puntualmente materializzata davanti alla possibilità di ingaggiare Kurt Busch.

“Volevo semplicemente un cambiamento e un’opportunità di fare qualcosa di diverso” ha spiegato il co-proprietario del team. “Non penso che questo significhi niente di negativo per Ryan. E’ stato per noi un grande pilota, ha fatto un ottimo lavoro. Dopo 5 anni, ho solo voluto prendere al volo un’opportunità che mi si è presentata. Questo mi da una chance di fare da sponsor e di spingere le cose nella direzione che ho sempre voluto.”

Nelle fasi finali della conferenza stampa, Gene Haas ha ammesso come un’ulteriore spinta per decidere in fretta il da farsi gli sia giunta ripensando al campionato vinto con il team SHR nel 2011. La voglia di vincere e trionfare non è mai mancata al californiano, che ha ammesso di essere soddisfatto di avere tra le mani la “sua” vettura, il “suo” pilota, la “propria” possibilità di successo.

“It was something that was too good to pass up”, l’ultima frase di Gene Haas. Signori, i giochi sono fatti, l’azzardo compiuto.

Pagherà? Riusciranno a convivere sotto lo stesso tetto tre caratterini come Stewart, Busch e Harvick? Ce lo dirà Mr. Haas.

Fabio Valente