“Questa è la mia vera occasione” – Intervista a Kevin Gilardoni

Per dirla con le parole di Max Papis, Kevin Gilardoni, il pilota che affronterà la Divisione Elite della NASCAR Whelen Euro Series al volante della Chevy SS #99 del Max Papis Racing è “un ragazzo molto determinato, umile e con il sogno di diventare un pilota NASCAR” e lo dimostra con grande spontaneità.

Il 21enne di Gravedona ed Uniti, provincia di Como, reduce dal terzo posto in Eurocup Megane Trophy del 2013, è a un bivio importantissimo della sua carriera, perché ha deciso di dedicarsi anima e corpo alle stock-cars, convinto di poter trovare nella NASCAR un ambiente dove far valere il proprio talento anche senza disporre di budget personali faraonici.

Il punto di inizio della sua carriera americana è in Europa, nella NASCAR Whelen Euro Series – una serie che aveva conosciuto nel febbraio 2013 all’Automoto Racing di Torino – e rappresenta anche il debutto full-time nella serie di un progetto, quello del Max Papis Racing, che aveva compiuto i suoi passi lo scorso settembre a Monza.

L’obiettivo dichiarato da Papis è portare Gilardoni, nell’arco dei prossimi tre anni, a correre stabilmente in una delle tre serie nazionali NASCAR, che potrebbe essere la Camping World Truck Series, dopo aver accumulato – in NWES, con le Late Model e, udite udite, su sterrato – l’esperienza necessaria a colmare il gap di esperienza che gioco.

Un progetto ambizioso, che è lo stesso Gilardoni a descriverci.

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Kevin sarà ospite della puntata 69 di RetroBox, live in streaming su Motorsport Rants mercoledì 22 gennaio alle ore 21:30. Non mancate e usate l’hashtag #retrobox per fare le vostre domande al pilota del Max Papis Racing!

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Come sei arrivato alla decisione di cambiare drasticamente la tua carriera passando alle stock-cars?

“Uno dei fattori scatenanti è stato l’incontro che ho avuto con gli organizzatori della NASCAR Whelen Euro Series all’AutoMotoRacing, ma non ti nascondo che mi stavo guardando intorno già da un po’. Il mio obiettivo è costruirmi una carriera da pilota professionista e credo che gli Stati Uniti – e la NASCAR in particolare – siano lo sbocco ideale per il mio futuro. Per me non si tratta di una seconda possibilità dopo che non ho avuto quello che mi aspettavo in Europa. Questa è la mia vera occasione!”

In ottica americana,  avevi  più propensione per le ruote scoperte o ha considerato fin da subito le stock-cars?

“Ho pensato subito alle ruote coperte. Per me che ho già ventuno anni questa è la strada giusta”

Come è avvenuto l’incontro con Max Papis?

“Gli ho mandato un’e-mail. Ne riceverà moltissime, ma la cosa che mi ha fatto più piacere è stato ricevere una sua telefonata un giovedì sera, mentre ero al Paul Ricard per la gara dell’EuroCup Megane Trophy, in cui mi diceva che avevamo un appuntamento per il lunedì”.

Il vostro è un programma ad ampio respiro?

“Non mi piace fare le cose tanto per farle, per vedere come vanno. Quando faccio una cosa voglio essere sicuro, anche se la certezza matematica non c’è mai, di avere di avere la  possibilità di far bene, di fare una scelta per il  futuro, di avere un’opportunità concreta. Non ho intrapreso questa carriera per riempire il mio tempo libero, perché se l’avessi altrimenti avrei fatto una vacanza, non mi sarei messo a correre in macchina. Per me è un lavoro, ma prima di tutto c’è la passione e quando lavoro e passione stanno insieme, si riesce a profondere il massimo impegno per ottenere il massimo risultato.”

Il programma prevede una certa varietà di  impegni, tra cui delle corse in Late Model, e in conferenza stampa Max ha accennato anche a delle gare sul dirt…

“Sul dirt non abbiamo ancora definito i dettagli. Sicuramente andrò da lui a febbraio. Dedicheremo un mese ai test e a conoscere l’ambiente americano, che per me è tutto nuovo, per adattarmi, per conoscere la squadra e vedere com’è la macchina. Poi scenderemo in pista per i test con il mio compagno, che ancora non so chi sarà. Con lui e tutta la squadra cercheremo l’affiatamento che servirà ad arrivare pronti e dare battaglia fin dalla prima gara dekka NASCAR Whelen Euro Series a Valencia.”

Che cosa ti incuriosisce di più dell’ambiente della NASCAR?

“Ti dirò, io prima di passare ai livelli più alti del karting, sono cresciuto nelle gare di Club, dove devi metterci tanto di del tuo, lavorare in pista, insieme alla squadra. Quello che sta diventando la norma, qui in Europa è che il pilota arriva con la valigia coi soldi, guida e poi va a casa, ma quando gli chiedi cos’è un differenziale non lo sa. A me invece piace viverle, le corse, e voglio essere consapevole di come è fatta la macchina che sto guidando. Quello che mi incuriosisce è che in America, il modo di lavorare è quello di rendere partecipe il pilota di ogni cosa, senza lasciarlo fuori. Il pilota deve sapere tutto quello che sta facendo, come è fatta la vettura, cosa può fare e cosa si sta facendo a livello tecnico. E’ un mondo che mi incuriosisce molto anche perché, ovviamente, sono sempre stato in Europa, con trasferte relativamente brevi. Partire con un progetto del genere diventa una sfida per me, per il mio futuro e per la mia famiglia, che sono pronto ad affrontare nel migliore dei modi.”

Ti senti pronto ad affrontare anche i duelli ravvicinati tipici delle gare per stock-cars?

“Assolutamente! Ho impressa nella mente una frase che mi ha detto Max la prima volta che ci siamo incontrati: ‘Eight wheels turn better than four’. Nelle gare europee, anche una minima toccatina può portare alla squalifica, mentre negli States il corpo a corpo è motlo più importante. Se è vero che i  piloti che corrono su ovale in America si dividono in quelli che sono andati a muro e quelli che devono ancora andarci, io faccio parte della seconda categoria e ho davvero tanto da imparare, ma attendo con impazienza di iniziare a “vivere” la squadra. Ho già visto una decina di volte il film ‘Days Thunder’ e non vedo l’ora di cominciare questa nuova avventura.”

934667_616675675027600_1838825240_nQuali sono gli obiettivi per la stagione che sta per cominciare?

“Non mi pongo mai un obiettivo specifico,  non mi dico che voglio arrivare nella top-10, nella top-5, che voglio vincere, o altro. Voglio dare il meglio di me stesso, mettendoci il massimo impegno, la mia passione e tutta la mia voglia di fare bene in macchina. E anche il divertimento, perché si tratta di un lavoro, ma quando c’è piacere e passione diventa un divertimento. Quando si riescono a combinare tutti questi fattori, ho sempre visto che il risultato arriva in modo naturale, senza la pressione. Senza tutto quel peso addosso, si riescono a fare molte più cose che con il dito puntato contro. Mi sono trovato subito a mio agio con Max e il pregio di avere Max come Team Manager è il suo essere un pilota, una persona che corre, non un esterno, perché da esterni è facile dire: ‘bisogna andare forte, bisogna vincere, bisogna fare’, ma quando sei in macchina e la macchina ha un problema o su quella pista non va forte, non vincerai mai. Il obiettivo è dare il meglio e poi saranno i risultati a dire se avevamo ragione o no.” 

Sei di fronte a un cambiamento radicale nella tua carriera di pilota e anche fuori dall’abitacolo: con che mentalità la affronti?

“La mia famiglia mi ha insegnato ad avere tanta umiltà, perché anche se si vince c’è sempre qualcuno che può andare più forte di te. Quindi ogni giorno cerco di svegliarmi con la voglia di andare ancora più forte, di trovare sempre quel qualcosa in più per migliore di ieri e penso che questa dedizione porterà ad avere il risultato che mi merito. Voglio ringraziare Max Papis e tutto il team per l’opportunità che mi stanno dando, la NWES per il ponte che sta creando tra Europa e USA, la mia famiglia, ovviamente, che mi ha supportato da quando ho 3 anni e sta continuando a farlo, i miei sponsor, i miei fans e tutti coloro che, in qualsiasi modo, stanno rendendo possibile questa occasione. E devo ringraziare anche tutte le squadre con cui ho corso durante questi anni della mia carriera, che mi hanno permesso di fare risultati facendo del loro meglio insieme a  me.”

C’è anche un pizzico di orgoglio italiano in questo progetto?

“Certamente sì! Porto i colori della nostra bandiera sul casco e farò del mio meglio per onorarli!”

Per approfondire:

Kevin Gilardoni: pagina ufficiale su Facebook



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Gian Luca Guiglia – @gian_138