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Risse da saloon, pistole e cappelloni a tesa larga

denny hamli festeggia la vittoria in texas, fonte nascar.com

Ok, Ok, ho sbagliato completamente la previsione sul buon Montoya, ma non desisto, ci riprovo con la prossima gara, anche se sinceramente mi sembra una pista da Hendrick o da Joe gibbs, per cui pescare un outsider sarà difficile. Il buon JPM, dopo una qualifica più che buona, è sparito immediatamente dai radar, chiudendo mestamente in 28a posizione, neanche lontanamente in corsa per il buon risultato che prefiguravo.

Per il resto si è visto di tutto a Forth Worth domenica: risse, incidenti, sorpassi, gestacci con conseguenti penalizzazioni, cappelloni da cowboy, pistole e perfino una sostituzione in corsa di una intera pit crew.  L’ovalone a forma di D dello stato della stella solitaria non ha tradito le aspettative. La classifica della Chase ne esce pesantemente modificata, con Hamlin che vince e passa in testa, con un vantaggio di 33 punti su Jimmie Johnson e 59 su Kevin Harvick quando mancano appena due gare al termine.

I tre contendenti

Denny Hamlin si è imposto partendo dalla 30esima posizione, grazie ad un’auto che ha assecondato a meraviglia i cambiamenti della pista, dovuti alle variazioni di temperatura durante il corso della gara, che è partita nel pomeriggio per terminare con l’impianto di illuminazione acceso. Non ha sbagliato nulla il pilota, impeccabile nel tenersi lontano dai guai e nel respingere con aggressività l’attacco di Kenseth all’ultimo restart, quando mancavano appena tre giri alla bandiera a scacchi. Non ha sbagliato nulla nemmeno il team, che ha scelto appositamente un pit stall a ridosso di quello del team numero 48 per mettere sotto pressione ed ostacolare in ogni modo il campione uscente. Apparsi appena in difficoltà nelle fasi iniziali, i meccanici del Joe Gibbs Racing si sono subito ripresi e hanno portato a termine una gara ottima anche dal punto di vista della strategia. Che sia l’anno buono?

Jimmie Johnson è apparso appannato, non tanto dal punto di vista del pilotaggio, anche se nelle fasi finali era chiaramente in difficoltà per il sovrasterzo di un’auto che nei primi giri sembra consentirgli qualsiasi tipo di manovra, quanto da un punto di vista strategico. Come avevamo preannunciato qui, il vero punto debole del campione californiano sono state le soste ai box: 4 pit deficitari nei primi sette hanno continuamente obbligato Johnson a spremersi per recuperare posizioni in pista, fino a che non sono subentrati i meccanici di Jeff Gordon, nel frattempo ritiratosi (di questo si parla più sotto nel dettaglio). A quel punto però la frittata era fatta e il 48 non è più apparso incisivo, restando bloccato intorno alla sesta posizione. Col senno di poi si è rivelata sbagliata anche la chiamata all’ultima gialla, quando Jimmie è rimasto in pista, bloccato in restart dietro a Biffle che non aveva più la seconda marci, mentre quasi tutti quelli dietro di lui si fermavano per 2 gomme fresche e un finale all’ultimo sangue. Johnson ha chiuso nono, decisamente sottotono e deve aggrapparsi ad una pista a lui favorevole come Phoenix per sperare di rientrare in corsa per il suo quinto titolo.

Chi ha pescato il jolly all’ultimo restart è stato Kevin Harvick, fermatosi a cambiare gomme è riuscito negli ultimissimi giri a recuperare posizioni fino alla sesta. La mossa è stata parecchio rischiosa e ha funzionato solo perché insieme a lui si sono fermati quasi tutti, consentendogli di effettuare il restart a tiro di podio e ora il pilota della RCR si trova ancora pienamente in corsa per la coppa. La sua prestazione non è stata brillantissima, più che buona fino a metà gara ma sottotono nel finale, quando le temperature si sono abbassate e sono stati in molti a trovarsi in difficoltà col sovrasterzo.

Cosa abbiamo visto in Texas

  • Gestacci: Kyle Bush si è fatto penalizzare con uno stop and go per aver infranto il limite di velocità ai box e nello scontare la suddetta penalità ha pensato bene di farsi riprendere in diretta mondiale mentre mostrava il dito medio al commissario della Nascar che stava gestendo il suo stop. Risultato: altri due giri di penalizzazione. Bush, che non si è mai distinto per la sua pazienza e per il suo self-control, stavolta l’ha fatta grossa, compromettendo del tutto una gara già malmessa. Finché non si darà una regolata difficilmente potrà puntare al bersaglio grosso. Da un punto di vista comunicativo la bravata non ha spostato una virgola.
  • Una rissa: Jeff Gordon è stato tamponato e mandato a muro dalla #31 di Jeff Burton subito dopo l’uscita di una bandiera gialla. Gordon stava rallentando e si è spostato a destra, Burton ha fatto la stessa pensata, dice lui per far capire alla #24 che non voleva continuare in modo aggressivo nonostante la gialla, ed è successo il patatrac. A quel punto Jeff Gordon, solitamente accusato di essere troppo “morbido” e politically correct, è sceso dal rottame della sua macchina, si è diretto verso quel che rimaneva della #31 ed ha aggredito Burton. E’ volato qualche spintone subito interrotto dai commissari, per la fortuna, credo, del buon Wonderboy, che difficilmente ne sarebbe uscito vincitore. Burton si è preso tutte le colpe e la prossima volta starà molto attento a dove mette il suo paraurti anteriore! Devo dire che la nuova/vecchia filosofia dell'”have at it boys” introdotta dalla Nascar sta ri-umanizzando i piloti, che non possono più permettersi di essere solo dei robottini con un volante in mano ma devono farsi rispettare: post in arrivo sull’argomento 🙂
  • Mark Martin: il cinquantenne più veloce dell’Arkansas ha ritrovato lo smalto dell’anno scorso, in netto ritardo ma ha ripreso ad essere costante e produttivo, chiudendo al terzo posto e risalendo al tredicesimo posto in classifica, ovvero il primo tra quelli fuori dalla Chase.
  • Un cambio di pit crew a gara in corso: tutti i ragazzi del muretto di Jeff Gordon hanno sostituito in corsa la crew della #48 una volta che il loro pilota si è ritrovato fuori gioco. La differenza (un paio di secondi per ogni stop, frutto soprattutto della scarsa prestazione del tyre carrier delle ruote anteriori di JJ) si è vista pesantemente, tanto che lo scambio resterà effettivo anche per le ultime due gare. La scelta del team Hendrick è comprensibile: se vogliono recuperare lo svantaggio non basta una crew che riesca a non perdere terreno, ne serve una che ne guadagni, e molto anche. Aspettiamoci qualche posto vacante da riempire durante l’inverno.

Cosa non abbiamo visto in Texas

Ero tentato di scrivere che abbiamo visto davvero tutto, ma una cosa è mancata:

  • Dale Earnhardt Junior: praticamente invisibile, termina venticinquesimo. E dire che quasi ci avevo creduto ad un suo miglioramento, viste le ultime prestazioni. BAH!

Cosa ci possiamo aspettare da Phoenix

Di sicuro ancora lotta senza quartiere per i punti bonus. Di sicuro un Johnson all’attacco, vista la pista solitamente favorevole. Bisogna vedere quanto Hamlin sarà in grado di tenere, cosa di cui non dubito, ed eventualmente replicare o se piuttosto sarà Harvick a rimettersi in gioco.

Sono curioso di vedere anche la sfida tra le pit crew invertite. C’è da scommettere che gli ex 48-boys faranno di tutto per farsi rimpiangere.

La pista è decisamente atipica e piuttosto piatta, per cui sceglierei un outsider come Ambrose e il bad boy per eccellenza Kyle Bush. La beffa sarebbe Jeff Gordon, che però una vittoria se la meriterebbe tutta quest’anno.

See you in Arizona 🙂

Di Gian Luca Guiglia

Classe: 1979
Mito: Jim Clark
Pilota preferito: Juan Pablo Montoya
Piloti nel cuore da corsa: Tony Stewart, Jim Clarck, Stirling Moss,Max Papis, Alessandro Zanardi e mille altri…
Pilota donna preferita: Simona de Silvestro
Circuito Preferito: Nordschleife
Circuiti nel cuore da corsa: Le Mans, Rouen, la vecchia Monza, la vecchia Spa
Auto preferita: Ferrari P4
Auto nel cuore da corsa: Ford GT40, Lotus 79, Tyrrell P34, Lotus 49, Porsche 917
Gare dal vivo: Fia GT, Superstars, WTCC, F.Renault, LMES Monza, NASCAR Phoenix e Las Vegas 2011
Gare da vedere un giorno dal vivo: 24h Lemans, 500miglia Daytona
Livrea Casco Preferito: Alex Zanardi, Carl Fogarty
Livrea auto preferita: Ford gt40 Gulf, Lotus 49 Gold Leaf
Gara preferita: Troppe
Gara nel cuore da corsa: Daytona 500 2008, Darlington 2003, Lemans 67
Riviste preferite: Autosport, Motorsport magazine.