NWES – Da Montecompatri a Daytona, Ercoli vuò fa l’americano!

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Gianmarco Ercoli, campione ELITE 2 della NASCAR Whelen Euro Series in carica, è volato nelle scorse settimane negli Stati Uniti per correre la gara premio che la serie europea, insieme a Nexteer, ha messo in palio per il vincitore del campionato, un ottimo primo passo verso il professionismo a stelle e strisce. O almeno per provarci. Vi abbiamo già raccontato com’è andata la trasferta del giovanissimo romano, questa volta vogliamo invece cercare di capire da Gianmarco com’è l’America vista con gli occhi di un europeo che si affaccia per la prima volta nella patria delle stock car.

Da Montecompatri a Daytona, passando per i circuiti della NASCAR europea e New Smyrna. “Non c’è ombra di dubbio, gli Stati Uniti sono un mondo a parte rispetto a noi. All’inizio ti senti un po’ spiazzato. Hanno una concezione completamente diversa delle corse. Per loro viene prima lo spettacolo che la competizione vera e propria.” attacca Gianmarco.

Non so se sia giusto o sbagliato, peggio o meglio, probabilmente è solamente diverso. Sicuramente, però, ci sono un’attenzione e un affetto maggiore da parte del pubblico, anche per noi che in fondo correvamo in una serie ‘minore’ rispetto alla Sprint Cup. La NASCAR lì e un po’ come il calcio da noi, sia che tu corra la 500 miglia di Daytona, sia che tu sia impegnato nella coppa del nonno del trofeo della parrocchia, le tribune si riempiono comunque. Portano le famiglie, i bambini, le mogli, anche solo per i test al giovedì sera. Rimani senza parole. Per fortuna, anche la NASCAR europea su questo non si smentisce affatto!

Per certi versi quello americano è un motorsport molto genuino, che bada al solo e ben poco all’apparenza. Un po’ come si correva una volta, pane e salame. In Europa senza hospitality sei uno sfigato, noi in Pro Late Model non avevamo camion a fare da tenda né box. Era tutto all’aria aperta, si lavorava sulla macchina in pit lane in bella mostra. Anche il briefing piloti, niente conference room o sala dedicata, riuniti in cerchio in mezzo alla pista con il race director a parlare e distribuire cazziatoni. Un po’ come fossimo a lezione in un college americano!” racconta Gianmarco “E poi alla fine è arrivato anche il cappellano, credo lo stesso di Daytona, per pregare prima della gara tutti insieme. E’ stato un momento molto toccante, strano, ma intenso.

Il formato di gara della Pro Late Model è ‘all-in-one’: “Prove libere, qualifiche e gara nello stesso giorno. Stai in pista da mattina a sera e non puoi permetterti di picchiare la macchina.” ridacchia Ercoli. “E’ una cosa a cui noi spesso non siamo abituati. In un week end europeo di gara, su due-tre giorni, hai modo di scaricare la tensione, sentire l’adrenalina, fermarti e pensare a come fare quella curva o assettare la macchina. Qui invece non stai fermo un attimo, scendi dalla macchina e già ti prepari per la sessione dopo. Dalle libere alla gara senza soluzione di continuità. E’ stato molto strano, non ho sentito la tensione che saliva, quella botta di adrenalina che cresce con l’arrivo della gara.

Il romano rimane europeo da questo punto di vista: “Il giorno dopo ero molto calmo, quasi non avessi corso. Non senti la pressione, non senti la tensione. Così perdi il bello di una gara, quel sentirti fremere, quella cosa dentro di te che cresce a poco a poco e ti convince di essere pronto a spaccare il mondo. Sarà che non ci sono abituato, ma così non rende…

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Passiamo ai colleghi americani… “No vabbè, voi non potete capire quello che ho visto. Quelli ragionano tutto a modo loro. Fanno cose che per noi europei sarebbero follie. Non hanno una visione di gara come la nostra, portata a massimizzare il risultato, no, quelli si sorpassano 10 volte al giro anche se non ne hanno. Non esiste pensare di prendere un secondo posto pensando al sicuro. No, attacchi all’arma bianca come non ci fosse un domani! Si spingono, si prendono, si attaccano al muro, inchiodano in ogni metro di gara. E tu sei li in mezzo che cerchi di imparare e capire…” Però questa non è una critica. “Come ti dicevo prima, non questione di meglio o peggio, ma proprio di diverso. In Europa pensiamo a portare a casa il risultato, prima di buttarti dentro ci pensi uno attimo, vedi se ti conviene stare davanti, quando c’hai da quello dietro, ci ragioni. Qui no, qua le gare sono più veraci, più maschie. E’ una lotta continua, pensano a passare e ripassare, a spingersi manco fossimo in Giorni di Tuono. Se guidi così in Europa dopo due giri sei doppiato, perché alla fine perdi una marea di tempo. In America invece corrono tutti così e quindi tu…tu ti adegui.” ridacchia Gianmarco, mentre quegli occhi sembrano ricordare le tante carezze che si è scambiato con i colleghi d’oltreoceano.

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Nella sua campagna americana Ercoli è stato aiuto Mike Skinner, campione della World Truck Series

La NASCAR Whelen Euro Series, che ha vinto con la Chevrolet del team Double T e preparata dalla MRT By Nocentini, corre su due ovali, a Venray in Olanda e a Tours in Francia, ma il banking americano è tutt’altra cosa. “Gli ovali europei ti insegnano i fondamentali, ad avere il muro vicino e ad avere un’idea di come si comporta la macchina sulle sopraelevate. Però quando arrivi qui – Gianmarco è a Roma, ma continua a dire ‘qui’ per indicare gli Stati Uniti, quando si dice essere focalizzato sugli obiettivi… – è tutto completamente diverso. A Venray, che è l’ovale europeo più veloce, stai spesso alto e non hai bisogno di scendere. New Smyrna ha un banking non troppo differente, ma per avere il giro migliore cambi spesso linea. Arriva un punto della curva in cui sai che devi scendere per avere la massima prestazione. Si va più veloci, ma questo dipende anche dalla macchina, che ha 650 cv ed ha un telaio già…storto per le gare su ovale. La senti spingere verso l’interno della curva, è pensata per gli ovali e si sente. In un certo senso si inserisce in curva da sola.” E le differenze non finiscono qui. “In Europa tendi a frenare fino a centro curva, per accelerare poi alla corda. Qui invece la freni prima della curva, ci entri con tanta velocità in più e scendi cercando il giusto punto per accelerare al massimo il più vicino possibile al muro. E ti assicuro che è tanto complicato. Altro che basta girare il volante a sinistra!

Differenti anche le gomme. “Le Michelin della NASCAR europea hanno sì una spalla altissima, ma si comportano bene o male in modo ‘standard’, almeno per il tipo di gomme. Sono copertura sicure, solide, performanti. Una volta capite, ti danno sicurezza. In America invece hanno un spalla talmente morbida che è come non averla. Ti sembra di avere un canotto in appoggio. Si muove tutto, non stai mai fermo, non hai mai quella che noi chiamiamo aderenza! Le prime volte pensi di non averci capito niente, di avere un assetto completamente fuori e poi ti spiegano che è…tutto normale! Almeno, dopo mezzo giro d’ovale sono già in temperatura.” Lo guardiamo perplesso, decide di spiegare meglio il concetto. “Per capirci, se in Europa viaggi a pressioni basse non hai grossi problemi perché la gomma comunque ‘sta su’, se lo fai lì raschi tutta la pista!”

#NASCAR Un saluto speciale da un luogo leggendario da parte di Gianmarco Ercoli, campione ELITE 2 della Nascar Whelen Euro Series con la Chevrolet Double – T by MRT By Nocentini!

Pubblicato da Motorsport Rants su Domenica 7 febbraio 2016

La gara della Pro Late Model a New Smyrna era in calendario nella settimana della 500 miglia di Daytona della Sprint Cup, quale miglior occasione per toccare con mano l’olimpo del mondo NASCAR. “C…, è impressionante! Ho visto la F1, le GT, le DTM e le WTCC. Ho visto una marea di categorie ma ti giuro che dal vivo le NASCAR fanno impressione. E’ allucinante quanto forte vadano! Sono dei proiettili! Solo la MotoGP forse ti restituisce quel senso di velocità. E nel frattempo quelli se le suonano a oltre 300 km\h. Da una parte ti lascia stupefatto, folgorato, imbambolato, dall’altra ti sale una voglia matta di stare lì in mezzo e provare a sopravvivere!” GianMarco ha visto la Sprint Unlimited, la tradizionale gara a inviti extra-campionato.

La Sprint Cup è la mecca del tifoso. Qualsiasi cosa è resa spettacolare e a favore dei fans. E’ incredibile! Prima della partenza c’è uno show in cui presentano i piloti uno ad uno, dal primo all’ultimo, con tanto di fuochi d’artificio. E il pubblico va in visibilio.

Insomma t’è piaciuta l’America… “Quest’anno voglio tornare a Charlotte – per la premiazione dei migliori piloti della NASCAR europea NDR – e a Daytona! E’ fantastico poter essere li e soprattutto poterci correre!

Che dire…in bocca al lupo Giammà!

Massimiliano Palumbo

Gianmarco Ercoli a Daytona con il suo manager Onofrio Veneziani
Uno…sconvolto Gianmarco Ercoli a Daytona con il suo manager Onofrio Veneziani