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Euro NASCAR – Intervista a Jerome Galpin, General Manager del campionato

Per conoscere più a fondo i meccanismi e la filosofia della Euro-Racecar NASCAR Touring Series, abbiamo intervistato il suo fondatore e General Manager Jerome Galpin, che ci ha spiegato come il campionato è nato e si è evoluto, guadagnando in pochissimo tempo una popolarità e una reputazione tali da essere riconosciuta come serie ufficiale NASCAR in Europa.

37enne di Blois, Galpin è nato e cresciuto tra le macchine da corsa del Team FJ, ritrovandosi ben presto a gestire una delle squadre più importanti di Francia per quanto riguarda i rally. La sua passione per le corse americane ha però trovato sfogo nel 2009, quando ha fondato la Euro-Racecar Series, campionato che ha spinto fino a farlo diventare parte integrante della NASCAR nel 2012.

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Qual è la scintilla che ha fatto nascere questo campionato?

Fin da quando ero molto giovane, circa 12 anni fa, ho iniziato ad andare spesso negli Stati Uniti e anche ora, con mia moglie Anne, trascorriamo là le vacanze. Da appassionato di corse automobilistiche, negli USA non puoi non andare a una gara NASCAR  e così la prima volta sono stato a una gara della Sprint cup, perché in Europa la NASCAR è vista solo come la Sprint Cup. Continuando a visitare gli States e cercando di vedere ogni volta un posto diverso, sono andato a gare sempre diverse e ho incontrato molte persone del settore.

Sono nell’ambiente delle corse da quando sono nato. Abbiamo un team che schiera anche vetture WRC, le quali sono molto costose, e sappiamo molto bene come funziona la loro gestione. Nella NASCAR, specie nelle serie regionali e in quelle più piccole, hanno vetture poco costose, divertenti e mettono in piedi un bello spettacolo. Ci siamo detti, nel 2006/2007, che sarebbe stato bello provare a gestire qualcosa del genere. All’inizio l’obiettivo era gestire un team negli Stati Uniti e poi lentamente ci siamo resi conto di avere tutti gli strumenti per creare un campionato.

Quali sono stati i passaggi successivi?

Da 8 anni abbiamo una società negli USA, che inizialmente è servita per importare un sacco di automobili, come Camaro e Mustang, nonché carburante Sunoco.Quando abbiamo realizzato quello che poteva essere lo scenario di un nuovo campionato, abbiamo costrutio una macchina, lavorando con tantissime persone per raggiungere le nostre personali specifiche. Il primo test della vettura si è svolto negli USA perché abbiamo comprato metà di un’azienda che produce auto da corsa, in modo da cominciare a costruire i nostri telai. Certo, siamo partiti da un progetto NACSAR, ma abbiamo sviluppato ogni componente secondo le nostre particolari esigenze, adattando le macchine alle specifiche FIA e ai circuiti europei. Abbiamo voluto la certificazione completa FIA, che è molto complicata da ottenere e per riuscirci, ad esempio, abbiamo progettato in proprio crashbox, roll-bar e colonna sterzo.

Vi aspettavate qualcosa di così lungo e complesso?

Sinceramente no, ma se mi guardo indietro vedo che un sacco di cose sono dovute andare in un certo modo e hanno richiesto decisioni tempestive ed efficaci. L’ingegnere che ha lavorato al crashbox è stato quello giusto, abbiamo fatto un sacco di altre scelte azzeccate, come l’omologazione internazionale invece di quella nazionale. All’inizio è stata una questione più che altro di passione. Non avevamo studi di marketing o cose del genere, ma ci abbiamo semplicemente creduto. Non ci aspettavamo di arrivare qui così velocemente, partendo dal nulla nel 2009 per diventare una serie NASCAR nel 2012 e ritrovarci a costruire un banking nel 2013.

Il primo anno abbiamo lavorato molto sull’immediato, sull’evento successivo, mentre ora possiamo lavorare con l’occhio più rivolto al futuro, su un progetto che spazia da qui a 2 o 3 anni. La Euro NASCAR è come un figlio, prendiamo le decisioni in famiglia e stiamo lavorando ogni giorno molte cose.

Qual è il vostro rapporto con la NASCAR?

La nostra relazione con la NASCAR è fantastica e ci danno un grande supporto. Avere Joe Balash a Nogaro è stato fantastico, come fare 4 giorni di scuola con il miglior maestro. Ogni volta che abbiamo una domanda per quanto riguarda copertura televisiva, marketing o altro, c’è qualcuno della NASCAR pronto a rispondere e penso che siano i migliori in assoluto nel settore delle corse automobilistiche. Nessuno mette in piedi delle competizioni, uno show, e un prodotto di qualità come loro.

Dove volete arrivare sul lungo termine?

Cinque anni fa nemmeno potevo immaginare che saremmo diventati una serie NASCAR. Ora credo che questo campionato abbia tutto il necessario per diventare uno dei più importanti in Europa. Vogliamo sviluppare più gare su ovale e più eventi “nostri”, in cui siamo al centro dell’attenzione, come quelli che terremo quest’anno a Brands Hatch e Tours. E’ la direzione in cui vogliamo andare, per crescere allo stesso modo in cui siamo cresciuti fino ad ora.

Quanti ovali vorresti in campionato?

Vorrei che gli ovali fossero la metà del calendario e vorrei soprattutto far sentire a tutti i nostri team e piloti che siamo parte della famiglia NASCAR. Questo significa coinvolgere maggiormente i piloti nella K&N Pro Series, farli correre negli Stati Uniti e fare da vera e propria rampa di lancio per chi vuole entrare nel mondo delle stock-cars.

Che cosa vi differenzia dalle altre serie europee che hanno provato a costruire sul modello americano?

Credo che venendo dai rally piuttosto che dalla pista, sono sempre stato maggiormente in sintonia con lo spirito della NASCAR. Non ci sono hospitality faraoniche, nel paddock mangi un panino, l’atmosfera è conviviale e quando si corre c’è una componente di rischio che accomuna i rally e gli speedway.

Se avessimo voluto creare qualcosa nei rally, probabilmente avrei creato qualcosa di molto simile a ciò che esiste già, ma per la pista eravamo un foglio bianco e siamo riusciti a cogliere al meglio lo spirito delle corse americane. Questo anche se abbiamo fatto uno strano effetto a chi ci ha visto le prime volte perché la macchina non aveva cambio al volante né parti in carbonio a profusione. Il primo anno è stato difficile, ma quando i piloto sono saliti sulla vettura, ne sono scesi immancabilmente soddisfatti, e da lì siamo partiti.

Perché la NASCAR è qualcosa di diverso dalle altre competizioni automobilistiche?

Lo spirito è differente. E’ molto più umano. Non ci sono computer e per assettare al meglio la macchina basta un buon tecnico piuttosto che un ingegnere. In un campionato NASCAR, le vetture sono molto vicine come prestazioni e sono soprattutto “meccaniche”, per cui il pilota ha un peso molto maggiore rispetto nei risultati e nel fornire il miglior feedback possibile al team. Senza elettronica bisogna assolutamente curare ogni dettaglio manualmente. La competizione poi è sempre al massimo e non c’è respiro per il pilota.

Per quanto riguarda il rapporto col pubblico, cosa vi contraddistingue?

Lavoriamo tutti insieme – organizzazione, team e piloti – per rendere felice lo spettatore. Il paddock è aperto, c’è musica e animazione, tutti sono disponibili e creiamo continuamente attrazioni per il pubblico e questo è il punto focale: creare un bello show e aprirlo al pubblico. A volte nelle gare di stampo europeo ci si diverte in pista ma i fans è come se non fossero presenti. Piloti e team sono dentro e tifosi fuori. I nostri piloti e i nostri team sono aperti e disponibili. Condividiamo la stessa passione e lasciamo che i fans vi siano immersi al 100%.

Quali sono le tue considerazioni sul mercato italiano?

In italia ci sono tanti team, piloti e circuiti molto interessanti. Abbiamo fatto i nostri primi passi nel corso dell’inverno con l’Automotoretrò di Torino. Abbiamo piloti italiani e un team italiano già nella serie, mentre altri stanno bussando alla porta. Vogliamo assolutamente guadagnare popolarità in Italia e diventare una realtà consolidata anche lì. Per questo abbiamo scelto Monza per la nostra prima gara in terra italiana. Sono certo che quello del 28/29 settembre sarà il primo passo di un rapporto duraturo con il vostro paese.

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Di Gian Luca Guiglia

Classe: 1979
Mito: Jim Clark
Pilota preferito: Juan Pablo Montoya
Piloti nel cuore da corsa: Tony Stewart, Jim Clarck, Stirling Moss,Max Papis, Alessandro Zanardi e mille altri…
Pilota donna preferita: Simona de Silvestro
Circuito Preferito: Nordschleife
Circuiti nel cuore da corsa: Le Mans, Rouen, la vecchia Monza, la vecchia Spa
Auto preferita: Ferrari P4
Auto nel cuore da corsa: Ford GT40, Lotus 79, Tyrrell P34, Lotus 49, Porsche 917
Gare dal vivo: Fia GT, Superstars, WTCC, F.Renault, LMES Monza, NASCAR Phoenix e Las Vegas 2011
Gare da vedere un giorno dal vivo: 24h Lemans, 500miglia Daytona
Livrea Casco Preferito: Alex Zanardi, Carl Fogarty
Livrea auto preferita: Ford gt40 Gulf, Lotus 49 Gold Leaf
Gara preferita: Troppe
Gara nel cuore da corsa: Daytona 500 2008, Darlington 2003, Lemans 67
Riviste preferite: Autosport, Motorsport magazine.