Scritto per voi dalla fila – Carl Edwards si impone a Vegas

Las Vegas é l’opposto letterale di Phoenix in moltissime cose. Qui é tutto colossale, un enorme luna park, o meglio un centro commerciale all’ennesima potenza. Anche i circuiti non si somigliano per niente. Quello dell’Arizona é più a misura d’uomo, quello del Nevada soffre di manie di grandezza, tanto che i bus e i taxi passano attraverso una base militare per non rimanere imbottigliati nel traffico spaventoso, che origina dalla somma del consueto caos della città dello straordinario fiume di auto che abbandonano il Las Vegas motor speedway.

I fischi per Kyle Bush invece potete annoverarli tra le similitudini, visto che li ritrovi anche a casa sua, fin dalla presentazione. Un po’ esagerati a dirla tutta, ma ogni spettacolo che si rispetti, soprattutto se americano, ha bisogno del cattivo, del bad guy, e l’uomo di Las Vegas interpreta il ruolo alla perfezione.

E poi ci sono i nascaristi, o nascar-fans come li chiamano qui, che li riconosci ovunque perché non ne esiste uno che non abbia un cappellino, una maglietta, una giacca o anche solo un adesivo del proprio beniamino. Sono un po’ come i ciclisti di una volta: ovunque si incontrino si salutano, si scambiano sfottó e si fanno delle gran risate senza mai sconfinare nell’aggressività. Un po’ diluiti nella massa del sabato sera, erano invece i soli in piedi alle 6 del mattino della domenica, in coda davanti a Starbucks con gli occhi mezzi chiusi e il berretto, con numero rigorosamente in bella evidenza, calcato sulla fronte, già pronti alla gara.

Fuori l’autodromo si vede di tutto: auto sportive, limousine, limousine ricavate da degli hummer, limousine ricavate da furgoni pick-up e addirittura un servizio di elicotteri che per la modica cifra di 500$ ti trasporta dall’albergo al circuito e viceversa. I cappelli a tesa larga sono soppiantati, in toto o quasi, dai cappelli da baseball e in generale si nota la differenza tra il pubblico di una città medio-piccola come Phoenix e quello piú “cittadino” di un calderone come Vegas.

La gara é la solita esperienza favolosa (stendiamo un velo pietoso sul sosia di Elvis, probabilmente preso da una wedding chapel, che canta “Viva Las Vegas”), ma lasciare il circuito sta diventando un incubo. Sono in fila, in piedi da due ore, in attesa del bus navetta che mi riporterà al casinò Tropicana, da cui potrò strisciare fino al ventisettesimo piano della piramide del Luxor, dove per inciso non c’é nemmeno una connessione wireless.

Il signore davanti a me punta un dito al mio cappellino col #42 e mi dice “he almost did it”. Ci é mancato davvero poco che montoya facesse il colpaccio su ovale per la prima volta, ma Edwards e soprattutto Stewart sono stati nettamente superiori a tutti e hanno occupato meritatamente i primi due gradini del podio.

Le strategie ai box hanno giocato un ruolo importantissimo, insieme all’errore compiuto dalla squadra di Tony Stewart, dominatore della gara in Nevada, che ha trascinato con sé una pistola ad aria compressa in uscita dal pit al giro 157 ed é stato sanzionato con una penalità, che lo ha relegato in ventiquattresima posizione. La rimonta é stata perentoria, ma ha fatto perno anche sulla scelta di cambiare solo due gomme al giro 198 per tornare in testa, cosa che ha obbligato la #14 a sostituire quattro pneumatici all’ultima sosta, mentre Montoya ed Edwards ne cambiavano due e scavalcavano Stewart. Quest’ultimo riusciva nei giri fnali a scavalcare il colombiano ma si é fermato a circa 1.2 secondi dalla #99.

Cosa abbiamo visto a Las Vegas

Track position – la nuova configurazione aerodinamica delle vetture ha fatto il suo debutto sugli ovali da un miglio e mezzo e si é subito notata una certa propensione, da parte di chi seguiva, a subire il flusso “sporco” lasciato dalle prime auto. In conseguenza di ciò é stata determinante la posizione in pista. In molti, primo fra tutti Stewart, hanno sacrificato con successo due gomme nuove pur di avere aria pulita. Aspettiamoci un adeguamento da parte di tutte le squadre per la prossima gara su una pista un miglio e mezzo.

Tony stewart – il titolare/pilota dello stewart- haas racing ha fatto sfoggio di una forma strepitosa. É stato l’unico in grado di compiere sorpassi a ripetizione ed ha chiuso al secondo posto solo perché ha vinto un po’ tardi la resistenza di un Montoya in grande spolvero. Decisamente dominante, ha condotto 163 giri in testa ed é balzato al comando della classifica, a pari merito con Carl Edwards. É decisamente il suo migliore inizio di stagione da parecchio tempo a questa parte e lui é un diesel che di solito dà il meglio di sé nei mesi finali della stagione. Buone notizie per il peso massimo bi-campione della categoria.

Ambrose, Vickers, , Truex Jr. ed Earnhardt Jr. – favoriti dalla relativa difficoltà di sorpasso, hanno fornito una prova consistente reso la vita difficile ai favoriti. Da oggi comincerò a considerare normale una posizione nella top ten per Dale Jr., sperando che non inverta subito la tendenza. Non pensavo che l’avrei mai scritto.

Macchioline nere – olio? Gomma? Mah!? Me ne sono ritrovate ovunque, arrivano direttamente dalla pista, dato che avevo un posto più in basso rispetto a Phoenix. Non potendo portarle a casa come souvenir, saró costretto a rimuoverle.

Un backflip di Carl Edwards dal vivo – fantastico! Voleva anche salire in tribuna ma a Vegas il muretto é decisamente alto e non sono stati lesti a mettergli una scaletta. Peccato.

Cosa non abbiamo visto a Las Vegas

I bus navetta – All’andata tutto bene, scaricati al circuito in nemmeno mezz’ora e senza necessità di trovare parcheggio, con la promessa sbandierata di metterci molto meno che in auto a tornare in albergo. Praticamente un sogno. Se non fosse per il risveglio. La compagnia di trasporti ha venduto decisamente troppi biglietti, o se volete ha messo in campo pochi bus. Fatto sta che ci é volute 2 ore in fila in piedi, prima di poter salire su un autobus. Non abbiamo visto la situazione della freeway ma il servizio navetta non é stato per nulla soddisfacente. 45 dollari a testa spesi male… Sconsigliato, salvo un massiccio incremento dei mezzi.

Kyle Bush – nulla da dire da un punto di vista delle prestazioni: ottime. Ma si sa, la potenza é null senza controllo e il pilota del Nevada si é stampato a muro in seguito allo scoppio di una gomma, dovuto, pare, ad un USO un po’ eccessivo del freno che ha surriscaldato l’anteriore destra Della Toyota #18. Da capoclassifica a quattordicesimo é un bel passo indietro.

Jeff Gordon – dalle stelle alle stalle, il vincitore di Phoenix, stazionario poco fuori la top ten per buon parte della gara è finito anche lui a muro a causa di — situazione di classifica.

Jimmie Johnson – opaco per tutta la gara, il campione uscente era orrendo da vedere, mentre entrava in curva uno con un sottostrerzo molto pesante. Una volta ridotti i guai di assetto, ha perso posizioni ai box e si é ritrovato di nuovo nel traffico. Ha cambiato quattro gomme all’ultima sosta ed ha chiuso sedicesimo. Nonostante la giornata no, rientra tra i primi 12 in classifica generale.

Ora una settimana di pausa e poi Bristol!

Saluti dalla fila, forse sta arrivando il bus.