Sprint Cup – Cosa abbiamo visto e cosa non abbiamo visto in Kentucky

Busch guida il gruppo alla partenza in Kentucky, Credit: Andy Lyons/Getty Images for NASCAR

Cosa abbiamo visto in Kentucky

Kyle Busch – 99 vittorie a 26 anni sono davvero tante. Il fatto che la gran parte di esse sia stata conseguita nelle “serie minori” del calendario NASCAR sicuramente le sminuisce un po’, specie se confrontate con le 200, tutte nella top-class, di Richard Petty o le 105, una sola in quella che oggi è la Nationwide Series, di David Paerson, però il talento di Las Vegas dimostra che girare in tondo gli piace davvero tanto e che è destinato a grandi cose. Come da lui stesso ammesso in conferenza stampa, gli mancano le vittorie nelle gare simbolo della Sprint Cup e, soprattutt , il titolo assoluto. A entrambe le cose si può rimediare, magari a cominciare da quest’anno. Intanto “Rowdy” ha incassato una doppietta sul Kentucky Speedway e ha messo in cascina altri 10 punti bonus per la Chase For the Cup. Gli altri inseguono.

David Reutimann – Ci voleva, per il Michael Waltrip Racing, una buona prestazione ed è arrivato il primo piazzamento nella top-5 della stagione. Dopo la delusione patita dal patron Michael Waltrip, che a causa della pioggia ha visto annullato il suo sforzo in qualifica e non ha quindi potuto prendere parte alla gara, dopo una prima metà di stagione disastrosa sia per lo stesso Reutimann che per Martin Truex Jr., arrivato a scagliare epiteti poco edificanti nei confronti della propria squadra, David ha sfoggiato una prestazione più che convincente. Era chiaramente il più veloce negli ultimissimi giri della Quaker State 400 e avrebbe potuto giocarsi la vittoria con la Toyota #18 del Joe Gibbs Racing, se fosse riuscito a sbarazzarsi prima di Jimmie Johnson. “Sembra che fossimo indietro su alcune cose. Sapevamo di essere indietro,”ha detto Reutimann. “Ma non si fanno certi cambiamenti dalla sera alla mattina. Con l’aiuto della Toyota, del loro staff di engineering, Toyota Racing Development, tutti i ragazzi del Michael Waltrip Racing, i ragazzi della galleria del vento, dandosi da fare, ci hanno finalmente dato una macchina, almeno questo weekend, vicina a quello che ci serviva. Non che avessimo delle pessime auto prima. I piloti contro cui corri, le loro macchine si evolvono costantemente, cambiano. Tentiamo di raggiungerli a volte. Tutti al Michael Waltrip Racing stanno facendo un gran lavoro.

Una cookie-cutter con personalità – Il tracciato del Kentucky speedway è, per essere buoni, molto molto simile a quello del Kansas Speedway o del Chicagoland Speedway, però ha una superficie e degli avvallamenti che lo rendono impegnativo e gradito ai piloti, che si sono subito detti contrari al possibile rinnovo del manto d’asfalto che viene indicato come possibile da molte fonti. La “moda” rinnovare l’asfalto, intrapresa da diversi circuiti negli ultimi anni, magari aggiungendo un banking variabile, viene indicata da molti come la causa di alcune gare noiose e quindi della progressiva disaffezione del pubblico, che trova sempre più servizi al circuito, ma che vede venire a mancare il nocciolo del prodotto, ovvero i duelli ravvicinati e le corse emozionanti, come accade da un paio di anni a Bristol.

Track position, consumo di benzina e usura delle gomme – in Kentucky tutti hanno focalizzato la strategia della seconda metà di gara sull’ottimizzazione del consumo di carburante. Le gomme, specie una volta che l’asfalto era stato gommato a sufficienza, non hanno rappresentato un problema per nessuno, al punto da poter addirittura rinunciare ad un pit, come Kyle Busch nel finale, pur mantenersi nelle prime posizioni e di poter sfruttare i vantaggi aerodinamici delle primissime posizioni. Addirittura piloti come David Reutimann lamentavano un deciso sottosterzo con quattro gomme nuove, mentre si trovavano decisamente meglio con coperture interne usurate.

Pubblico, tanto, e un mega ingorgo – Il debutto della Sprint cup sul Kentucky Speedway ha indubbiamente attirato una quantità notevole di persone. Talmente notevole che ha colto del tutto impreparati organizzatori e istituzioni locali. Ne é scaturito un ingorgo colossale, con detentori di biglietti che sono riusciti ad arrivare allo speedway, dopo ore e ore di coda, solo per vedersi rimandare indietro perché le autorità erano già all’opera per approntare la viabilità per il dopo-gara. Un vero e proprio disastro, che ha indotto la Speedway Motorsports Inc., società organizzatrice dell’evento, a chiedere ufficialmente scusa ai fans e ad offrire un rimborso a chi é rimasto danneggiato dalle lunghe code di sabato notte. Chi non ha potuto assistere alla gara potrà riceve un biglietto per una delle prossime gare organizzate dalla SMI, tra cui figurano Bristol, Atlanta, Charlotte e Texas, oppure per la prossima edizione della Quaker State 400. Il Kentucky Speedway regalerà anche un biglietto per un evento a scelta tra le prossime gare che si svolgeranno sul tracciato: la Camping World Truck Series o la IZOD Indycar Series.

Cosa non abbiamo visto in Kentucky

Brad Keselowski – il settimo posto per il pilota delle Dodge Charger #2 del Penske Racing é stato decisamente una delusione. Keselowski aveva per le mani una vettura che. Poteva lottare per la vittoria ed ha per corso ben 79 giri in testa, salvo perdere diverse posizioni nelle concitate fasi finali della Quaker State 400. “Alla fine i restart sono solo delle stupidaggini,” ha detto il ventisettenne del Michigan. “Se ti tocca la fila interna, perdi posizioni. Ho continuato a finire nella posizione sbagliata e quindi a ritrovarmi nella fila interna. Tutti i restart ci hanno giocato contro. Una grande prova del team, e questo mi rendo orgoglioso. Abbiamo fatto d dei giri in testa e siamo stati competitivi tutta la sera.”

Denny Hamlin, Tony Stewart e Juan Pablo Montoya – tre piloti decisamente competitivi nelle fasi centrali della gara, tre piloti che hanno portato a casa meno di quello che si aspettavano. Hanno chiuso rispettivamente undicesimo, dodicesimo e quindicesimo, delusi per quello che poteva essere. Tutti e tre alla fine guadagnano una posizione in graduatoria, ma se per Hamlin i playoffs sembrano decisamente alla portata, Stewart e Montoya devono decisamente puntare alla vittoria nelle prossime gare. Il colombiano, in particolare, non può accontentarsi di mirare al bersaglio grosso al Glen.

Dale Earnhardt Jr. – questa volta ci si é messa la sfortuna e Dale Earnhardt Jr. ha rimediato il quarto risultato deludente consecutivo. L’uomo di Kannapolis scende all’ottavo posto in classifica ma soprattutto comincia a vedere minacciata la sua partecipazione alla Chase. Lui e Steve Letarte devono ritrovare il bandolo della matassa e cercare di vincere almeno una delle prossime gare, altrimenti il nervosismo che già si percepisce non potrà che aumentare.