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Juan Pablo Montoya: da fenomeno internazionale a senza contratto. Perché?

Quando Juan Pablo Montoya ha lasciato la Formula 1 per la NASCAR nei mesi conclusivi del 2006, c’è stato grande scalpore da entrambi i lati dell’Oceano Atlantico. In Europa, all’epoca, era quasi impossibile pensare che un pilota di Formula 1 potesse lasciare le monoposto per le stock car mentre, allo stesso tempo, negli Stati Uniti, si pensava che se non provenivi dalle serie minori dedicate alle stock car, non saresti mai potuto diventare qualcuno nella NASCAR Sprint Cup. Quando Montoya è arrivato negli USA, è stato accolto dai media quasi come se fosse una rock star internazionale.

Sette anni dopo, è veramente strano pensare che la carriera in NASCAR di Juan Pablo  sia stata a dir poco deludente. Il pilota colombiano ha sempre avuto un ottimo rapporto con Chip Ganassi ma ciò non gli è servito a conservare il suo sedile in Sprint Cup. In questi sette anni, bisogna anche dire che Montoya ha sempre ammesso le difficoltà non da poco che si incontrano guidare una stock car nella serie più competitiva al mondo e ha sempre dichiarato che l’universo delle corse a ruote coperte è totalmente diverso da quello a ruote scoperte. Non c’è bisogno di ricordarlo che Juan è un pilota validissimo ma, a mia modesta opinione, non è un pilota da stock car. Ha vinto una Indy 500 e ben sette gran premi di Formula 1, però neanche questo “curriculum” basta per diventare un campione nella NASCAR e i risultati in pista lo hanno dimostrato.

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Gli highlights della carriera di Montoya nella NASCAR

[gdl_icon type=”icon-facetime-video” color=”#cf2121″ size=”15px”]Montoya vince a Sonoma nel 2007 [gdl_icon type=”icon-double-angle-right” color=”#cf2121″ size=”15px”]

[gdl_icon type=”icon-facetime-video” color=”#cf2121″ size=”15px”]Harvick vs Montoya a Watkins Glen nel 2007 [gdl_icon type=”icon-double-angle-right” color=”#cf2121″ size=”15px”]

[gdl_icon type=”icon-facetime-video” color=”#cf2121″ size=”15px”]Montoya vince a Watkins Glen nel 2010 [gdl_icon type=”icon-double-angle-right” color=”#cf2121″ size=”15px”]

[gdl_icon type=”icon-facetime-video” color=”#cf2121″ size=”15px”]Montoya colpisce il jet dryer alla Daytona 500 del 2012 [gdl_icon type=”icon-double-angle-right” color=”#cf2121″ size=”15px”]

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Montoya ha avuto tutti gli strumenti necessari per costruirsi una buona carriera nella NASCAR, ma queste sette lunghe stagioni sono state troppo avare di vittorie e molte anche al di sotto delle aspettative. Basta ricordare che il pilota della Chevy #42 del Team Ganassi non ha mai vinto una gara su ovale dopo aver lasciato la Formula 1 e, a dirla tutta, non è mai stato abbastanza competitivo nemmeno per lottare seriamente per il titolo. Le uniche vittorie per il pilota di Bogotà sono arrivate a Sonoma, nell’ormai lontano 2007, e a Watkins Glen nel 2010, entrambi circuiti stradali. Troppo poco per uno che era arrivato per cercare fortuna nella NASCAR.

E ora che succede? Montoya è solamente l’ultimo arrivato in un club di piloti senza contratto per la prossima stagione. In questi giorni è sembrato molto evidente come lo Stewart-Haas Racing sia molto interessato a Kurt Busch senza, però, che nulla di ufficiale sia ancora trapelato. Una mossa molto interessante da parte dello SHR, che è sempre stato molto conservativo nelle sue scelte ed è sempre andato sul sicuro, soprattutto in termini di sponsor. Kurt sta facendo un lavoro eccezionale al Furniture Row Racing e sta facendo di tutto per portare la Chevy #78 nella Chase for The Cup.

Poi, c’è Ryan Newman, attualmente proprio allo SHR, che non vedrà rinnovato il suo contratto per la prossima stagione. Continuando si hanno piloti come AJ Allmendinger che con le sue due vittorie in Nationwide Series con il Team Penske ha certamente guadagnato punti per un eventuale ritorno in Sprint Cup l’anno prossimo. Altro possibile arrivo è il rookie della Nationwide Series, Kyle Larson, che a detta di molti dovrebbe essere il sostituto di Montoya sulla Chevy #42 l’anno prossimo. Sarà così coraggioso Ganassi ad affidare tale responsabilità al talentuoso ma pur sempre giovane Kyle Larson?

L’unica certezza è che tutti questi piloti troveranno un sedile in una maniera o nell’altra. L’unico che certamente lascerà la NASCAR è Juan Pablo Montoya che avrebbe già avuto dei contatti con Michael Andretti per un possibile ritorno nella IndyCar.

Allo stesso tempo, è giusto anche ricordare come Montoya abbia avuto un ruolo fondamentale nella crescita della popolarità della NASCAR nei paesi di lingua spagnola. Un merito da non sottovalutare. Anzi.

Infine, cosa Montoya ha fatto concretamente sul tracciato in questi anni? Due vittorie sugli stradali, due occasioni mancate al Brickyard per diversi errori, una qualificazione alla Chase e un momento poco felice durante la Daytona 500 del 2012. I jet dryer e l’asfalto del Daytona International Speedway ne sanno qualcosa.

Ora che la carriera nella NASCAR del pilota colombiano è agli sgoccioli, tutti ci chiediamo: “Cosa sarebbe stato se avessimo visto il miglior Montoya?”

Federico Floccari


Di Federico Floccari

Dal mio nickname si possono capire già moltissime cose. Per me la NASCAR è uno stile di vita, non solo un semplice sport. Seguitemi su Twitter (@NASCARCountryUS) se volete veramente saperne di più sul mondo delle stock-cars americane e non solo. Qui, su Motorsportrants, scrivo solo ed esclusivamente sulla NASCAR e non me ne pento. Anzi.