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Nascar Whelen Euro Series

Ruvide, cattive, rumorose. In una parola: Modified!

Ebbene sì, anche la NASCAR ha una categoria a ruote scoperte, e non è mica una a caso. E’ una di quelle che lasciano il segno ed è anche la prima ad aver acceso i motori sotto l’egida della NASCAR, il 15 febbraio del 1948, sulla spiaggia di Daytona Beach. Un intero anno prima che nascesse la divisione Stricktly Stock, che ha poi fatto la fortuna della famiglia France e della loro creatura, destinata a macinare milioni su milioni.

Potete scordarvi i montepremi milionari, le dirette in mondovisione e i piloti portavoce di multinazionali col bilancio più imponente di quello di uno stato di media grandezza. Le modified sono tutta passione, grip meccanico, gomiti larghi e centesimi di secondo.

Dicevamo della storia: il primo evento in assoluto organizzato dalla NASCAR è stata una gara riservata alle Modified, vecchi Coupé dell’anteguerra – le auto più veloci tra quelle economiche e facili da reperire nell’America reduce dalla seconda guerra mondiale – a cui venivano tolti pezzi di carrozzeria e aggiunti cavalli a manciate. Le dirette discendenti dei bolidi dei contrabbandieri di alcool dei tempi del proibizionismo imbottite di steroidi, insomma.

RIVERHEAD, NY - AUGUST 29: Justin Bonsignore, driver of the #51 M3 Technology Chevrolet, leads the field during the NASCAR Whelen Modified Tour Riverhead 200 at Riverhead Raceway on August 29, 2015 in New York City. (Photo by Will Schneekloth/NASCAR via Getty Images) *** Local Caption *** Justin Bonsignore
RIVERHEAD, NY – AUGUST 29: Justin Bonsignore, driver of the #51 M3 Technology Chevrolet, leads the field during the NASCAR Whelen Modified Tour Riverhead 200 at Riverhead Raceway on August 29, 2015 in New York City. (Photo by Will Schneekloth/NASCAR via Getty Images) *** Local Caption *** Justin Bonsignore

Nel corso dei decenni, le gare delle Modified, nate sul dirt, si sono divise tra terra e asfalto e vetture di serie sono sparite dal DNA delle Modified, per far posto a dei mostri con telai custom – per cui esistono vari fornitori, come Chassis Dynamics, LFR, Raceworks e Troyer – motori V8 da 625 cavalli, ammessi sia custom che “spec”, iniezione elettronica, cambio a due marce, gommoni slick di larghezza imbarazzante e badilate di grip meccanico, tanto che su alcuni short track, le Modified di oggi sono più veloci persino delle vetture della Sprint Cup Series e della Xfinity Series e risentono molto meno delle turbolenze aerodinamiche nel corpo a corpo.

Già: il corpo a corpo. Vi basti sapere che le auto sono dotate di paraurti in tubi d’acciaio davanti, dietro e sui fianchi, onde sopravvivere all’utilizzo “deciso” che ne fanno i piloti. O che le gare delle Modified alla “Madhouse” del Bowman Gray Stadium richiedono la presenza delle forze dell’ordine. Una veloce ricerca su Youtube dovrebbe garantirvi un sorrisone ebete e una voglia pazzesca di prendere l’aereo.

Le Modified si sono radicate profondamente nel nord-est degli Stati Uniti e, negli anni settanta, le gare erano talmente tante che i piloti più forti prendevano parte a più di 60 eventi nel corso dell’anno. Tanti. Troppi. Così la NASCAR ha riorganizzato il calendario nel 1985, creando il NASCAR Whelen Modified Tour, a cui si è aggiunto nel 2004 il NASCAR Whelen Southern Modified Tour, maggiormente incentrato sugli ovali del sud-est e in particolare del North Carolina, permettendo ai team di gestire meglio i costi e di concentrare gli sforzi su un numero accettabile di eventi, anche se moltissime corse sono poi rientrate nei calendari locali della NASCAR Whelen All American Series.

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Il primo campione del rinnovato Modified Tour, nel 1985, è stato quello che ancora oggi è unanimemente riconosciuto come il più grande pilota della storia della categoria: Richie Evans. Uno talmente forte da vincere 30 campionati in 11 circuiti diverie e più di 480 gare – senza contare quelle che sono andate perse con gli archivi cartacei – su 40 piste in 20 anni di carriera, talmente forte da essere nominato miglior pilota delle Modified dal 1978 al 1984, ma soprattutto uno che ha lasciato un’impronta tanto grande da essere introdotto nella NASCAR Hall Of Fame al primissimo giro nel 2012, insieme a personaggi come Cale Yarborough e Darrell Waltrip.

Per una beffa del destino, Evans morì proprio nel 1985, in un incidente nelle libere al Martinsville Speedway, e come tutti i grandissimi del motorsport, la sua dipartita ha fatto da molla per una serie importantissima di progressi tecnologici nel campo della sicurezza.

Le Modified, però, non sono solo Evans e le sue auto color “Omaha Orange”. Piloti come il suo acerrimo rivale Jerry Cook, anche lui recentemente entrato nella NASCAR Hall Of Fame, Mike Stefanik – un pilotino da oltre 70 vittorie, sette titoli e per ben due volte consecutive campione contemporaneamente anche della K&N Pro Series East – Ray Hendrick, Geoff Bodine e Tony Hirschman Jr. hanno forgiato per la categoria una solida e devota fanbase.

Brett Bodine, Ken Bouchard, Donny Lia, Mike McLaughlin, Jeff Fuller, Steve Park, Jimmy Spencer e lo stesso Stefanik, cosi come i crew chief Greg Zipadelli e Tommy Baldwin Jr. sono tutti nomi che hanno attraversato i campionati riservati alle Modified nel loro cammino verso i campionati nazionali come la NASCAR Sprint Cup Series.

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Gli anni più recenti hanno visto invece emergere piloti forti sia nel piede che nel carattere e forse più liberi di esprimersi rispetto agli ultra-sorvegliati colleghi dei campionati maggiori, come Ryan Preece e Doug Coby, protagonisti di una rivalità da antologia che li ha visti sempre davanti a tutti nelle ultime quattro stagioni del NASCAR Whelen Modified Tour, o Andy Seuss e George Brunnhoelzl III, protagonisti del NASCAR Whelen Southern Modified Tour.

Quello che però le Modified continuano ininterrottamente a diffondere da più di 60 anni, è quello spirito delle corse di una volta. L’atmosfera unica che si respira quando è soprattutto la passione a muovere pistoni e alberi di trasmissione, quella in cui sono le persone a contare più dei soldi, del marketing e della tecnologia, quella in cui si è nemici mortali in pista e una grande famiglia appena oltre il muretto.

Speriamo di aver stuzzicato il vostro appetito!

Questo articolo è stato pubblicato anche su Cruisin’, bimestrale di auto e cultura americana di Editrice Custom

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Gian Luca Guiglia – @Gian_138


Di Gian Luca Guiglia

Classe: 1979
Mito: Jim Clark
Pilota preferito: Juan Pablo Montoya
Piloti nel cuore da corsa: Tony Stewart, Jim Clarck, Stirling Moss,Max Papis, Alessandro Zanardi e mille altri…
Pilota donna preferita: Simona de Silvestro
Circuito Preferito: Nordschleife
Circuiti nel cuore da corsa: Le Mans, Rouen, la vecchia Monza, la vecchia Spa
Auto preferita: Ferrari P4
Auto nel cuore da corsa: Ford GT40, Lotus 79, Tyrrell P34, Lotus 49, Porsche 917
Gare dal vivo: Fia GT, Superstars, WTCC, F.Renault, LMES Monza, NASCAR Phoenix e Las Vegas 2011
Gare da vedere un giorno dal vivo: 24h Lemans, 500miglia Daytona
Livrea Casco Preferito: Alex Zanardi, Carl Fogarty
Livrea auto preferita: Ford gt40 Gulf, Lotus 49 Gold Leaf
Gara preferita: Troppe
Gara nel cuore da corsa: Daytona 500 2008, Darlington 2003, Lemans 67
Riviste preferite: Autosport, Motorsport magazine.