Penalità post-Phoenix: Jeff Gordon se la cava con un buffetto, ulteriori polemiche in arrivo

La NASCAR ha pubblicato, eccezionalmente di lunedì, le penalità per i fatti avvenuti al Phoenix International Raceway nel finale della Advocare 500. Penalità che susciteranno non poche polemiche e che mettono diversi punti interrogativi sulla gestione di questi aspetti delle competizioni da parte dell’organizzazioni di Daytona Beach.

Le sanzioni

Jeff Gordon è stato multato di 100.000 dollari, penalizzato di 25 punti nella classifica piloti e messo in probation fino al 31 dicembre per il gesto di ripicca nei confronti di Clint Bowyer. Gordon scende così all’undicesimo posto della generale, davanti al solo Earnhardt Jr., che ha però saltato due gare per ragioni di salute.

A Rich Hendrick, proprietario della vettura di Gordon, sono stati decurtati 25 punti nella classifica Owners e Alan Gustafson, crew chief della Chevy #24 è stato messo in probation fino al 31 dicembre.

Brian Pattie, il crew chief di Clint Bowyer, è stato multato di 25.000 dollari e messo in probation fino al 31 dicembre per non aver mantenuto il controllo sul suo pilota e sul team della Toyota #15.

A margine di tutto questo è stato multato anche Brad Keselowski per un totale di 25.000 dollari, ma l’assurdità di questa sanzione merita un discorso che leggerete a parte.

Ma torniamo indietro alla Advocare 500 e vediamo di capire se e come le sanzioni sono congrue rispetto a quanto successo.

I fatti

Nelle fasi finali della Advocare 500, Clint Bowyer e Jeff Gordon sono venuti a contatto mentre erano in lotta per una posizione nella top-10 e ad avere la peggio è stato Gordon, che si trovava all’esterno e ha subito la foratura della gomma posteriore sinistra. Il pilota della Chevrolet #24 ha percorso alcuni giri a velocità ridotta, ignorando la bandiera nera che lo invitava a rientrare ai box, con l’intento palese di compiere la sua vendetta su Bowyer, reo a suo parere di parecchie scorrettezze, a partire dall’incidente di Martinsville, che costò la gara al quattro volte campione.

Gordon ha dato una sportellata secca al rivale, spedendolo a muro ed estromettendolo definitivamente dalla corsa al titolo. Nell’incidente sono rimasti coinvolti anche Joey Logano e Aric Almirola e Brad Keselowski è riuscito a cavarsela per un pelo.

La gara è stata sospesa con una bandiera rossa e nell’infield è scoppiata la rissa tra i team di Gordon e Bowyer. Sono volate parole grosse, anche ai  microfoni, e, mentre Bowyer si è precipitato verso l’hauler di Gordon con una corsa che sul web gli ha fruttato un simpaticissimo “spot”, Gordon è stato immediatamente convocato presso l’hauler della NASCAR, da cui è uscito scortato da un gruppetto di agenti di polizia.

Le reazioni e i commenti

Gordon ha ammesso senza patemi di aver messo in atto quella che considerava una legittima “lezione” al rivale:

“Le cose si sono sommate durante l’anno e semplicemente ne ho avuto abbastanza. Clint mi ha colpito diverse volte, mi ha buttato fuori e questa volta mi ha colpito sul backstretch, rovinandomi la gara. Ne ho avuto abbastanza e gli ho restituito pan per focaccia. Io ho fatto quello che dovevo fare e anche la NASCAR farà quello che deve fare.”

Bowyer, dal canto suo, ha sottolineato la non volontarietà del contatto con Gordon e il peso che i fatti di Phoenix hanno avuto sul campionato: il pilota del Michael Waltrip Racing era a una ventina di punti da Keselowski e avrebbe potuto restare in corsa in vista della gara di Homestead, ma l’incidente lo ha relegato in quarta posizione nella generale, a 50 lunghezze dal vertice, matematicamente escluso dalla lotta per il titolo.

“E’ veramente un peccato. L’ultima persona al mondo con cui vorrei litigare in pista è Jeff Gordon. Ero concentrato sulla mia gara, la pista era scivolosa e non avevo nemmeno bisogno di passarlo. Stavo solo cercando di portare a casa la macchina e di tenere a portata di tiro la #5” ha detto Bowyer. “L’ho appena toccato e in curva 3 ha cercato di venirmi addosso. Non ci è riuscito e subito dopo ho sentito per radio Brett che mi avvisava che Gordon mi stava aspettando. E’ imbarazzante, per uno che ha vinto quattro campionati e che considero tra i migliori di sempre, comportarsi in un modo così ridicolo.”

Gli “errori arbitrali”

I fatti che hanno portato all’incidente tra Gordon e Bowyer sono e saranno oggetto di controversie perché la NASCAR ha dimostrato un’incoerenza di giudizio che si è rivelata decisiva in almeno due occasioni negli ultimi giri della Advocare 500.

Dopo aver esposto gialle per detriti minuscoli, per non dire “invisibili”, e aver neutralizzato la gara per ogni minimo contatto a muro, il direttore di gara ha pensato bene di non fermare la competizione quando Gordon si è ritrovato con una gomma sgonfia ed è finito contro le barriere, seminando brandelli di materiali vari sulla pista. Si è poi cercato di rimediare esponendo la bandiera nera alla Chevy #24, che l’ha però ignorata, innescando la carambola con Bowyer.

A questo si è poi aggiunta la mancata esposizione della bandiera gialla all’ultimo giro, in regime di Green-White-Checkered, quando Danica Patrick è finita contro le barriere e ha seminato olio in pista tra curva 4 e il rettilineo principale. La NASCAR ha lasciato finire la corsa in verde, come a Watkins Glen, ma uno stradale è ben diverso da un’ovale da un miglio e la scelta si è rivelata deleteria. Il gruppo è transitato sull’olio all’ultima curva e ovviamente ne è scaturito un incidente con molte auto coinvolte e rischi, nonché danni, ingenti. Per di più, Danica Patrick, non potendo sparire nel nulla, si è trovata ferma davanti al gruppo quando questo è piombato sul traguardo e nella carambola è stata colpita duramente dalla vettura di Paul Menard, che si è infilata sotto la Chevy #10.

Nessuno si è fatto male, per carità, ma perché queste disparità di giudizio? Sia l’episodio di Gordon che quello della Patrick avrebbero dovuto condurre alla neutralizzazione immediata.

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Due pesi e due misure?

Tornando alle sanzioni comminate dalla NASCAR, l’interrogativo principale è se Gordon non si meritasse almeno la squalifica per una gara. Quello che ha combinato è in qualche modo paragonabile con la bravata di Kyle Busch del 2011, quando al Texas Motor Speedway mandò deliberatamente a muro Ron Hornaday estromettendolo dalla corsa per il titolo della Truck Series e si beccò la sospensione dalla gara della Sprint Cup.

Certo, Busch spedì a muro Hornaday in regime di gialla e non era nemmeno la prima occasione in cui si faceva riprendere dalla NASCAR, ma Gordon ha compromesso anche la gara di Logano e Almirola e, per di più, è compagno di squadra di Johnson, matematicamente in lotta con Bowyer per il titolo. E se la bravata di Jeff avesse finito con il coinvolgere anche Keselowski? Alzino la mano quanti non avrebbero pensato, anche solo per un secondo, a un colpo calcolato per favorire JJ. E’ vero, nessuno mette in dubbio la serietà di Jeff Gordon, ma la NASCAR non può certo valutare le controversie in base al pilota coinvolto. O forse sì?

Ora la situazione rimane aperta ad altri colpi di scena, perché a Homestead Clint Bowyer non sarà in probation e potrà, se vorrà, ripagare Gordon con la stessa moneta, sperando che scelga di farlo, se sceglierà di farlo, senza coinvolgere altri piloti, magari nelle prove libere. Per di più, Gordon sarà in pista e molti piloti, leggasi Logano e Almirola, potranno legittimamente pensare che una sanzione da 25 punti e 100.000 dollari per uno che in classifica è già tagliato fuori e corre per Rick Hendrick non siano sufficienti.

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