Sprint Cup – Dove è finito il pubblico di Bristol? Bruton Smith pensa a dei cambiamenti in tempo per la gara di agosto

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Il pubblico presente sulle tribune del circuito che, fino a poco tempo fa, era una delle mete più ambite di tutto il calendario della Sprint Cup, era ben lontano dalle 102.000 presenze citate dalla NASCAR. Dove sono finiti i 160.000 e più spettatori a gara, registrati costantemente fino al 2006?

Jeff Gluck ci ha scherzato sopra su Twitter, con un messaggio ironico – “La NASCAR stima l’affluenza per la gara odierna a Bristol in 102.000 spettatori. Un numero record di persone indossava il mantello dell’invisibilità” – sottolineando la crisi di un evento per cui solo qualche anno fa si faticava a trovare un biglietto.

Sicuramente ll pioggia caduta su Bristol nelle ore precedenti la gara non ha aiutato a vendere in extremis i posti disponibili in tribuna, ma le vere motivazioni di calo così pronunciato sono di due tipi: quelle economiche e quelle legate allo spettacolo in pista.

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Da un punto di vista economico, i biglietti per le gare di Bristol sono decisamente costosi, ma ancor più costoso è soggiornare nelle zone limitrofe. Spendere 200 o 300$ dollari a notte per stare in un hotel che normalmente affitta le proprie stanze a 50$ e doversi poi sorbire più di un’ora di macchina per arrivare al tracciato non ha sicuramente aiutato a riempire le tribune, così come il prezzo della benzina, arrivato a 4$ al gallone, contro i poco più di 2$ di due o tre anni fa. Vedere una gara a Bristol, per un fan che risiede in uno stato dell’est degli Stati Uniti, costa come una trasferta (aereo incluso) per Las Vegas.

E qui entrano in ballo le problematiche relative allo spettacolo in pista. Fino al 2006 nessun appassionato avrebbe preferito assistere alla gara di Las Vegas. Dopo la stesura di una nuova superficie e l’adozione dell’ormai onnipresente progressive banking, sono venuti decisamente meno l’agonismo e i continui contatti tra le vetture, che in precedenza erano dettati dall’esistenza di un’unica traiettoria ideale e obbligavano i piloti più veloci a “spostare” letteralmente di mezzo chi li precedeva.

Le gialle sono calate drasticamente, da una quindicina a gara alle cinque di domenica scorsa, ed è sostanzialmente venuto meno quello che il pubblico si aspettava e aveva imparato ad amare, cioè un modo di correre ruvido, da “uomini veri”. Non che la Food City 500 sia stata brutta, intendiamoci. Ci sono stati duelli appassionanti side-by-side e anche molti three-wide un tempo impensabili, ma non quell’overdose di emozioni “vecchio stile” a cui eravamo abituati.

“Non capisco tutto questo odio nei confronti della nuova Bristol” ha dichiarato Brad Keselowski. “Sono di parte, lo so, ma per me questa è stata una delle migliori gare che abbia visto a Bristol. Abbiamo corso affiancati anche per 20 giri consecutivi. Ci sono stati degli scontri, degli incidente e molta azione, tanti two e three-wide”

Il punto è proprio qui: una gara come la Food City 500 sarebbe stata ottima su qualsiasi altra pista, ma non a Bristol, con la storia di Bristol, con i costi per andare a Bristol e l’immagine che gli stessi organizzatori continuano ostinatamente a proporre: cartelloni e spot ricchi di toccate ed incidenti e il claim “Le gare come dovrebbero essere”.

Il proprietario dell’impianto, Bruton Smith, conscio del bisogno di una svolta, ha preso in considerazione l’idea di rimettere mano al circuito e ha dichiarato: “Analizzeremo in profondità i dati questa settimana. Sui nostri computer abbiamo tutti i dati che ci mostrano come era la pista e come è ora e abbiamo cominciato a lavorarci ieri notte. Avrò una risposta la prossima settimana e decideremo se cambiare il tracciato”

L’urgenza è evidente e Smith è intenzionato a mettere in atto eventuali modifiche molto velocemente.

“Se farò qualcosa, garantisco che lo farò prima della gara di agosto” 

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Gian Luca Guiglia