Back to the Future: “F1: I maestri di ieri, gli insegnamenti del domani”

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E’ il primo d’Aprile. Un giorno come altri, non fosse per la tradizione popolare, che vuole questo giorno associato al culto dello scherzo e della risata, delle risa e dello scherno nei confronti di amici e colleghi. Per quanto il Motorsport non abbia regalato troppi scherzi in questo giorno, le frasi e le citazioni dei personaggi che ne hanno fatto la storia si sprecano. Il mondo della Formula 1 non ha mai fatto eccezione, regalando giorno dopo giorno, anno dopo anno, continue frecciatine e battute tra piloti, eterni amici e nemici dentro e fuori dal tracciato. Tra spiccato umorismo e sano e reciproco rispetto, ecco le migliori perle degli eroi della disciplina, a dimostrazione che, tra una gara e l’altra, si è sempre in tempo per strizzare l’occhio all’avversario.

Per cominciare c’è chiaramente l’imbarazzo della scelta: tuttavia la citazione che più incarna lo spirito di competizione farsesco e divertente che si estendeva anche fuori dalla pista è probabilmente quella che si deve all’italiano Michele Alboreto. Chiamato ad esprimersi su Nigel Mansell affermò senza mezzi termini che “sulla Williams dell’inglese l’unica cosa intelligente erano le sospensioni”. Forse più diplomatico si rivelò invece essere Eddie Cheever, quando subì lo smacco della Ferrari, che gli preferì Villeneuve per la stagione 1979: “Questo Gilles sarà molto bravo, – esclamò l’americano – almeno spero…”. Anche Derek Warwick, senza mezzi termini, non si censurò nel definire il francese Arnoux un “maledetto idiota” a seguito di qualche screzio avvenuto in pista.

Non mancavano tuttavia anche le numerose frasi d’elogio che i piloti si scambiavano in varie circostanze: Stirling Moss non esitò a definire il pluri-campione argentino Fangio come colui “che poteva sempre andare un po’ più veloce di te e più a lungo di te”. Anche il padre di Nico Rosberg, Keke, ha intessuto lodi per il collega francese Alain Prost: “pensavo di essere il pilota più veloce del mondo fino a quando non sono andato alla McLaren e ho trovato Alain Prost”. Resta stupenda la dichiarazione del ferrarista Froilan Gonzalez, che esclamò di non essere dispiaciuto di “correre per il secondo posto, dal momento che Fangio era semplicemente il migliore”. Con la sua innata arguzia, Colin Chapman si espresse invece su Jim Clark, spiegando con il sorriso sulle labbra che “l’unico uomo che può battere Jim Clark è Colin Chapman”: un velato complimento tanto all’inglese quanto a se stesso.

L’elogio forse più bello e sincero è però quello che Gerard Berger rivolse ad Ayrton Senna al termine di una gara dell’annata 1988, dominata dal talento brasiliano. Le parole di Berger: “Oggi Ayrton aveva una vettura che sulla carta era più lenta di un secondo al giro rispetto alla concorrenza. E tutti sapevamo che non avrebbe potuto battere la concorrenza. Il novantanove per cento dei piloti avrebbe accettato la situazione dicendo: ‘Bene, la prossima settimana avremo un nuovo motore e allora saremo lì.’ Per Aryton, naturalmente, non è stato così. Lui pensa che deve essere sempre il più veloce e lo fa. E non è solo un sogno. Lo ha appena fatto davanti a noi.”

Ma tornando alle amichevoli rivalità non può che far sorridere gli amanti della disciplina la dichiarazione rilasciata da Tony Rudd, ai tempi dei suoi trascorsi in Lotus: riferendosi al pilota Pedro Rodriguez, si espresse così: “Come la maggior parte dei piloti provenienti dai paesi tropicali, Pedro Rodriguez non capisce che quando piove le piste sono scivolose e pericolose e che bisognerebbe rallentare”. Degna di nota è anche la risposta che il campionissimo J.M. Fangio regalò a Johnny Claes, quando entrambi gareggiavano al volante di una Maserati: alla domanda di Claes che chiedeva come Fangio potesse essere così più veloce a parità di auto, l’argentino si limitò a replicare strizzando l’occhio “frena di meno e accelera di più, semplice”.

Il compianto transalpino Raymond Sommer fu capace anch’egli di regalare ai posteri una autentica perla. In un’era lontana dai continui rimandi e richiami tra pilota e box, il francese così si espresse: “Non voglio nessuna segnalazione dai box. Vado veloce per quanto posso, sempre e comunque. E’ inutile segnalarmi di andare più forte perché non posso. E’ inutile segnalarmi di andare più piano perché non lo farò.” Alquanto esilarante la condotta di gara nel non certo irreprensibile Innes Ireland, che gareggiò in F1 nei primi anni ’60. L’inglese non si fece problemi nell’utilizzare le seguenti parole: “Non sono mai riuscito a concentrarmi totalmente in gara. Mi trovavo nel bel mezzo di una corsa a pensare alla festa alla quale avremmo partecipato alla sera.”

Tra ironie di ogni genere, talvolta pungenti e talvolta sarcastiche, e frasi d’elogio tra colleghi e molto spesso eroi, si nascondono spesso insegnamenti che trascendono il limitato mondo dei motori per agganciarsi alla vita di ciascuno di noi. E’ il caso della perla che chiude questa puntata di Back of the Future, pronunciata da Juan Manuel Fangio: “Cerca sempre di essere il migliore, ma non pensare mai di essere il migliore.”  Sempre.

Fabio Valente – @FabioValenteMSR