Sprint Cup – A Daytona arriva il riscatto di David Ragan

Ragan taglia il traguardo, spinto da Matt Kenseth, Credit: Mike Ehrmann/Getty Images for NASCAR

Lo spettro della Daytona 500 è svanito nella notte tra sabato e domenica per David Ragan, vincitore in Florida della Coke Zero 400. A febbraio aveva avuto la grandissima occasione di imporsi nella Great American Race, ma l’aveva buttata al vento cambiando in occasione dell’ultimo restart, quando, mentre era al comando, ha cambiato fila prima di transitare sul traguardo ed è incorso in una penalità praticamente automatica. Quella di Ragan è l’ennesima “prima” di una stagione decisamente movimentata, che ha visto debuttare in victory lane anche Trevor Bayne e Regan Smith.

Per il venticinquenne della Georgia si tratta, come detto, della prima vittoria in Sprint Cup dal suo debutto, avvenuto a Dover nel 2006, nonché della prima top-10 in stagione, ottenuta in una gara da 6 bandiere gialle (21 giri totali) e 57 cambi di leader tra 25 piloti diversi.

Tutto si è giocato ai tempi supplementari, con due situazioni di green-white-checkered che hanno portato il totale dei giri a 170, contro i 160 previsti, mentre le prime 150 tornate hanno visto i piloti lavorare in coppia, come è ormai consuetudine sui superspeedway, cercando di stare alla larga da possibili incidenti e sincronizzando le proprie soste ai box con quelle del proprio partner. Da segnalare l’incidente al giro 6 che ha posto fine alle ambizioni di doppietta di Trevor Bayne, nonché il botto del giro 24, costato carissimo a Carl Edwards, che ha concluso al trentasettesimo posto.

Al giro 158 il direttore di gara ha sventolato la quarta bandiera gialla della serata, che ha posto i presupposti per il primo tentativo di gren-white-checkered e ha decisamente rimescolato le carte in tavola, obbligando diversi piloti a cercare un nuovo partner per il draft. Nell’incidente sono rimasti coinvolti, tra gli altri, Jeff Gordon, autore di un gran salvataggio, Kasey Kahne, Kyle Busch, Joey Logano e Juan Pablo Montoya.

Nel primo giro dopo il restart, mentre i primi si involavano con relativa facilità, a centro gruppo è avvenuto un altro incidente, dovuto ad un contatto tra Mark Martin e Joey Logano, che ha nuovamente neutralizzato la gara. A farne le spese questa volta sono stati la bellezza di 15 piloti.

L’ultima bandiera verde ha visto nuovamente la prima decina di auto allungare e questa volta riuscire a transitare prima sotto la bandiera bianca e poi sotto quella a scacchi, mentre alle loro spalle due incidenti, entrambi nel corso dell’ultima tornata, mettevano K.O. la gran parte degli altri concorrenti, alcuni dei quali hanno tagliato il traguardo sul prato, in testacoda o accartocciati contro altre vetture.

In questo finale concitatissimo la coppia formata da Ragan e Matt Kenseth è riuscita a prendere quel tanto di margine che ha consentito all’esperto pilota della Ford #17 di piazzarsi al secondo posto, precedendo Joey Logano, Kasey Kahne, Kyle Busch, Jeff Gordon, Kevin Harvick e Paul Menard, ultimo a tagliare il traguardo quasi intero. Juan Pablo Montoya è emerso al nono posto dal marasma dell’ultimo giro, concludendo nono, davanti ad AJ Allmendinger.

“E’ una bella sensazione tornare qui” ha detto Ragan. “Daytona ce ne ha restituita una. Sarebbe stata dura perdere ancora. Ci ho pensato, durante l’ultima gialla. Mi sono detto, ‘cavolo, se non vinciamo, non parlerò con nessuno dopo’. Siamo stati in grado di vincere, e questo ha un po’ lenito la delusione di Febbraio. E’ ancora bello pensare alla vittoria della 500 miglia, ma questo è molto bello. Questa (la Coke Zero 400 ndr.) è una grande gara. Diminuisce il dolore al punto che possiamo pensare molto più a questa vittoria che alla Daytona 500”

ecco come è arrivato al traguardo Mark Martin, Credit: Photo by John Harrelson/Getty Images for NASCAR

In classifica generale la lotteria della Florida si fa sentire e Carl Edwards deve passare la mano dopo 10 settimane consecutive, lasciando il primo posto a Kevin Harvick, che precede proprio Edwards di 5 punti. A dieci lunghezze troviamo Kyle Busch, che sale di due posizioni e precede Kurt Busch di altri 6 punti. Kenseth e Johnson sono rispettivamente quinto e sesto, appaiati a 22 punti dalla vetta ma con 2 vittorie per il pilota Ford. Dale Earnhardt Jr. è stabile al settimo posto, mentre Jeff Gordon scavalca Clint Bowyer all’ottavo posto. Chiude la top-10 Ryan Newman, che ha 3 punti di margine su Denny Hamlin e 4 su Tony Stewart.

Nelle retrovie, guadagnano posizioni Juan Pablo Montoya, salito in quattordicesima piazza ma ancora a secco di vittorie e David Ragan, che dal diciassettesimo posto potrebbe puntare alla Wild Card. Rientra in top-20 anche il vincitore di Sonoma, Joey logano, che occupa appunto la ventesima posizione in graduatoria.

Chi non trova un partner è perduto, Credit: John Harrelson/Getty Images for NASCAR

Cosa abbiamo visto a Daytona

Tandem Drafting – ormai sui superspeedway si procede a coppie e, passata la novità, sono in tanti a non gradire questo modo di correre, che priva in una certa misura il pilota della possibilità di decidere del proprio destino. Chi spinge non vede assolutamente niente e non può fare che affidarsi al partner del momento e le gare offrono meno tensione di prima, perché a meno di errori, che ci possono stare quando si viaggia incollati a chi precede a 180 miglia orarie, tutto si decide negli ultimissimi giri, quando il nervosismo sale e arriva un incidente che scompagina le coppie formatesi precedentemente. Non è un gran vedere, ma si continuerà in questo modo a meno che la NASCAR non decida di cambiare la forma dei paraurti, che al momento presentano volutamente superfici verticali sia all’anteriore che al posteriore e consentono di viaggiare uno contro l’altro. Questa configurazione era stata introdotta per evitare che una tamponata possa sollevare il posteriore della stock-car e mandarla in testacoda, ma ha sortito l’effetto collaterale che vediamo a Daytona e Talladega. In alternativa gli organizzatori potrebbero tornare a vietare il bump-drafting in curva, ma si tratta di un’ipotesi poco gradita ai fans, che invece vorrebbero, e questa invece è un’utopia, vedere rimossi i restrictor plates, in modo che i piloti possano sfruttare tutti i cavalli dei loro V8, rendendo di fatto difficilissimi i tandem ma aumentando a dismisura i rischi per tutti.

Joey Logano – per un verso o per l’altro, proprio quando il suo posto in squadra sembra vacillare, Joey Logano ritrova il bandolo della matassa e quel po’ di fortuna che era mancata finora. Dopo la pole di Sonoma, arriva una bella vittoria in Nationwide e un solido terzo posto in Cup. Se per molti Daytona ha rappresentato una perdita di unti, per Joey è stata davvero positiva.

“C’è decisamente una bella inerzia nel mio team. Io personalmente ne avevo molto bisogno per la mia autostima, ma aiuta molto anche per il team.” ha detto Logano.

Jeff Gordon – salvataggio spettacolare per il quattro volte campione, che al giro 148, toccato da Kahne, si è trovato di traverso in mezzo alla pista ad altissima velocità, ma è riuscito a controllare al meglio la sua Chevy, per poi districarsi nel caos dell’ultimo giro e portare a casa un risultato comunque utile. “Qualcuno ha tamponato la #4 e l’ha spinta all’esterno verso di me e non ho potuto fare nulla,” ha detto il trentanovenne californiano. “Poi la macchina è partita in testacoda e fortunatamente l’ho raddrizzata in qualche modo e siamo tornati ai box e l’abbiamo sistemata e abbiamo messo quattro gomme nuove sulla nostra Chevrolet Pepsi Max. Ho evitato miracolosamente altri due incidenti negli ultimi due restart e ho spinto Kyle Busch e lui ha sfruttato dei grandi buchi. Non lo so. E’ stato fantastico e come siamo riusciti a finire sesti è incredibile.

Bayne a muro nelle fasi iniziali della gara, Credit: Chris Graythen/Getty Images

Cosa non abbiamo visto a Daytona

Trevor Bayne – Daytona è una bestiaccia strana e il vincitore della 500 miglia ha detto addio al sogno di fare il bis dopo nemmeno 10 giri, quando è stato “abbandonato” da Bowyer, che si è spostato per cercare l’appoggio del compagno di team Burton. A quel punto Bayne è stato risucchiato dal gruppo e, nel tentativo di agganciarsi a Keselowki, mandato in testacoda e a muro.

“Odio distruggere una buona macchina, e il team ha replicato quella che avevamo a Daytona a Febbraio, cosa che è difficile da realizzare. Sono grato del fatto che il team Wood Brothers mi abbia sostenuto in tutto quello che ho passato quest’anno.”

Carl Edwards – giornata da dimenticare per l’ex-leader della classifica generale. I danni riportati nell’incidente causato da una tamponata troppo violenta di Greg Biffle hanno causato un’infiltrazione di monossido di carbonio nell’abitacolo della Ford #99 del Roush Fenway Racing. Carl ha iniziato a sentirsi male e si è dovuto fermare a lungo per le riparazioni necessarie, mandando a monte il risultato finale della gara. La prima posizione in classifica è andata, ma Edwards resta vicino alla vetta e proverà già in Kentucky a riprendersi il primo posto.

Jimmie Johnson & Dale Earnahrdt Jr. – I due alfieri del team Hendrick, vincitori a Talladega, sono rimasti nelle retrovie per tutta la gara, senza riuscire a condurre nemmeno un giro, per poi accorgersi di essere troppo lontani dai primi nei giri finali, probabilmente a causa di una strategia sbagliata. Al danno si è aggiunta la beffa quando, in occasione della gialla al giro 158, Johnson è rientrato ai box per rifornire e cambiare quattro gomme, lasciando senza partner Dal Jr. Entrambi sono poi rimasti coinvolti negli incidenti dell’ultimo giro, terminando al diciannovesimo (Earnhardt) e al ventesimo posto (Johnson). Entrambi si sono dimostrati molto nervosi ed infastiditi dal modo in cui è andata la gara, anche perchè si è percepito il disaccordo verificatosi ai box tra i crew-chiefs dei due team. Il cinque volte campione Johnson ha reagito su Twitter agli attacchi di molti tifosi di Earnhardt, dicendo che lui ha fatt o soltanto quello che gli è stato detto dai box. Dale Earnhardt Jr. invece si è sfogato con i giornalisti che hanno cercato per l’ennesima volta di fargli criticare il tandem-drafting.

“Io guido la mia macchina, facendo quello che mi viene detto di fare e loro hanno deciso di fare qualcosa di diverso. Non posso occuparmi di tutto dal sedile della dannata macchina. Faccio solo quello che mi viene detto. Non so come abbia influito su di noi, e se abbia influito. Probabilmente no.” ha detto il pilota della #88. “Voi dovete farvi la vostra opinione e scrivere quello che tutti pensate. Penso che probabilmente è molto vicino a quello che penso io. Smettetela di far dire a me quello che pensate, creandomi dei problemi. Tutti avete un’opinione a riguardo.”