WRC Review: Ogier fa da se, VW fa per tre

ogier argentinaUn solo uomo, un solo equipaggio, una sola vettura. Identificati meglio come Sebastien Ogier, Julien Ingrassia e Volkswagen Polo R WRC. Fate uno più uno e il resoconto della stagione 2015 del mondiale rally è pronto nelle vostre mani. Il binomio perfetto, o trinomio se preferite, che ha dominato nel modo più assoluto la scena iridata lasciando poche e ridottissime briciole agli avversari. Tre partecipazioni ufficiali in tre anni e tre titoli, o meglio, sei se si considerano insieme piloti e costruttori. E anche questo 2015 ha avuto lo stesso copione delle precedenti due stagioni, con l’armata di Wolfsburg che ha annichilito la concorrenza insieme all’equilibrio e all’incertezza del campionato. In un certo senso, sembra che i tedeschi stiano portando avanti l’incredibile capolavoro iniziato dai colleghi della Citroen e da Loeb. Di sicuro in Francia possono essere orgogliosi del loro vivaio rallystico: il titolo piloti è segregato nei confini transalpini dall’ormai lontano 2004.

Ed è proprio dal confronto tra i due “extraterrestri” francesi che prende il via la stagione 2015. Al Montecarlo si è presentato infatti anche il nove volte campione del mondo Loeb, a bordo dell’inseparabile Citroen. La casa francese, come accade ormai da un paio di anni, ha messo su un programma parziale di gare per il suo pupillo. Un’amore che non vuole affievolirsi. Si inizia dunque con i fuochi d’artificio, con Loeb non si è certo dimenticato come si guida un’auto da rally e vince cinque delle prime sette prove speciali, prima di andare a sbattere da solo in quella successiva. L’errore del francese spalanca le porte alle Volkswagen, che mettono a segno la prima e indiscutibile tripletta dell’anno con Ogier che si “accontenta” di vincere una sola ps. Al coronamento del trionfo tedesco nella suggestiva atmosfera del primo rally iridato stagionale, ci pensano gli scudieri Latvala e Mikkelsen mentre il primo degli altri è Ostberg con la DS3 in versione 2014 attardato di quasi tre (!) minuti.

Forse scudiero non è la parola adatta per descrivere il norvegese della Volkswagen, che sulla neve e sul ghiaccio della Svezia mette in tavola le sue migliori carte. Latvala regala a tutti i fans uno spettacolo incredibile, come pochi se ne sono visti negli ultimi anni, insieme a Ogier e Neuville, che porta sugli scudi la sua Hyundai i20. Al termine del rally è però ancora il transalpino campione in carica a mettere le mani sulla vittoria, strappata con le unghie e con i denti. Ogier ha sfruttato una sorta di…scambio di favori tra i due alfieri della Polo. Prima sbaglia Ogier, poi Mikkelsen il quale vedeva all’orizzonte il traguardo miracoloso della prima gioia iridata che invece finisce nelle mani del compagno di squadra grazie anche a un tempo stratosferico nella power stage dal pilota di Gap. Strabiliante, aggressiva, commovente la prestazione di Thierry Neuville che conduce la sua i20 fino al secondo posto finale danzando con grazia mista a cattiveria tra i muri di neve svedesi facendo sognare la casa coreana e mostrando tutto il suo immenso talento.
In Messico non c’è due senza tre, cambiano le condizioni, cambia il fondo ma al comando c’è sempre lui. Anche in Sud America Ogier fa il vuoto in una gara molto diversa da quella svedese, dove Neuville e Latvala sono costretti a salutare la compagnia con un deciso anticipo sui piani. Sebastien da una vera e propria lezione di guida a tutti, in un rally caratterizzato dal ritorno della Citroen sul podio con Ostberg, secondo, e Mikkelsen, terzo con la Polo.

In Argentina arriva la prima e forse inaspettata sconfitta delle Volkswagen con gli esemplari di Ogier e Mikkelsen afflitti da insoliti problemi tecnici, mentre Latvala conferma di essere in piena crisi compiendo l’ennesimo errore della sua travagliata stagione. Ad approfittarne sono, a sorpresa, le Citroen, tornate alla ribalta conquistando una sbalorditiva doppietta, con Kris Meeke che a trentasei anni vince la sua prima gara mondiale davanti al compagno Ostberg. L’Argentina mostra tutti i pro e i contro delle vetture del “Double Chevron”: le DS3 ufficiali dimostrano buone doti dinamiche e velocistiche ma poca costanza, a causa dei fallosi e frequenti errori dei suoi piloti. Vale più o meno lo stesso discorso per Thierry Neuville, il quale, dopo aver stupito il circus iridato in Svezia, non solo non riuscirà più a ripetersi ma comincerà una inaspettata fase calante culminata con il quasi ‘siluramento’ minacciato dai vertici Hyundai. La situazione, per il  belga, inizia a farsi complicata già in Sardegna, quando viene beffato dal giovane compagno di squadra Hayden Paddon per il secondo posto assoluto.

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In Portogallo si consuma la seconda e maestosa tripletta della stagione per Volkswagen, con Latvala che trova temporaneamente il bandolo della matassa precedendo Ogier e l’altro nordico Mikkelsen. In casa Citroen Meeke dimostra di essere molto in palla dopo il successo sudamericano e si conferma come seconda forza con la sua DS3. La gloria di Latvala non dura però a lungo, visto che in Sardegna si ritrova a rimuginare con i suoi consueti errori di guida lasciando la porta aperta a Ogier per il suo quarto successo su sei gare.

Questo è proprio uno degli argomenti più caldi su cui discutere; Jari-Matti è stato sempre considerato un big del mondiale rally, uno che prima o poi sarebbe arrivato all’alloro iridato ma forse ora questa convinzione non c’è più. Il finnico ha avuto una grande opportunità con la macchina migliore del lotto, ma da tre anni a questa parte, il titolo piloti lo ha visto solo col binocolo. Emblematico è stato il rally di Germania dello scorso anno durante il quale aveva la concreta possibilità di ridurre sensibilmente il margine in termini di punti da Ogier, ma tutto è stato buttato alle ortiche. Ed è la stessa medesima cosa che è accaduta quest’anno, nel quale ha conquistato la miseria di 19 punti nei primi quattro rally iridati con errori a ripetizione anche quando si trovava a correre libero da tensioni e pressioni (vedi il Galles). Insomma, si sta costruendo – o forse si è già affermata – la convinzione che Jari-Matti sia un pilota da “rally singolo”,che può lottare per la vittoria assoluta di un rally ma mai per un titolo piloti; d’altronde all’alba dei trent’anni è difficile immaginarsi una piena maturazione. In mezzo a questa analisi non sfugge sicuramente il fatto che Latvala sia uno dei piloti più spettacolari a livello di guida del mondiale, quindi godiamocelo! Anche perché “JML” si è preso la consolazione di “re della velocità”, vincendo il rally di casa in Finlandia che verrà ricordato come quello più veloce di sempre con quasi 126 km/h di media; resta sempre una pur magra soddisfazione in confronto al titolo assoluto che però ha messo in mostra i grandi numeri che le moderne WRC hanno raggiunto negli ultimi anni, dimostrando che per guidare al limite queste vetture ci vuole sempre e comunque un gran pelo sullo stomaco.

A proposito di moderne WRC, un capitolo a parte lo merita Hyundai; la casa coreana ha avuto una stagione che definire travagliata sarebbe riduttivo. Il programma del team di Michael Nandan prevedeva il debutto verso metà stagione della nuova i20 cinque porte che però, come ben sappiamo, esordirà al rally di Montecarlo 2016. Cosi i piloti ufficiali hanno proseguito l’avventura nel mondiale con la i20 tre porte non senza difficoltà, anzi; come abbiamo precedentemente anticipato, Neuville non ha certo disputato una seconda parte di stagione con i fiocchi. In Germania, il belga perde il confronto diretto col compagno di squadra Sordo per il quarto posto dopodiché inizia una lunga e preoccupante serie di errori, prima in Corsica poi in Spagna per culminare poi in Galles dove viene anche “scaricato” dalla squadra ufficiale e chiude con una amara ciliegina sulla torta capottando la sua i20 e finendo la stagione a ruote all’aria. Percorso inverso per il “kiwi” Hayden Paddon che inizia la stagione nel ruolo di riserva, se possiamo definirla cosi, per poi sovrastare il più blasonato compagno di squadra soffiandogli nell’ultimo rally il posto come caposquadra. Altrettanto altalenanti sono le prestazioni di Dani Sordo che ha trovato gloria nella gara di casa in Spagna, conquistando l’unico podio personale. Insomma, in mezzo a tutta questa confusione la casa coreana parte per la prossima stagione con il ruolo di “ammazzaPolo”, mandando in pensione la i20 (almeno nel mondiale) tre porte dopo sole due annate. Molte incognite, tanti interrogativi; ce la faranno? Risposta al Montecarlo.

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Di sicuro del “killer” Volkswagen non ne abbiamo avuto tracce in questo 2015 con Ogier che vince in Sardegna, Polonia, Germania, Australia e Galles mentre anche Latvala e Mikkelsen trovano i loro momenti di gloria con il finnico re di Corsica e di Finlandia e il norvegese che trionfa in Catalunya sfruttando uno dei rarissimi errori di Ogier, reo di uno sbaglio nella power stage con la vittoria ormai in tasca. Ordinaria amministrazione direte voi, lo spazio per gli avversari è limitatissimo, Citroen e Ford comprese; non abbiamo ancora citato le vetture gestite da M-Sport le quali hanno affrontato questa stagione facendo affidamento su due giovani talenti quali Elfyn Evans e Ott Tanak. In casa di Malcolm Wilson si sono presentati, in un certo verso, gli stessi problemi della Citroen; piloti a tratti molto veloci e performanti ma molto propensi all’errore. I risultati di rilievo non sono mancati con due podi per il britannico in Argentina e Corsica e uno per l’estone con il terzo posto in Finlandia ma il magazzino della M-sport era sovraffollato dalle scocche distrutte delle Fiesta. Impossibile non citare l’incidente di Tanak in Messico dove è stato sfortunato protagonista di un “tuffo” in un lago situato a bordo prova speciale. Forse saranno stati soprattutto i frequenti crash la causa del momentaneo appiedamento dei due giovani driver.

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Anche in Citroen non navigano in acque tranquille e nonostante il buon finale di stagione dei due alfieri del Double Chevron, la notizia della non partecipazione al mondiale 2016 è stata presa un po’ di stupore; effettivamente sono poche le soddisfazioni che la casa di Satory è riuscita a togliersi negli ultimi tre anni e la voglia di riprendere il filone interrotto con l’addio di Sebastien Loeb ai rally è parecchia. Potrebbe essere la scelta giusta dedicarsi anima e corpo a un nuovo progetto, magari con un clamoroso ritorno dell’ “extraterrestre” che ha reso grande la casa transalpina. Difficile, direi impossibile, ma sognare non costa nulla.

In mezzo a tutto questo putiferio, restano come unici punti fermi sempre e soltanto loro: Sebastien Ogier e Volkswagen. In questo 2015 hanno superato a livello di titoli leggende assolute come Walter Rohrl, Carlos Sainz, Marcus Gronholm e mettono nel mirino mostri sacri come Juha Kankkunen e Tommi Makinen; sicuramente nella testa dei capi Volkswagen e soprattutto in quella di Ogier si fa avanti il pensiero di agguantare il record di sua maestà Loeb. Sappiamo benissimo che nel motorsport le cose possono cambiare da un giorno all’altro, ma la strada è segnata.

Waiting for Montecarlo.

Alessio Sambruna