Il passaggio di Penske a Ford e l’abbandono di Dodge mettono nei guai il Richard Petty Motorsport?

Tra i team che erano in trattativa per rappresentare Dodge nella Sprint Cup 2013, prima che la casa di Auburn Hills facesse una brusca retromarcia, c’era anche il Richard Petty Motorsports, che ora si trova nella posizione di dover rinegoziare un accordo con Ford che si rivelerà inevitabilmente meno vantaggioso del precedente.

Il team di Richard Petty era tra i papabili per schierare le nuove Charger nel campionato del prossimo anno, ma il ritiro di Dodge ha bruscamente interrotto le trattative e il passaggio di Penske al marchio Ford ha sicuramente assorbito una buona fetta delle risorse destinate dalla casa dell’ovale blu al programma NASCAR.

Petty si ritrova quindi per sua stessa ammissione a non avere ancora in mano un contratto con un construttore e anche le sponsorizzazioni non sono del tutto consolidate, sebbene “The King” sia convinto di poter schierare due vetture per tutta la prossima stagione.

“Siamo sempre stati qui, quindi ci saremo anche l’hanno prossimo” ha detto a ESPN.com. “Vedremo. Per il momento tutto è in fase di definizione, proprio come è stato negli ultimi tre o quattro anni”

Tra i piloti, quello più tranquillo sembra Marcos Ambrose, 16esimo della generale, che ha ottenuto una vittoria a Watkins Glen e sta inanellando risultati (4 top-10 nelle ultime quattro gare) tali da conservare una possibilità matematica di accedere alla Chase.

Aric Almirola invece, nonostante l’arrivo di Mike Ford in qualità di crew chief, non è riuscito ad ingranare ed è 22esimo in classifica, con appena un paio di top-10 come migliori risultati. Il pilota di Tampa, Florida, ha un contratto per un solo anno e potrebbe perdere il posto nel caso in cui il team avesse la possibilità di puntare ad un free-angent di livello.

Dopo aver salvato il team dalla bancarotta alla fine del 2010, rilevando le quote di George Gillett insieme ad un gruppo di investitori, Petty si ritrova ancora una volta nella situazione di dover puntare a “difendersi” piuttosto che a migliorare la posizione del team.

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