Dakar 2014 – “From zero to Hero”

Terminata la Dakar 2014, con un po’ di rimpianto ogni appassionato della maratona tra le dune si cala nuovamente nella propria routine quotidiana in attesa della prossima competizione. Celebrati i vincitori, appianati i dissidi, sembra non vi sia più nulla di cui parlare riguardo l’edizione di quest’anno. Ma siete proprio sicuri di non esservi persi nessun episodio, tra una tappa e l’altra, degno di nota? Niente paura, Motorsport Rants vi propone in esclusiva alcuni brevi racconti relativi ai fatti più curiosi, appassionanti, toccanti e particolari raccolti giorno dopo giorno sotto il torrido sole sudamericano!

– Marcos Patronelli: pochi secondi per decidere

A volte non basta la semplice esperienza per essere certi di restare fuori dai guai, a maggior ragione se parliamo di una corsa come la Dakar. A testimonianza di ciò parla Marcos Patronelli, argentino, vincitore nel 2010 e nel 2013 della corsa sudamericana nella categoria riservata ai quad e candidato alla vittoria per l’edizione 2014. Tuttavia quest’anno, durante il terzo giorno di gara, partito con la chiara intenzione di vincere la tappa per riportarsi in testa alla graduatoria, Marcos si è ritrovato a percorrere il tratto in altura nella provincia di San Juan a velocità piuttosto sostenuta mentre si profilava velocemente all’orizzonte il contorno di un burrone. Senza la possibilità di ridurre l’andatura, il portabandiera argentino si è lanciato giù dal quad in corsa, che ha terminato il folle volo 600 metri più in basso, completamente distrutto. La prontezza di riflessi ha di certo salvato la vita al giovane campione: la Dakar, a volte, perdona.

– Il naufragio della flotta a stelle e strisce

Si era parlato molto nei giorni precedenti la partenza della corsa delle due punte di diamante statunitensi della categoria auto, ovvero l’ex NASCAR Robby Gordon e l’esperto BJ Baldwin, già vincitore della Bahia 1000 in passato. Eppure raramente i due portacolori della nazione americana sono riusciti a far apparire il proprio nome nelle zone alte della classifica, subendo tappa dopo tappa distacchi imbarazzanti, anche considerando le rosee aspettative con cui avevano intrapreso l’avventura. Nessuno dei due ha potuto vedere il traguardo di Valparaiso, entrambi fermati dalla sfortuna, materializzatasi sotto forma di continui problemi tecnici ai mezzi tra le dune argentine. Andrà meglio l’anno prossimo per la selezione americana? La Dakar attende i campioni, i fan aspettano il responso.

– La favola a metà della PanDakar

Giulio Verzeletti, Antonio Cabini. Due nomi che ai più non dicono nulla, ma che per gli appassionati portano alla mente due personaggi del mondo dei motori che da anni rendono fiera l’Italia ed affascinano il mondo con la loro partecipazione alla Dakar, categoria auto, a bordo di una Panda. Ogni anno l’obiettivo è lo stesso: gioire assieme al termine del più massacrante Rally Raid del mondo. La favola del 2014 dei due eroi della penisola si è però conclusa tra il deserto ed il fesh della tappa 11, complice la rottura di un mozzo. Purtroppo per i due alfieri del team Orobica Raid non c’è stata alternativa che il ritiro, accompagnato comunque da elogi in tutte le lingue, frutto come sempre del sostegno di migliaia di appassionati. La Dakar, si sa, è anche questo.

– Eric Marti: quando l’angelo custode si chiama Gerard Farrès

I protagonisti di questa avventura sono i due motard Eric Marti e Gerard Farrès, spagnoli, entrambi impegnati a competere sotto il sole argentino per conquistare un briciolo di gloria nel durissimo Rally Raid sudamericano. Eroi pronti a tutto, certo, ma probabilmente non al fatto che il primo dei due si sarebbe ritrovato nudo, delirante e in severo stato di disidratazione in mezzo al deserto, implorando l’aiuto dell’altro, fortunatamente di passaggio nelle vicinanze. Per quanto possa sembrare strano, durante la quinta tappa della corsa è avvenuto proprio quanto detto, con il giovane Eric vittima di un guasto alla propria moto e costretto a sostare inerme sotto il sole. Mentre la vista si faceva sempre più annebbiata a causa della calura e nessun pilota si fermava per portargli aiuto, Eric cominciava ad urlare furiosamente, in preda ad un tipico delirio causato da caldo e mancanza di liquidi. Almeno per una volta la Sorte ha però teso l’orecchio e si è materializzata nella figura di Gerard Farrès, che ha abbandonato la corsa per fermarsi accanto al compagno. Una vota posto Eric all’ombra e datagli la propria acqua, Gerard ha atteso l’arrivo dei soccorritori, per poi riprendere la propria corsa. Il suo nome non comparirà nelle zone alte della classifica, ma resterà impresso nella memoria di molti. Ed Eric Marti sarà uno di questi.

– La maledizione della vittoria

Chi ben comincia è a metà dell’opera! Purtroppo nel mondo dei valori capovolti della Dakar anche questo detto perde tutto il proprio contenuto di verità, almeno secondo quanto testimoniano le vicende parallele di Carlos Sousa, portoghese, e Sam Sunderland, britannico. Il primo, al volante del proprio Haval, ha sorpreso tutti durante la prima tappa della competizione: nonostante avversari ben più blasonati quali il pluricampione transalpino Peterhansel, il qatariota Al-Attiyah o gli spagnoli Roma e Sainz, egli è riuscito a coprire il tragitto iniziale con il tempo migliore di tutto il plotone, cogliendo un’insperata vittoria di giornata. La mattinata seguente un piccolo giro alla Ruota della Fortuna decideva però che la Dakar del portoghese poteva già terminare in mezzo alla rovente distesa sabbiosa del territorio argentino. Sorte simile è toccata ad una delle sorprese della categoria moto, Sam Sunderland: l’inglese, vincitore della tappa numero 2 con una meravigliosa prestazione si è dovuto arrendere al volere del motore della sua Honda, solo due giorni più tardi.

– Dalla Polonia con onore: il trio delle meraviglie

Scorrendo la classifica finale della categoria auto, a seguire i soliti nomi noti dei campioni della specialità, la vista di tre piloti non può non attirare l’attenzione dell’appassionato: i nomi di Holowczyc, Dabrowski, Kaczmarski e, in parte, Malysz sono la concreta testimonianza della crescita di una nazione come la Polonia, mai vincitrice in nessuna categoria alla Dakar, in una corsa di portata internazionale. Approfittando dei ritiri di altri protagonisti, Sainz su tutti, i polacchi sono riusciti a tener testa a numerosi avversari giungendo a sfiorare la top 5 ed occupando con prepotenza le posizioni numero 6, 8 e 9 della generale. A conferma di quanto detto si pongono il secondo posto di Sonik nella categoria quad e la sesta piazza artigliata da Przygonski nelle moto.

– De Rooy vs Russia: uno contro tutti

La travagliata assegnazione del titolo di vincitore nella categoria camion al russo Karginov ha fatto molto discutere appassionati ed addetti ai lavori ma tuttavia non ha scontentato nessuno. Nessuno? Beh, forse qualcuno non è rimasto proprio soddisfatto dell’azione post-gara compiuta dai giudici. E, per la precisione, il nome del “qualcuno” in questione è quello del belga Gerard de Rooy, dominatore di gran parte dell’edizione 2014 e tuttavia secondo, tradito da una foratura e, a sua detta, dai commissari. Ma ricapitoliamo con ordine: durante la prima tappa, il Kamaz guidato dal russo Mardeev si inclina lungo il percorso fino a capottarsi. Con un gesto di raro altruismo De Rooy e il suo team aiutano gli avversari a ripartire, venendo ricompensati a fine giornata con la sottrazione dei minuti persi nella buona opera. Fin qui tutto bene. Tuttavia, nella tappa conclusiva, i ruoli vengono ad incrociarsi quando la mini del cinese Zhou si ritrova ad ostruire la via e De Rooy la ignora tirando dritto verso il traguardo nel tentativo di recuperare la vittoria. A fermarsi per aiutare l’asiatico è il russo Karginov, avversario diretto di De Rooy, che, una volta compiuta l’operazione, riparte chiudendo staccato alle spalle del belga. I commissari, applicando lo stesso favore anche al russo Karginov, gli sottraggono il tempo impiegato a soccorrere Zhou, rendendolo il vincitore ed attirando le veementi proteste di De Rooy. Chissà che un giorno non sia proprio la Dakar ad insegnare al belga il vero significato della parola altruismo…

– Le lacrime di Goncalves

L’ultima favola ha come sfortunati protagonisti il portoghese Paulo Goncalves e la sua Honda, con la collaborazione da spettatore dello spagnolo Pedrero Garcìa. Al km 143 della tappa numero 5, a causa di sterpaglie ed arbusti incastrati nella moto del portoghese, la Honda prende fuoco costringendo il pilota a fermarsi. Invano il centauro tenta di spegnere l’incendio con la sabbia, mentre le fiamme cominciano ad avvinghiare la moto in una morsa. Servirebbe l’aiuto di un compagno, pare, mentre si ingrandisce all’orizzonte la figura di un altro motociclista. Goncalves si sbraccia, chiede aiuto. Pedrero Garcia gli passa accanto, volta lo sguardo, nota le fiamme ed accelera. L’animale ha vinto sull’uomo, l’egoismo trionfa sulla bontà d’animo. Il portoghese si dispera: l’immagine di quell’uomo, inerme, con le lacrime che gli rigano il volto, inginocchiato davanti alla moto tocca nel profondo il cuore di chiunque. Per Goncalves il ritiro è l’unica via e la Dakar del portoghese termina in una nuvola di fumo. Ma è il karma a rimettere in ordine la situazione: il giorno seguente Pedrero Garcìa, terzo nella generale, è al comando provvisorio della tappa, quando una caduta lo ferma in mezzo al deserto. Solo, in difficoltà, perde ogni speranza di vittoria tra le dune, attendendo quell’aiuto che solo poche ore prima aveva negato ad un compagno. Anche la Dakar, molto spesso, insegna a vivere.

 

Fabio Valente