Back to the Future: “Kenny Bräck, a swedish man in America”

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Lo sguardo vispo, due occhi mai troppo attenti, spesso freddi, ma sempre fissi sull’obiettivo, la capigliatura bionda, corta, il sorriso largo e forte di chi ha deciso che rischiare vuol dire vivere. Una descrizione simile non può che inquadrare un pilota. Più che un semplice pilota, uno di quelli a cui il sangue non si limita a scorrere nelle vene, ma gareggia ad alta velocità. A questi primi indizi unite la data di oggi, 21 Marzo: vi diciamo che si tratta del giorno di nascita dell’atleta in questione. Mescolate i numeri e calcolate: l’equazione a una incognita ha solo una soluzione. E quella di oggi ha nome Kenny Bräck.

Classe 1966, da Arvika, Svezia, il nostro protagonista comincia ad amare le corse da bambino, quando il padre gli instilla la passione per la competizione. Come accade per molti altri futuri campioni, Kenny inizia a fortificarsi le ossa nei campionati locali, prima di passare a correre all’estero, facendo la spola tra Stati Uniti e Gran Bretagna. La prima soddisfazione giovanile arriva nel 1996, in Formula 3000, dove il pilota scandinavo, vincitore sul campo del campionato, si vede sottratto il titolo a tavolino a causa di una squalifica comminatagli al termine dell’ultima gara.  Nello stesso anno annusa da novellino anche l’atmosfera Indycar americana, che gli regalerà grandi soddisfazioni negli anni successivi.

Il 1997 lo vedrà emergere tra la folta ressa di aitanti giovani americani, ma sarà il biennio 1998-99 a consacrarlo definitivamente nell’Olimpo dei veri racers:  nel suo svariato palmares leggiamo di varie affermazioni disseminate tra gli anni di attività tra le quali non possono che spiccare la vittoria nella roboante edizione della 500 miglia di Indianapolis nel lontano 1999, al volante della Dallara messa in pista dall’AJ Foyt Enterprises team e il trionfo, l’anno prima, nella Indycar Racing League. Famoso tra i racers d’oltreoceano, seppur a 33 anni suonati, Kenny guardava all’immediato futuro con grande ottimismo.

L’audace pilota nordico non poteva tuttavia immaginare quanto velocemente la ruota della Fortuna fosse in grado di girare. A giudicare dagli eventi, forse anche più in fretta di quanto Kenny fosse in grado di fare in pista. Negli anni successivi lo svedese si piazza secondo, quarto, ancora secondo, poi sesto tra IRL e CART series, prima di trovarsi al via del campionato Indycar 2003. Le gare si succedono senza particolari colpi di scena, fino a quando i piloti volano in Texas per l’ultimo appuntamento della stagione. Sul velocissimo ovale di Forth Worth, nelle battute finali della corsa Kenny è in lizza per la vittoria insieme ad altri agguerriti contendenti.

Un lieve contatto tra la sua ruota e quella di Tomas Scheckter spedisce però in frantumi i sogni di gloria dello svedese tanto quanto la sua vettura. L’impatto con le barriere è devastante e si teme il peggio. Gli interminabili minuti si dilatano ancora di più quando il corpo del pilota svedese viene trasportato, immobile, via in elicottero. Nel gelido silenzio che avvolge gli spettatori, però, la Sorte sta mostrando la propria faccia benevola, accompagnando un miracolato Kenny Bräck verso l’ospedale più vicino.

Il coriaceo svedese se la caverà con numerose fratture distribuite tra bacino, caviglie, gambe e vertebre, pur senza complicazioni successive. Incredibilmente, con invidiabile forza di volontà, Kenny tornerà al volante in tempo per la 500 miglia di Indianapolis di due anni dopo, nel 2005, segnando, in occasione delle qualifiche, il tempo più veloce.  Il 2005 è però anche l’anno del ritiro per lo svedese, segnato dall’incidente e ormai alle soglie dei quaranta anni d’età.

L’America lo saluta con una lacrima all’occhio, mentre il beniamino nordico si prepara a tornare nel vecchio continente. Kenny, però, sa come continuare a far parlare di sè: si dedica al Rally, vince alcune tappe in terra natìa, poi cambia ancora ambito. Diventa mentore e spalla di giovani piloti svedesi, tra cui Marcus Ericsson, fonda un proprio gruppo musicale, prima di trasferirsi in Belgio, dove attualmente vive.

Ma, sopra ogni cosa, con lo sguardo fiero che lo contraddistingue, esibisce il proprio trofeo di guerra, la prova tangibile della sua vittoria contro il pericolo: Kenny Bräck possiede una targa commemorativa a ricordo del terribile incidente del Texas, nel quale lo svedese fu sottoposto ad una mai vista decelerazione di 214 G, impensabile per ogni essere vivente. Da bravo record-man ne va fiero, quanto un cacciatore dello scalpo appena conquistato: l’incidente non lo ha cambiato, il buon vecchio Kenny.

E, nel giorno del suo compleanno, cento di questi giorni!

Fabio Valente – @FabioValenteMSR