EuroNASCAR, alla scoperta dell’EuroKart: la Monforte racing family

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Nel variopinto paddock della NASCAR Whelen Euro Series, tra la selva di team dal grande passato o dal radioso futuro, ce n’è uno che fin da subito ha attirato le simpatie di tutti: tifosi, avversari e addetti ai lavori. Li riconosci facile, vettura verde-rosa e 88 stampato a caratteri cubitali sulle fiancate. Si, proprio lei, “Pink Rocket”! La EuroKart Racing Team, o – per gli amici – la Monforte racing family, è una squadra spinta da tanta passione tutta a trazione familiare, con a capo papà Maurizio, team manager e spotter per i suoi due discepoli Erika e Simone, impegnati a farsi valere nelle infuocate gare della NASCAR europea. Formazione ‘piccola’ e ‘familiare’ non fa rima però con “esserci per far numero”: a dispetto di un budget non propriamente faraonico, l’EuroKart Racing Team si è distinta fin dalla stagione di esordio, grazie alla rookie Erika capace di portarsi subito a casa il titolo 2014 della Lady Cup.

Con circa 25 auto al via di ogni gara, il paddock della NASCAR europea è ben affollato, ma trovare il box della 88 non è poi così difficile. Come succede per tutti i bravi team italiani, un inconfondibile profumo di cucina casereccia ti prende per mano (e la gola…) e ti porta dritto dritto fino al box. Non puoi sbagliare. Il barbecue è sempre acceso, spesso lo accompagna il fornelletto pronto a sfornare pasta o caffè. Già così, come si fa a non volergli bene? Box aperto a tutti, sorriso sincero e tutti pronti a chiacchierare e confrontarsi con chiunque.

L’EuroKart si è fatta notare fin da subito per la sua particolare line-up. Due fratelli correre insieme si sono già visti, le donne pilota ormai sono la normalità: ma vedere correre insieme, sulla stessa macchina ma in categorie differenti, un fratello e una sorella francamente era una cosa che ci mancava. Così, a spanne, potrebbe essere anche un record. Chi ha partorito questa geniale idea? “A dir a verità abbiamo sempre gareggiato ‘contro’. Nel Trofeo Abarth 500 ci siamo sfidati per un paio d’anni a bordo di due 500 diverse e lo stesso avevamo fatto prima nei kart.” dice Erika, che poi puntualizza “Simone ha cominciato da bambino, mentre io ho iniziato più tardi, verso i 17 anni.”

La scelta dell’Euro NASCAR è stata quasi naturale: “Ci è piaciuta subito proprio perchè permetteva ad entrambi di competere in categorie parallele ma separate. Siamo entrambi molto appassionati e, nonostante i nostri caratteri così diversi, siamo felici di poter competere per il nostro team composto da…tecnici di famiglia.” Famiglia è un termine ricorrente all’EuroKart, cos’è la famiglia per i Monforte? “Il nostro team è la nostra famiglia. La nostra forza è l’unione. Matilde e Sofia (le due figlie di Erika, ndr) hanno cominciato a frequentare i paddock già dai primi mesi di vita, quando seguivano il papà in altre competizioni motoristiche e ancora ora mi stupisco spesso di quanto si sentano a loro agio in questo ambiente.”

Parlando di famiglia, si parla sempre di “fratelli coltelli”, vale a casa come in pista? Chi decide gli assetti? Sorridono tutti, nessuno risponde poi arriva un…“appunto, fratelli coltelli, ma di solito si arriva ad un accordo”, ridacchia Simone.

L’ambiente “familiare” si percepisce anche all’esterno, tant’è che Erika e Simone da Pordenone sono riusciti ad avere un fan club…olandese! Tanto appassionato che… i Monforte’s supporters sono arrivati in forze a Venray – cittadina che ospita l’ovale teatro della seconda tappa della stagione – armati di maglie e bandiere, alla caccia di una foto, di un autografo, di una chiecchiera. E’ finita con una serata barbecue tutti insieme, tanta allegria e un pezzo della 88 autografato da tutto il team e regalato al club. Ragazzi, vogliamo il vostro segreto: “Siamo una famiglia di appassionati e ci piace coinvolgere chi magari vorrebbe ma non può partecipare attivamente alle competizioni. Penso che il nostro modo di intendere alle cose un pò vecchia maniera, unito a quanto fa la NASCAR per i tifosi, abbia fatto si che tutto ciò potesse accadere. C’è sempre un modo di collaborare con un team, in un week end di gara ci sono tante cose da fare!” Abbiamo interpellato anche alcuni dei supporter dei Monforte, con una domanda semplice quanto banale: “Perchè un club olandese per la 88 italiana?”, la risposta è stata spettacolare: “Ma li hai visti? Li abbiamo conosciuti l’anno scorso in Germania, durante la gara al Nurburgring, non ci conoscevano e ci hanno accolto come vecchi amici. Hanno il motorsport nel sangue quelli lì. La loro, prima di tutto, è passione.” Chapeau!

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Da dove è nata l’idea di correre in NASCAR? “Siamo sempre stati appassionati della Sprint Cup e del modo americano di intendere le corse.” ci raccontano i Monforte “Quando abbiamo compreso il potenziale che poteva ottenere in Europa non ci abbiamo pensato due volte, via! E poi permetteva ad entrambi di partecipare e gestire in autonomia il week end di gara. Sembrava fatto su misura per noi!” Cosa vi ha attirato di più della serie europea? “Ci siamo affezionati alla filosofia e all’organizazione del campionato, rispecchiano esattamente lo spirito con il quale abbiamo sempre affrontato le gare.” Spiegateci meglio: “Te lo dico in due parole: clima accogliente, informale e spontaneo.” Simone ma son tre! “Vabbè una te la regalo!”. Ecco, è questo lo spirito di questi ragazzi, pronti a sorridere sempre. Anche quando Luca, Gianni, Andrea e Stefano – l’inossidabile crew del team – si preparano anima e coraggio a rimettere in sesto la 88 al ritorno dalla battaglia, a costo di saltare la notte: “Son le corse, è parte del nostro lavoro. Ma ridare vitalità a PinkRocket e vedere quel sorriso che sembra dire ‘grazie’ sui volti di Simone ed Erika una volta entrati in abitacolo, ripaga di ogni singolo minuto di sonno perso”, ci confidano

10487418_766845540042795_2631997831128801329_nMa chi sono Simone ed Erika, i due piloti del team? Ok, sono i figli di Maurizio, Simo corre nella Divisione ELITE 1 ed Erika nella ELITE 2, ma andiamo a scoprirli un pò meglio. Cominciamo dalla 25enne campionessa Lady in carica: mamma, pugile e pilota. “Onestamente non mi aspettavo di vincere subito, un po’ è stata una sorpresa anche per me.” racconta Erika “La mia esperienza, rispetto a molti dei miei colleghi è imparagonabile, ma in un campionato come quello NASCAR e con questo sistema di punteggi, la costanza è decisiva e alla fine mi ha premiato. Ho iniziato in sordina, ma gara dopo gara ho trovato il giusto feeling con la vettura, crescendo insieme alla mia squadra.” Il percorso di Erika è decisamente particolare, un pò di kart, poi il Trofeo 500 Abarth e anche qualche rally, poi il salto su bolidi da 400 cavalli senza elettronica e senza servoassistenze della NASCAR europea: “Vero, però mi sono trovata subito a mio agio a bordo della vettura.” Un metro e 70, fisico atletico, viso dolce ma carattere deciso: “Il segreto per domare la nostra #88? Una buona preparazione atletica, l’esperienza fatta in kart utile anche se limitata e gli insegnamenti ricevuti nelle mie esperienze da atleta professionista negli sport da ring!”. Aspetta un attimo, sport da ring? “Certo! Ma ora indosso i guantoni solo per pura passione. Prima facevo agonismo. Mi sono sempre definita un ‘pugile ragionato’ nella vita. Ho uno spirito molto aggressivo e competitivo sotto la facciata dolce e amorevole di mamma, che mi ha resa davvero completa nella vita.” E occhio che la ragazza con scherza, sul suo sito si legge: “Oltre alle attività motoristiche Erika si diletta anche in attività agonistiche nel campo della Kick boxing e boxe thailandese, detenendo nel Maggio 2007 il primo titolo Italiano dilettantistico nella categoria 47 Kg, iniziando a combattere per la Kombat Gym (Fiume Veneto, PN) anche nell’ambito professionistico, collezionando numerose vittorie.” e poi, “Nel 2008 debutta sulla scena internazionale della kick boxing conquistando numerosi titoli da professionista.” Capito la tenera Erika? “La mia vera forza oggi? Certamente le mie due bimbe Matilde e Sofia!”, che hanno conquistato tutto il paddock, aggiungiamo noi. Campionessa Lady 2014, qual è l’obiettivo per questa stagione? “Beh, difendere il titolo sicuramente, ma per tanti motivi, tra cui tanta sfortuna, la stagione non è iniziata nel migliore dei modi. “ osserva Erika “Purtroppo per ragioni di budget abbiamo la possibilità di lavorare sul setup della vettura solo nei week end di gara. Siamo certi di avere un potenziale discreto, siamo in fondo ancora all’inizio, abbiamo bisogno di conoscere ancora qualche segreto per poter sfruttare al massimo il potenziale della nostra #88.”

11391216_1627933704114383_6598601936641592080_nSe Erika è protagonista della ELITE 2, nella divisione maggiore, quella ELITE 1 dedicata ai piloti professionisti, è Simone a farsi largo cavalcando il “PinkRocket”. La sua storia, il suo battesimo nel motorsport, merita di essere raccontato: “Ho sempre sognato fin da bambino di poter fare anche un solo giro in un ‘autodromo vero’, con una ‘vera auto da corsa’. Pur di iniziare ho fatto autocross con gli Ape, indimenticabili quelle domeniche a smanettare e correre nel fango! Ma guardavo sempre le gare attaccato alle reti degli autodromi e sognavo…” Poi ce l’ha fatta… “Quando nel 2009 mi sono allacciato per la prima volta le cinture a Monza, il mio cuore non smetteva più di battere, non volevo crederci! Quelle emozioni non le dimenticherò mai! Le esperienze vissute in Abarth mi hanno insegnato molto! La Porsche, la Lexus e la Mercedes sono venute subito dopo. Più aumentavano i cavalli e più mi sentivo a mio agio in pista.” E se volessimo provare a fare un confronto tra una NASCAR ed altre categorie? “Per la mia breve esperienza, credo che si parli di due mondi completamente differenti. Traiettorie, punti di staccata ed erogazione dei cavalli sono completamente diverse! Ah si, ora che ci penso, qualcosa che li accomuna c’è: hanno tutte quattro ruote, un volante e un motore. Le similitudini finiscono qui…” A proposito di diversità, in Euro NASCAR si corre sugli ovali, ora si va a Tours, tu li lo scorso anno facesti segnare il secondo miglior tempo in qualifica. Com’è un ovale dal punto di vista di un pilota europeo? “E’ strano, ci sono molto cose a cui abituarsi e fare attenzione. Di certo non da molto spazio alla fantasia come in un tracciato ‘normale’, ma è sicuramente una bellissima esperienza! Ovviamente bisogna fare parecchi km per carpirne bene segreti e strategie di guida!” Il fatto di girare solo a sinistra, in fin dei conti, non è un riposo: “No, anzi. Essendo la guida più ‘monotona’ stressa molto mentalmente e quindi anche fisicamente!” Hai vissuto un 2014 in crescendo, migliorando gara dopo gara, qual è l’obiettivo per questa stagione? “Beh…ci aspettiamo di decollare con “Pink Rocket!” sorride, poi continua“come ha detto Erika, l’inizio non è stato dei migliori, abbiamo demolito la macchina a Venray e nelle altre due gare siamo stati bersagliati da problemi. Ma son le corse, dateci il giusto tempo e proveremo a stare il più possibile in Top10!”, il che, visto il livello di quest’anno della ELITE 1, è un gran bel traguardo. In bocca al lupo!

Ma cosa fanno Simone, Erika, Maurizio e tutti gli altri ragazzi dell’EuroKart quando non si corre? “Dici a parte risistemare tutti i danni di Simone?” scherza Maurizio, il patron papà, che aggiunge: “Tutta la nostra vita, personale e professionale, gira intorno al motorsport. La Euro Kart oltre ad essere un team della NASCAR Whelen Euro Series, si occupa di eventi motoristici, attività legate alla sensibilizzazione alla guida sicura e promozione dell’attività sportiva motoristica.” Con un occhio rivolto anche ai più giovani, “Entriamo nelle scuole, sopratutto quelle dell’obbligo, organizzando veri e propri corsi di educazione stradale teorici, ma soprattutto pratici, per dimostrare, più che spiegare, cosa vuol dire e cosa comporta avere un volante tra le mani. Ma organizziamo anche incentive aziendali e team building, attraverso la realizzazione di eventi motoristici e promozionali.” C’è anche uno shop: “Si, ci occupiamo di vendita e assistenza di kart, quad e altri mezzi e poi….”

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E poi questa foto parla più di ogni altra cosa: “Vero, da bravi NASCAR boys, ci occupiamo del ripristino e dell’allestimento di vetture storiche americane.” racconta fiero Maurizio, che ci svela: “Stiamo facendo sorgere presso la nostra sede un vero e proprio regno destinato agli appassionati di motorsport, con un locale che ospiterà convegni sportivi e tecnici e stiamo approntando anche uno studio per un web-channel per la diffusione online dei contenuti.”

Beh, ragazzi, in bocca al lupo!

Massimiliano Palumbo