Sprint Cup – Svolta epocale per i team, arriva il Charter System

NASCAR NMPA Myers Brothers Awards

La conferenza stampa di questa sera ha posto le basi ufficiali per una svolta epocale nel business model dei team che corrono in NASCAR Sprint Cup Series, introducendo il “Charter System”, ovvero una struttura per licenze, ispirata alle franchigie tipiche degli sport professionistici a stelle e strisce.

L’accordo, siglato tra NASCAR e team owners della Sprint Cup Series, avrà una validità iniziale di nove anni, in modo da superare la lunghezza dell’accordo tra NASCAR e proprietari dei circuiti e allinearsi con quello tra NASCAR e televisioni, ed è volto a conferire ai team un valore economico di base – dato dal fatto stesso di possedere una licenza – e una prospettiva di stabilità, in modo da attrarre più sponsor. I team avranno inoltre voce in capitolo per quanto riguarda le scelte più importanti per il futuro della NASCAR e incideranno anche sui regolamenti, sebbene Rob Kauffman, ex-proprietario del Michael Waltrip Racing e rappresentante dell’associazione dei team, abbia tenuto a sottolineare che sarà comunque la NASCAR a prendere le decisioni finali in merito.

NASCAR e team hanno inoltre annunciato che lavoreranno di comune accordo per promuovere lo sport, facendo subito l’esempio delle piattaforme digitali – la base di partenza sarà una piattaforma comune per i siti di tutti i team – che rivestono un ruolo chiave anche per gli appassionati, soprattutto italiani, da sempre in cerca di un modo legale per godersi le gare. In cosa tutto ciò si concretizzerà effettivamente, lo si vedrà più avanti.

Un accordo annunciato di fretta?

Premessa. Dalla conferenza stampa è apparso chiaro come l’accordo finale sia stato raggiunto in extremis, comunicato nell’ultimo giorno utile e con il pericolo di dover rinviare tutto di un anno, mettendo a rischio gli investimenti che molti team, soprattutto quelli più piccoli, hanno sostenuto per garantire la presenza full-time e aggiudicarsi una delle licenze. Il fatto che alcuni dettagli siano ancora in discussione è tanto evidente che Steve O’Donnell ha dichiarato che ulteriori dettagli – tra cui per esempio il sistema di punteggio, che potrebbe passare a 40 punti per vittoria, invece di 43, visto che ci saranno 40 macchine in pista – verranno comunicati giovedì. Stiamo a vedere.

Quello che si sa al momento

Veniamo a quello che si è capito in termini pratici.

La NASCAR  ha assegnato 36 licenze – una per vettura e al massimo quattro per team – a team presenti alla fine del 2015, che avessero preso parte a tutte le gare della stagione nelle tre stagioni precedenti.

I detentori delle 36 licenze avranno diritto ad un posto in griglia – griglia che si riduce da 43 a 40 vetture – per tutta la stagione e per le stagioni future, ma non c’è stata alcuna variazione nella spartizione degli introiti generati dalla NASCAR, quanto piuttosto una revisione dell’attribuzione della parte riservata ai team, basata ora su una non meglio specificata combinazione di “anzianità di servizio”, performance e punti accumulati. La NASCAR avrà il diritto di revocare la licenza a un team, qualora reputi che questo team stia “tirando i remi in barca”. Se un team finirà tra gli ultimi 3 dei 36 “charter” per tre anni, sarà sottoposto a esame per un’eventuale rimozione della licenza.

I team potranno immediatamente mettere sul mercato la propria licenza, con la clausula che l’assetto definitivo per il 2016 dovrà essere raggiunto prima di Daytona e che la NASCAR avrà facoltà di rigettare qualsiasi transazione. La NASCAR incasserà una certa cifra fissa per ogni transazione, i cui dettagli potranno essere resi pubblici nella loro entità economica a discrezione degli interessati, ma non incasserà una percentuale sul valore della franchigia. I team owner potranno invece sapere tutto su tutte le transazioni. Le licenze potranno essere trasferite – quindi senza transazione economica – per una stagione, solo una volta nei primi 5 anni dell’accordo.

Questa la distribuzione attuale delle licenze. Visto che la Toyota #19 del Joe Gibbs Racing e la Chevy #41 dello Stewart-Haas Racing sono arrivate in griglia solo di recente, è presumibili che Gibbs e Stewart acquisteranno immediatamente le licenze ex-Michael Waltrip Racing da Kauffman, che ne ha stimato valore tra 1 e 9 milioni di dollari l’una.

Dovrebbero quindi restare fuori due vetture “full-time”, ovvero quella di Ryan Blaney e quella di Michael Annett.

2015 Car #

2016 Car #

Organization

43

43

Richard Petty Motorsports

9

44

Richard Petty Motorsports

3

3

Richard Childress Racing

27

27

Richard Childress Racing

31

31

Richard Childress Racing

2

2

Team Penske

22

22

Team Penske

5

5

Hendrick Motorsports

24

24

Hendrick Motorsports

48

48

Hendrick Motorsports

88

88

Hendrick Motorsports

6

6

Roush Fenway Racing

16

16

Roush Fenway Racing

17

17

Roush Fenway Racing

1

1

Chip Ganassi Racing

42

42

Chip Ganassi Racing

11

11

Joe Gibbs Racing

18

18

Joe Gibbs Racing

20

20

Joe Gibbs Racing

15

TBD

Michael Waltrip Racing

55

TBD

Michael Waltrip Racing

4

4

Stewart-Haas Racing

10

10

Stewart-Haas Racing

14

14

Stewart-Haas Racing

78

78

Furniture Row Racing

35

34

Front Row Motorsports

38

38

Front Row Motorsports

47

47

JTG Daugherty Racing

7

7

Tommy Baldwin Racing

13

13

Germain Racing

32

32

Go Fas Racing

23

23

BK Racing

83

83

BK Racing

62

62

Premium Motorsports

33

95

Circle Sport Racing

51

15

HScott Motorsports

 

E gli altri quattro posti in griglia?

Quattro posti per ogni gara saranno assegnati in base ai risultati delle qualifiche, consentendo così anche a chi non ha una licenza di prendere parte alle gare. La prospettiva è quella di “creare” potenziali acquirenti per le licenze, lasciando aperta parte del campo, il rischio – remoto, che più remoto non si può – è invece di vedere un team “senza licenza” accedere alla Chase.

Prime riflessioni

Le reazioni da parte dei team sono state, come ovvio, tutte positive, e sembra che gli addetti ai lavori siano più che soddisfatti del compromesso raggiunto.

Come al solito bisogna fare i conti con le differenze intrinseche tra un campionato automobilistico e un qualsiasi sport di squadra. Per fare un esempio, al momento non è previsto alcun sistema che “riequilibri” i valori in campo come succede con i draft in NFL, MLB o NBA, per cui tendenzialmente non potremo aspettarci sorprese da team minori, che minori resteranno anche se in possesso di una licenza.

Bisognerà poi vedere quale sarà l’effettiva differenza tra il 36esimo team charter e il 37esimo, ovvero il primo degli esclusi, in termini prestazionali, economici e di ritorno, perché è lampante che la visibilità degli sponsor non potrà essere la stessa tra primi della classe e ultimi e che nel caso qualcuno degli “estranei” finisca col fare bene, si solleverà un vespaio.

D’altro canto, nel baseball e nel football che Brian France ama tanto rievocare, chi non ha una franchigia semplicemente non gioca, ma è anche vero che in quei casi, il commissioner e la lega sono in pratica dei dipendenti dei team, cosa che in NASCAR non dovrebbe – condizionale d’obbligo – succedere.

Storicamente, i France si sono sempre opposti con forza (e minacce più o meno tangibili) alla concessione di maggiori poteri a team e piloti, convinti che, accecati dal proprio tornaconto, non avrebbero fatto il bene dello sport. Ora i team hanno ottenuto quello che volevano, vediamo dove si andrà e cosa ci riserverà la giornata di giovedì.

Stay Tuned!

Gian Luca Guiglia – @Gian_138