NWES – Le dichiarazioni di Jeff Gordon a Zolder

152

In occasione dell’ultimo appuntamento stagionale della NASCAR Whelen Euro Series, tenutosi a Zolder in Belgio, Jeff Gordon ha fatto visita all’intero paddock della serie europea dell’associazione di Daytona Beach. Prima di vestire i panni del Grand Marshal per gara 2 della ELITE 1, ha risposto a diverse domande interessanti da parte dei media.

Cosa ne pensi della NASCAR Whelen Euro Series, una serie che sta guadagnando molta popolarità in tutta Europa.

Jeff Gordon: “Ho sentito molto parlare della NWES attraverso amici e colleghi americani. Sono in vacanza con la mia famiglia qui in Belgio, mia moglie è belga, Anthony Kumpen è un mio caro amico che ha corso anche diverse gare in America. Da quello che ho sentito sta guadagnando molta popolarità, sono rimasto molto sorpreso dalla competitività di questa serie. Allo stesso tempo spero che acquisisca più ovali, in modo da poter portare le nostre vetture qui in Europa.”

E’ la prima volta che fai il Grand Marshal in una gara NASCAR?

J G: “Non esattamente. Ho fatto già il Grand Marshal, ma da dentro una vettura. Avevo detto a Kumpen che sarei venuto a vederlo correre, ma non sapevo che fosse l’ultima gara e che c’era in ballo il campionato. Sono molto contento e onorato di fare il Grand Marshal e di essere qui.”

Hai guidato la #24 per tutta la tua carriera in Sprint Cup, che effetto ti fa vederla qui guidata da un altro pilota, per di più in testa al campionato?

J G: Sinceramente non mi fa nessun effetto strano, soprattutto perché quest’anno mi sono molto abituato a vedere la #24 guidata da qualcun altro. Quindi oggi più che altro tiferò per Kumpen e sarò felice nel vedere la #24 competere per il titolo qui a Zolder.”

Hai mai avuto l’opportunità di correre in Europa?

J G: “Sì, ho fatto la Race of Champions diversi anni fa, una volta alla Isole Canarie e un’altra a Parigi. Mi è molto piaciuta quell’esperienza, è stato molto arduo correre su quel tipo di tracciato, ma allo stesso tempo è stato molto bello competere con altri piloti provenienti da tutto il mondo, non avere nessun vantaggio, giocarsela tutti alla pari e rappresentare la mia nazione.”

Cosa ne pensi del fatto che diversi piloti europei stiano entrando nel mondo della NASCAR americana?

J G: “La cosa che ci differenza dalla altre serie oltre alle vetture, alla potenza dei motori, sono gli ovali. Io sono cresciuto correndo sugli ovali, mentre i piloti europei quando arrivano da noi devono imparare e questo richiede tempo, mentre fanno bene sui circuiti stradali. I piloti europei hanno bisogno di più ovali in Europa o di venire negli USA quando sono più giovani. Faccio l’esempio di Daniel Suarez, pilota messicano, che è arrivato da noi, ha cominciato dalla NASCAR Mexico Series per poi entrare nelle categorie americane. In futuro spero che si possano fare sempre più cross-over del genere con i piloti europei.”

Come hai aiutato Anthony Kumpen in questo vostro rapporto Europa-USA?

J G: “Conosco Anthony da diversi anni attraverso mia moglie Ingrid e amici vari. Quando ho saputo che Anthony guidava la #24 sono stato molto contento e mi sono offerto spontaneamente di aiutarlo facendogli conoscere le macchine e le piste e ha fatto un gran lavoro. Mi piace vedere i piloti europei trovarsi bene sugli stradali con questi tipi di vetture ma allo stesso tempo credo che debbano spendere più tempo sugli ovali per migliorare la loro guida e le loro abilità su quei tipi di pista.”

Molte persone in Europa ti conoscono come il “volto della NASCAR”. Come la descriveresti  ad un pilota giovane?

J G: “Le stock car a livello della Sprint Cup sono molto molto potenti e pesanti, inoltre le gare non sono brevi ma piuttosto lunghe e devi cercare di mantenere in equilibrio tutto l’equipaggiamento della tua vettura. E’ una guida di fino. Una gara NASCAR potrebbe essere paragonata ad una maratona, quindi è molto importante essere idratati. Quello che vediamo oggi qui a Zolder è forse la rappresentazione più vicina a quello che succede in America. Per quanto riguarda la potenza, il peso e le sollecitazioni sono ancora un po’ lontane dalle nostre vetture ma siamo lì.”

Cosa ne pensi della Chase?

J G: “Mi piace molto ed è molto eccitante. Quando hai quattro vetture che combattono per il titolo all’ultima gara partendo alla pari, penso che tutto ciò sia molto intrigante per i fan e rende tutto molto spettacolare. La NASCAR eccelle nell’abbinare bene l’agonismo all’intrattenimento e questo è senza dubbio uno dei motivi per cui la NASCAR è diventare molto popolare. Avere dieci gare, eliminare quattro piloti su 16 ogni tre gare per poi averne solo quattro alla fine è molto interessante.”

863
NASCAR Whelen Euro Series / Stephane Azemard

Pensi che la NASCAR in futuro sarà una campionato più internazionale che americano?

J G: “Penso che Toyota abbia cambiato la nostra storia e abbia spianato la strada per molti piloti internazionali. Credo che ancora la NASCAR non abbia la fan base necessaria all’estero per esportare la serie come fa la Formula 1. Credo invece che, se per esempio Volkswagen entrasse nel nostro sport, allora potrebbe portare più interesse verso il pubblico europeo, come altri costruttori giapponesi o coreani, ma per diventare un campione sugli ovali bisogna partire da quando si è molto giovani.”

Dopo qualche mese alla guida della Chevy SS #24, Chase Elliott si sta comportando molto bene. Che ne pensi?

J G: Si sta comportando molto bene e sinceramente io e il team non potevamo chiedere di meglio. Ha molto talento e il ragazzo ha un brillante futuro davanti a se.

Qual è il tuo primo ricordo nelle corse?

J G: “Beh, ero molto giovane, avevo sei anni e dovresti leggere il mio libro. Mi ricordo che stavo guidando una vettura in un campo, mi divertivo a tenerla sotto controllo. Un altro ricordo è stato quando ho tagliato il traguardo per primo, ho preso la bandiera. Lì capisci che il tuo futuro è fare il pilota per sempre.”

Qual è un suggerimento che daresti ad un pilota giovane?

J G: “Se fosse in America gli direi continua con gli ovali, mentre qui in Europa dovrebbe continuare con il go kart ma se vuole passare alla NASCAR dovrebbe provare qualcosa di più pesante come la NWES, per acquisire il feeling di cosa si prova a guidare quel tipo di vetture. Abituarsi ad un diverso modo di correre che è totalmente opposto a quello delle monoposto, come per esempio fare attenzione all’uso degli pneumatici, dei freni e nel complesso dell’intera vettura.”

La tua influenza va oltre la NASCAR, ti sei impegnato molto nel sociale con la Jeff Gordon Children Foundation.

J G: “Ho avuto la fortuna di avere successo nel mondo delle corse e ho deciso di investire parte di ciò che ho guadagnato nella ricerca contro il cancro nei pazienti pediatrici e tutto ciò è stato reso possibile grazie alla Jeff Gordon Children’s Foundation e incoraggio molti altri a fare la stessa cosa.”

Cosa pensi della stagione dell’Hendrick Motorsports? Hanno vinto di meno quest’anno. Come te lo spieghi?

J G: “Gli altri team hanno fatto un grosso salto di qualità. La stagione è molto lunga e permette a molti team di migliorare nel corso di essa. Il Joe Gibbs Racing è molto forte quest’anno assieme anche a Martin Truex Jr, ma non puoi mai escludere l’Hendrick Motorsports dai contendenti al titolo perché ha molte risorse e investe molto.”

Federico Floccari