Intervista esclusiva a Max Papis, tra Road America, il mestiere del coach e i programmi per il futuro

La Sargento 200, 14esima gara della Nationwide series, che si disputerà sabato sul bellissimo circuito stradale di Road America, a Elkhart Lake, Wisconsin, segnerà il ritorno in pista di Max Papis, che sarà al volante della Chevrolet Impala #33 del Richard Childress Racing, sponsorizzata da Menards, una vettura che potrebbe consentire al pilota comasco di agguantare quel successo che gli era sfuggito a Montreal nel 2010, quando infilò all’ultima chicane Boris Said, ma fu poi battuto dallo stesso Said sul traguardo per pochi millesimi di secondo.

Papis manca dalla griglia di partenza di una gara della Nationwide Sereis dal 29 agosto del 2010, quando proprio a Road America finì la sua gara contro le barriere grazie ad una mossa azzardata di Villeneuve nel finale, mentre era in lotta per il successo. Villeneuve sarà uno degli avversari che ritroverà sabato in pista, insieme ad un folto gruppo di giovani talenti ed esperti specialisti degli stradali. Dopo un 2011 travagliato in Camping World Truck Series con il Germain Racing, Papis è entrato a far parte, in veste di coach, di uno dei top team della NASCAR, il Richard Childress Racing, con il compito di far crescere giovani talenti della squadra, Austin e Ty Dillon, nonchè di sviluppare le Chevrolet per i circuiti stradali portate poi in pista da Harvick & Company.

Max ha anche raggiunto un accordo con Dick Johnson per prendere parte alla Gold Coast 600 della V8 Supercars Series al fianco di Steven Johnson sulla Ford Falcon #17 del Dick Johnson Racing, con l’obiettivo di disputare nel 2013 anche le altre gare della serie in cui è prevista l’alternanza di due piloti in vettura.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Max, che con il suo consueto carico di entusiasmo ci ha illustrato le sue aspettative per la gara di sabato e ha detto la sua anche sulla gara di Pocono della Sprint Cup Series, in cui a lottare per la vittoria sono stati due piloti con cui ha un rapporto particolare: Joey Logano e Mark Martin.

Quali sono le tue sensazioni e le tue aspettative in vista di Road America?

“Noi siamo convinti di esserci preparati al meglio e Porteremo in pista una delle ultime evoluzioni della vettura Nationwide per i circuiti stradali. E’ una macchina che è stata usata l’anno scoro in una gara su stradale a cui abbiamo apportato tutti gli ultimi aggiornamenti: è il massimo del nostro parco vetture da road course.”

“Quella di sabato sarà una gara tipica di un circuito stradale: quanto a velocità saremo in 4 o 5 a giocarcela, ma l’anno scorso alla fine ha vinto uno specialista degli ovali, per cui la velocità potrebbe non essere il fattore più importante. E’ anche vero che l’anno scorso si correva a Elkhart Lake per la seconda volta e non c’era molta esperienza in merito alle strategie. Quest’anno credo che i top team avranno le idee decisamente più chiare. Noi sappiamo esattamente cosa vogliamo fare durante la gara.”

“Per me è una bellissima opportunità fare parte del Richard Childress Racing e sono sicuro di avere in mano tutte le carte giuste per poter puntare alla vittoria. Per vincere occorre che un sacco di cose vadano per il verso giusto, ma noi ce la metteremo tutta!”

Quali sono gli aspetti più critici di Elkhart Lake?

“La stabilità in frentata è importantissima. I due punti principali sono curva 1 e curva 5, in fondo al rettilineo: una grande staccata che porta in un tornante dopo un rettilineo pazzesco. C’è chi lo vede come un punto rischioso e chi, come me, pensa che sia un tratto di cui approfittare per fare la differenza.”

Senti in qualche modo la tensione di quella che potrebbe essere il tuo unico appuntamento stagionale in NASCAR?

“Sinceramente no, mi diverto da matti! Ogni giro che faccio è un piacere, affronto la gara con determinazione, ma senza eccessiva pressione. Questa gara non cambia la mia carriera, ma potrebbe darmi una grandissima soddisfazione, ed è comunque solo un tassello nel programma molto più esteso che stiamo mettendo in piedi con il Richard Childress Racing, fatto di test, coaching e soprattutto di un futuro insieme. Non vado per giocarmi un posto in squadra perché la mia posizione è ben diversa da quella di un pilota, faccio parte dell’azienda ad un livello diverso, con il compito di far crescere i loro giovani piloti. Detto questo, sono sereno ma determinato, perché so di poter vincere.”

Ci puoi spiegare in cosa consiste il tuo ruolo da consulente nel Richard Childress Racing?

“Quello che facciamo è un lavoro ad ampio spettro, sono un coach, nel senso generale, come un allenatore della NBA o della NFL, e seguo in particolare Austin e Ty Dillon.”

“Ogni lunedì, martedì e mercoledì mi alleno co loro, principalmente in palestra e in bicicletta. Li ho anche inseriti nel programma che seguo con il Charmichael Training Center, il centro che segue anche LAnce Armstrong. Poi abbiamo un programma molto specifico: ogni lunedì pomeriggio, dalle 14 alle 16:30, abbiamo un technical meeting con Austin e il team, in cui analizziamo il video della gara, i pit stop, ascoltiamo la conversazione tra lui e il crew chief in gara e vediamo come migliorare un po’ tutti gli aspetti del weekend. Ogni settimana facciamo una sessione di lavoro psicologico incentrata sul mantenere la concentrazione e migliorare tutti gli aspetti che servono per essere il leader di un team. Questi ragazzi ovviamente hanno la velocità, ma altrettanto ovviamente, proprio perché sono giovani, devono imparare ancora tante cose per raggiungere gli obiettivi che possono e voglio raggiungere e il mio compito è dare loro i miei 25 anni di esperienza. Per gli stradali, ad esempio, abbiamo costruito una biposto speciale, che è sempre a nostra disposizione e andiamo una volta ogni due settimane in pista. Con varie telecamere sui piedi, sul volante e attraverso la telemetria possiamo analizzare per migliorarli nella guida sugli stradali. Questo è un po’ in generale l’obiettivo.”

“Io poi ogni fine settimana sono al circuito arrivo con l’aereo del team la mattina della gara. Gli ho insegnato come alimentarsi e come idratarsi prima della gara, tutte le cose che servono per essere un atleta. Durante la gara sono in radio con loro, prendo appunti, se vedo qualcosa che può essere determinante intervengo alla radio e i miei appunti fanno parte della nostra discussione post-gara del Lunedì. Per Ty stessa cosa, ma al martedì.”

Cosa ci puoi dire del tuo prossimo impegno australiano?

“Il contratto è firmato e rappresenterò la NASCAR nella Gold Coast 600. Guiderò per il Dick Johnson Racing la Ford Falcon FG Jim Beam #17 in coppia con Steven Johnson, uno dei piloti più conosciuti in Australia. L’obiettivo è di ripresentarmi al meglio su una pista che mi è cara, perché l’ultima volta che sono stato a Surfers Paradise sono salito sul podio. Poi voglio andare a esplorare questo mondo, perché non mi dispiacerebbe fare il c-pilota per le gare endurance in futuro. E’ un mondo molto speciale, è la NASCAR d’Australia.”

[quote_right]“Per me è una bellissima opportunità fare parte del Richard Childress Racing e sono sicuro di avere in mano tutte le carte giuste per poter puntare alla vittoria. Per vincere occorre che un sacco di cose vadano per il verso giusto, ma noi ce la metteremo tutta!”[/quote_right]

Ti attira l’idea di correre a Mount Panorama?

“E’ uno dei miei obiettivi, è uno dei perché di questa nuova esperienza australiana. Punto a essere a Bathurst l’anno prossimo perché è una delle piste più carismatiche del mondo. Ci sono due gare che vorrei disputare in futuro, la 24 ore del Nurburgring e la 6 ore di Bathurst.”

A Pocono in Sprint Cup si sono giocati la vittoria due piloti con cui hai un ottimo rapporto: Joey Logano e Mark Martin. Quali sono le tue impressioni in merito alla gara?

“Finalmente ho visto Joey Logano come lo conosco io: una persona determinata, che quando ha avuto bisogno di spostare Mark Martin lo ha fatto. E’ una cosa che gli ho chiesto difare tutto l’anno scorso. Credo che ora abbia intorno le persone giuste per poterlo fare, per avere la sicurezza necessaria. La cosa più bella è stata che domenica dopo la gara – ci sentiamo sempre dopo le corse – mi ha detto ‘La cosa che più mi dispiace è che tu non sia qui con me oggi, perché sei una parte importantissima di questa mia vittoria.’ Questa è una cosa bellissima da sentire da parte di un altro pilota, è una mia soddisfazione personale. Ovviamente Mark Martin non aveva la macchina per andare a vincere, ha fatto la differenza lui come pilota. E’ stata una battaglia leale, Joey si è comportato da veterano e Mark si è comportato… da Mark Martin, uno che sputa sangue fino all’ultima curva.”

Pensi che Joey si sia finalmente sbloccato anche in Cup?

“Bisogna dargli ancora tempo, perché ha un nuovo crew chief e devono tornare sulle piste per la seconda volta per poter veramente raccogliere i frutti di quanto seminato fino ad ora. Però se sei veloce, sei veloce, non è che se vinci in NNS in Cup fai schifo. Joey è fortissimo, ma il livello di competitività della Cup è spaventoso e secondo me il Joe Gibbs Racing non è attualmente al livello dell’Hendrick Motorsports o del Richard Childress Racing. Sono un pochino altalenanti e Joey non ha in mano il top del top del top. Però il fatto che lui abbia dimostrato di poter vincere come Kyle Busch e Denny Hamling ha fatto capire a Mr. Gibbs che si può e si deve puntare su di lui. Sono contento che abbiano dato a Joey la possibilità di fare la voce un po’ più grossa.”

Per quanto riguarda il Richard Childress Racing, sembra che Hendrick Motorsports e Roush Fenway Racing al momento abbiano qualcosa in più. Cosa manca, se qualcosa manca, al vostro team?

“C’è ancora un po’ da lavorare sulla nuova EFI per la Sprint Cup, mentre in Nationwide Series e Sprint Cup Series siamo uno dei top team, se non IL top team. E’ anche vero che in Cup Kevin Harvick ha cambiato crew chief e ci vuole um po’ di tempo per mettere a posto i dettagli. Se l’anno scorso avevamo un piccolo vantaggio motoristico, quest’anno l’abbiamo perso e forse siamo anche leggermente indietro. Sono stato a provare una macchina del team Hendrick settimana scorsa, su uno stradale, e dopo aver provato tutte e due ho un’idea piuttosto chiara di dove possiamo e dobbiamo migliorare.”

Quali sono le tue prospettive per il resto della stagione? Possiamo sperare di vederti nuovamente in pista in NASCAR prima della fine del 2012?

“L’obiettivo è quello di essere in pista per Childress in almeno due o tre gare verso la fine dell’anno e stiamo lavorando tutti con questo obiettivo in mente. Non c’è niente di scritto o di deciso, ma sono sicuro che gli sto dando tutte le ragioni per far sì che questa cosa funzioni.

Un saluto a tutti i fans italiani della NASCAR, a presto!”

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