Peugeot 3008 DKR – Analisi

Peugeot nel corso degli ultimi anni ha scelto di onorare un glorioso passato nelle competizioni off-road, investendo considerevoli risorse nella partecipazione al più celebre dei rally raid: la Dakar.

L’obiettivo di tornare al trionfo, dopo i 4 successi consecutivi conquistati tra l’87 e il ‘90, è stato centrato lo scorso anno quando Stéphane Peterhansel ha conquistato l’impervio entroterra sud-americano a bordo della 2008 DKR.

Riaffermarsi anche nell’edizione 2017 però era tutt’altro che scontato, così per difendere il titolo la casa francese ha ingaggiato quattro piloti dal curriculum di grande spessore (Loeb, Sainz, Despres e lo stesso Peterhansel) affidandogli la nuova 3008 DKR. E solo dopo oltre 9000 estenuanti chilometri attraverso Paraguay, Bolivia e Argentina è arrivato il verdetto. La tenace vettura parigina ha monopolizzato il podio finale, sbaragliando gli avversari con una memorabile tripletta.

Andiamo quindi a conoscere da vicino l’auto che ha dominato la Dakar 2017.

Telaio: Tubolare, con carrozzeria in fibra di carbonio
Aspirazione: Limitata a 38 mm
Motore: V6 biturbo diesel, 3 litri, 24 valvole, in posizione centrale posteriore, angolo tra le bancate 60°
Potenza: 340 cv (250 kW)
Coppia: 800 Nm
Velocità massima: Oltre 200 km/h
Limitatore: 5000 rpm
Lubrificante motore: Total Quartz 10 W 50
Trasmissione: Cambio manuale sequenziale a 6 rapporti montato longitudinalmente, trazione posteriore
Lubrificante trasmissione: Total 755 HPX 80 W 140
Sospensioni: indipendenti a quadrilateri articolati, anteriori e posteriori, molle elicoidali (una
per ruota) e ammortizzatori regolabili (due per ruota), corsa delle sospensioni 460 mm, barre antirollio anteriori e posteriori
Sterzo: Servosterzo idraulico
Freni: Dischi autoventilanti da 355 mm, pinze in lega leggera a 4 pompanti attuati idraulicamente
Ruote: Cerchi in magnesio forgiati, 17 x 8.5 pollici, pneumatici BFGoodrich All-Terrain T/A KDR2 (37/12.5 x 17)
Dimensioni: Lunghezza 4312 mm, larghezza 2200 mm, altezza 1799 mm

La vettura è ispirata al suv 3008 (a cui è stato assegnato recentemente il discusso titolo di Car Of The Year). Ma fatta eccezione per alcuni dettagli estetici, come gruppi ottici e calandra, sono per ovvie ragioni due veicoli completamente differenti.

Il punto di partenza è stato la vincente 2008 DKR, ma durante gli otto mesi di sviluppo è stato rivisto e migliorato gran parte dell’auto. In particolare sospensioni, aerodinamica, distribuzione dei pesi e sistemi di raffreddamento hanno ricevuto grande attenzione da parte degli ingegneri.

Come sottolinea Bruno Famin (direttore Peugeot Sport e team manager della compagine francese alla Dakar) sarebbe stato sicuramente un errore cancellare quanto di buono fatto nel 2016.

Il risultato però è molto più di un banale aggiornamento in vista della nuova stagione.

Il telaio per esempio è estremamente simile a quello della 2008 DKR, ma è stato notevolmente rinforzato nei punti critici e presenta attacchi differenti per poter ospitare la geometria delle nuove sospensioni.

Larghezza e interasse rimangono quindi le stesse dello scorso anno, mentre la lunghezza è leggermente aumentata a causa della nuova carrozzeria.

Le modifiche al propulsore invece non sono state un’idea del team francese, ma dettate da una decisione FIA atta a bilanciare le prestazioni. L’aspirazione del 3 litri V6 turbodiesel infatti è stata ristretta a 38 mm (contro i 39 mm del 2016), mentre sui motori benzina degli avversari si è lasciato il restrittore dello scorso anno. E se ad un occhio poco esperto 1 mm di differenza sulla flangia d’ingresso dell’aria può sembrare poco rilevante, corrisponde in realtà a circa una ventina di cavalli. Potenza che è stata poi in parte recuperata tramite l’utilizzo di mappature più aggressive. E di fatto, cronometro alla mano, le prestazioni sono state tutt’altro che deludenti, tanto che, complici anche i problemi di affidabilità dei Toyota Hilux, le lamentele di Peugeot si sono rapidamente placate. 

A livello meccanico però il motore non ha subito alcuna modifica.

Le turbine invece sono state ottimizzate per garantire ai piloti una migliore risposta quando necessaria, poco lag e tanta coppia in basso era l’obiettivo, conseguito facendo lavorare una sola turbina ai regimi più bassi ed entrambe a rpm elevati.

Il peso è sempre un fattore fondamentale quando si tratta di motorsport. Al contrario di quanto ci si aspetterebbe però sulla 3008 DKR è aumentato di 10 kg rispetto alla vettura 2016, per l’introduzione del sistema dell’aria condizionata capace di garantire sempre ai piloti le migliori condizioni di guida possibili. L’abitacolo è infatti pressurizzato e climatizzato, permettendo di tenere polvere e caldo all’esterno. Un pò del peso extra è stato poi recuperato nell’impiego di materiali più leggeri nell’involucro della trasmissione e da un alleggerimento della carrozzeria. Inoltre il baricentro della vettura è stato notevolmente abbassato.

Ad ogni modo il peso totale rimane comunque inferiore per regolamento a quello degli avversari che sfruttano la trazione integrale.

Analogamente alla vettura del 2016 infatti, il nuovo veicolo utilizza una trazione solamente posteriore invece di un più tradizionale 4×4. Che sebbene non sembri la scelta più ovvia per un rally di oltre 9000 km, è dovuta ancora una volta dal regolamento tecnico, che consente ai veicoli con un solo asse motrice di montare ruote più grandi (940 mm invece di 810 mm) ed una corsa massima delle sospensioni maggiore di 210 mm, che si traducono in maggiori angoli di attacco e un’altezza da terra superiore.

La 3008 DKR è stata anche sviluppata per migliorare ulteriormente la stabilità ad alte velocità sullo sterrato e il trasferimento di carico durante frenate e accelerazioni. Caratteristiche ottenute anche attraverso la nuova geometria delle sospensioni.

Un punto fondamentale della vettura è sicuramente il sistema di raffreddamento. Come insegnano i libri infatti dissipare efficacemente il calore si traduce in performance e affidabilità. I flussi d’aria verso radiatore e intercooler sono stati a lungo oggetto di studio ed ottimizzati, anche se non è certo facile migliorare la portata d’aria per il raffreddamento senza aumentare eccessivamente la resistenza all’avanzamento. Nella ricerca del perfetto compromesso è stato fondamentale l’utilizzo della galleria del vento Peugeot e le numerose analisi CFD. La carrozzeria è stata quindi disegnata puntando prima di tutto sull’efficienza. “Ad oltre 200 km/h sulla sabbia, l’aerodinamica gioca un ruolo tanto importante quanto su un prototipo a Le Mans che percorre il rettilineo Mulsanne ad oltre 300 km/h” ha spesso ricordato Famin.

Infine in questa tipologia di competizioni, un importante fattore da tenere in considerazione è il consumo di carburante. Il V6 twin turbo percorre in media poco più di 2 km con un litro di gasolio, che per le prestazioni che riesce a sviluppare è un dato estremamente positivo, che rappresenta un notevole vantaggio rispetto ai motori a benzina dei rivali. Soprattutto nei lunghi stage da oltre 600 km introdotti nell’edizione 2017, i bassi consumi e il serbatoio da 400 litri sono stati una risorsa di non poco conto.

Come annunciato in Febbraio è previsto un cambio di regolamento per la Dakar 2019. E’ stato deciso che ogni vettura iscritta alla categoria ‘auto’ dovrà essere a trazione integrale e montare un propulsore a benzina con specifiche ben definite dal regolamento, in modo da equilibrare più facilmente le prestazioni dei vari concorrenti e garantire un limpido futuro alla competizione.

Per l’edizione 2018, la 40esima, si potranno invece iscrivere le medesime vetture del 2017 e dunque l’auto da battere sarà proprio la 3008 DKR.

Per il futuro poi si vedrà, perchè sembrerebbe che in casa Peugeot non tutti siano convinti a continuare con il dispendioso programma, nonostante i successi. E l’annuncio del nuovo regolamento ha sicuramente alimentato lo scetticismo tra i leader della casa francese.