NASCAR – Where there’s Smoke… piccolo viaggio sul pianeta Tony Stewart

INDIANAPOLIS - JULY 29: Tony Stewart, driver of the #20 Home Depot Chevrolet, races Dale Earnhardt Jr., driver of the #8 Budweiser Chevrolet, during the NASCAR Nextel Cup Series 14th Allstate 400 at the Brickyard at Indianapolis Motor Speedway on July 29, 2007 in Indianapolis, Indiana. (Photo by Kevin C. Cox/Getty Images) *** Local Caption *** Tony Stewart;Dale Earnhardt Jr.

Anthony Wayne “Tony” Stewart, per gli amici e i nemici anche “Smoke”, è uno dei personaggi più poliedrici, carismatici, vincenti, indipendenti, ironici, appassionati e sorprendenti del motorsport moderno, forse l’ultimo grande ambasciatore di una specie in via d’estinzione. Potete scegliere un campionato, una pista e un tipo di vettura a caso e ci sono altissime possibilità che Stewart ci abbia corso e pure vinto, tanto che nelle riunioni tra promoter circola il detto: “Se Tony Stewart non ha ancora corso sulla tua pista, probabilmente è perché non glielo hai chiesto.”

L’amore smisurato di Stewart per tutto ciò che ha un motore, quattro ruote e viaggia in pista a velocità fuori portata per il 99,9% dei bipedi catalogati come “Homo Sapiens”, ha le sue radici a Columbus, Ohio – dove è nato il 20 maggio del 1971, esattamente a metà strada tra Indianapolis e quella Pennsylvania che fa la parte del leone nelle Sprint Cars – e nei kart, dove ha vinto il primo campionato locale all’età di otto anni. Cresciuto con il mito di AJ Foyt come tanti giovanissimi talenti americani, Tony è salito per la prima volta su una macchina da corsa tra le midget nella USAC e dal momento in cui ha acceso il motore, ha iniziato a riscrivere i libri di storia.

COLUMBUS, IN - MAY 20: Tony Stewart is scene here in his garage on his winning kart with 15 winning trophies. Stewart soon moved on and raced three-quarter midgets. (Photo by Racing Photo Archives/Getty Images)
COLUMBUS, IN – MAY 20: Tony Stewart is scene here in his garage on his winning kart with 15 winning trophies. Stewart soon moved on and raced three-quarter midgets. (Photo by Racing Photo Archives/Getty Images)

Rookie of the year nel 1991, nel 1994 si è portato a casa il titolo Midget della USAC, per poi vincere qualcosa come tre campionati contemporaneamente l’anno successivo: Midget, Sprint e Silver Crown. La Triple Crown in un solo anno, qualcosa di mai visto nè prima nè dopo, ha dato un’indicazione precisa del talento poliedrico di Stewart, che alle doti in pista ha sempre affiancato una personalità a dir poco spiccata, un fisico non esattamente da atleta e un senso dell’umorismo e della burla che gli hanno fatto ignorare i principi del politically correct, creando al contempo il personaggio di “Smoke”: caustico, sfacciato, spesso antipatico per quanto sincero, ruvido in pista e dannatamente vincente.

Prima dell’arrivo del nuovo secolo, Stewart si è messo in tasca il titolo IRL del 1997, cimentadosi anche tra le stock cars della NASCAR in Camping World Truck Series e in quella che poi è diventata la XFINITY Series. Passato in Sprint Cup Series con il Joe Gibbs Racing, Stewart è letteralmente esploso, vincendo il titolo 2002, 2005 e 2011 e collezionando alcuni risultati che lo rendono un vero monumento delle corse americane: Tony è l’unico pilota ad aver vinto la Sprint Cup con tre regolamenti diversi, come Winston Cup, Nextel Cup e Sprint Cup Series, riuscendo a imporsi inoltre come pilota/owner per la prima volta dall’impresa di Alan Kulwicki del 1992.

Gli unici crucci a livello agonistico sono la 500 miglia di Indianapolis e la 500 miglia di Daytona, che però non sminuiscono l’importanza del suo palmares, specie se si pensa a cosa Stewart ha fatto e sta ancora facendo al di fuori della Sprint Cup Series. Per Smoke, infatti, le corse non sono solo un lavoro: sono una passione imprescindibile: ha sempre continuato a correre sul dirt e, non contento, si è costruito un team che vince gare e campionati a raffica con Donny Schatz, ha fondato con Gene Haas un team, lo Stewart-Haas Racing, che si è rapidamente imposto tra i giganti della NASCAR, per poi comprarsi un circuito, l’Eldora Speedway, che ha acquisito un tale prestigio da indurre la NASCAR a riportare le proprie vetture sullo sterrato dopo 40 anni. Non contento, si è persino comprato un campionato per Sprint Car, la All Star Circuit of Champions Sprint Car Series, risollevandone le sorti, il tutto con un’efficenza e una dedizione impressionanti.

Se questo non vi bastasse e voleste sapere come passa il tempo il buon Tony durante le vacanze di Natale, sappiate che si diletta a guidare un trattore arando la pista del Chili Bowl a Tulsa, Oklahoma per prepararla al meglio per l’evento più importante dell’inverno.

during the NASCAR Sprint Cup Series FedEx 400 benefiting Autism Speaks at Dover International Speedway on June 2, 2013 in Dover, Delaware.
during the NASCAR Sprint Cup Series FedEx 400 benefiting Autism Speaks at Dover International Speedway on June 2, 2013 in Dover, Delaware.

Fiero rappresentante, per sua stessa ammissione, dei piloti sovrappeso, il suo carattere non gli ha certo fatto guadagnare frotte di amici, ma ne ha anche fatto uno dei pochi personaggi con il privilegio di poter dire quello che pensa, sempre e comunque, e di poter sostenere quello in cui crede, risultando magari scomodo per chi tiene le redini della NASCAR. Le interviste in cui sbeffeggia i giornalisti e i dirigenti del campionato non si contano, così come sono ormai mitici episodi come il lancio del casco all’indirizzo di Kenseth e i suoi scherzi… da Stewart con Kevin Harvick in veste di bersaglio preferito.

La carriera in NASCAR Sprint Cup Series di Smoke finirà quest’anno, forse irrimediabilmente segnata dall’incidente in cui, nel 2014, ha perso la vita il giovane Kevin Ward Jr, ma siamo più che certi che Tony non smetterà di correre e di dare il suo incredibile contributo allo sport che ama e che sinceramente non può fare a meno di un faro come lui, specie ora che sono sempre di più gli appassionati che a gran voce gli chiedono di far sentire il suo peso all’interno della NASCAR. E quel peso è sicuramente un peso massimo. Smoke will rise!

Questo articolo è comparso anche su Cruisin’ Life, bimestrale di auto e cultura americana edito da Editrice Custom

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Gian Luca Guiglia – @Gian_138