Guest post: Rally di Monza, quando la storia prevale sul presente

Anche quest’anno ho presenziato al Rally di Monza, ma da una prospettiva insolita ai comuni spettatori che di solito vanno la domenica per il Mastershow. Io ci sono andato di sabato, con meno gente in pista, ma soprattutto ho assistito al rally dalla sopraelevata Sud.

Il Rally di Monza nasce nel 1978 e una volta si disputava nel parco, tra gli alberi, nel fango, tra le strade di raccordo del circuito; ora invece si corre sul tracciato da Gran Premio e sull’anello di alta velocità. Rimasi colpito alla vista di una fotografia risalente alla prima edizione: Lancia Stratos, neve e sopraelevata. Paura!

La sopraelevata penso sia il punto più spettacolare e più romantico del tracciato. Da essa si vedono le macchine arrivare in pieno sul vecchio rettilineo dell’anello di alta velocità, con conseguente staccatona da prima e ingresso nella gimkhana posizionata nel punto dove di solito si tengono i corsi di drift, dove è presente un asfalto scivolossissimo; poi si sale sulla sopraelevata e le vetture spariscono nella foresta.

Adoro questo momento dell’anno dove il vecchio ovale viene utilizzato, anche perchè, alla fin fine, i suoi novant’anni li porta bene e spero che in futuro ci siano altri eventi nel quale possa essere utilizzato, anche solo per sfilate o dimostrazioni, magari per l’Euronascar 2014 oppure per le gare di F1 storiche, il che sarebbe molto interessante.

Ma torniamo al Rally. Di buona lena mi presento nel Parco intorno alle 11 di mattina per la PS4 e c’è un po di gente, tutta aggrappata alle reti.

Arriva il momento dei passaggi delle vetture Super 1600, S2000 e WRC ed è molto bello vedere il gruppo misto, variegato, composto da auto di annate diverse: dalla Xsara alla Focus, ad Subaru Impreza 2008 WRC, alle le molteplici Fiesta (di cui tre del team di Valentino Rossi) fino alla DS3 di Dani Sordo. Devo dire che i passaggi di Valentino erano spettacolari, ma Sordo mostrava una precisione chirurgica tra le gomme disposte in pista.

Ma la parte che più mi ha entusiasmato sono state le auto storiche.

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Piacere multisensoriale. Il rumore di quelle vetture è tutta un altra storia… Le Porsche 911 con i loro boxer 6 cilindri 3.0 avevano un suono demoniaco, indescrivibile. Tra di esse spiccava una in livrea Rothmans, bellissima, poi però sono arrivate le mie preferite, che aspettavo da tanto tempo: le Lancia 037.

Mi sono emozionato appena le ho viste, erano almeno 6 con livree diverse (purtroppo nessuna brandizzata Martini, ma ci si accontenta) e quando è toccato a quelle aerografate Checkstar con Biason e Pedersoli alla guida è stato veramente spettacolare: meno rumorose rispetto alle Porsche e con uno strano ronzio in rilascio, ma stupende nelle linee e potenti.

Sono rimasto nel mio “luogo franco” tutta la mattinata per poi farvi ritorno nel tardo pomeriggio, al tramonto del sole. Un esperienza che vi consiglio, con la luce che diventa sempre più debole ed il parco che si fa più silenzioso e oscuro e quando la luce va via del tutto, si può godere appieno del fascino delle gare di altri tempi. Immaginate: il buio, la sopraelevata immersa nel verde, il rumore che da lontano si fa più vicino, la staccata, i freni incandescenti stile Formula Uno, le fiamme dai tubi di scappamento, i flash delle macchine fotografiche, le scintille all’approccio della sopraelevata e la “sparizione” nella vegetazione. Un panorama semplicemente meraviglioso! Un’altro aspetto che dona al tutto un tocco eroico è il freddo… Stare lì a guardare questo spettacolo mentre si resiste al gelo è pietanza per veri appassionati.

Oltre a Porsche 911 e Lancia 037 c’erano un’Audi Quattro S1 dal sound ipnotizzante, una Fiat 131 Abarth e una Stratos che faceva da apripista. Iniziativa apprezzatissima quella delle vetture storiche che, a mio parere, hanno catalizzato l’attenzione più delle WRC e dei “vip” che le guidavano.

Sono andato via alle sette meno un quarto completamente ibernato, con il telefono pieno di video e foto ma che un sorriso enorme per aver goduto tanta storia in un solo pomeriggio.

Gianluca Grasso