Kitty O’Neil e l’impresa da 1000 all’ora

Noi tutti appassionati di automobilismo siamo abituati a leggere, vedere ed emozionarci per piloti che raggiungono velocità impressionanti. Velocità che, purtroppo per noi, non raggiungeremo mai, noi che durante il tragitto casa-lavoroabbiamo sempre un vecchietto col cappello a guidare l’auto davanti alla nostra.
Ma Kitty O’Neil, che nel 1976 raggiunse la strepitosa velocità di 994,575 km/h, incontrò difficoltà maggiori.
Kitty O’Neil nasce in Texas (USA), il padre è petroliere di origini irlandesi e la madre un’indiana Cherokee. All’età quattro mesi la piccola diventa sorda. Appassionata di sport, in barba alle difficoltà, diviene una piccola campionessa nei tuffi dal trampolino da tre metri e dalla piattaforma, ma le sue aspirazioni olimpiche svaniscono quando le viene diagnosticata una meningite spinale che avrebbe potuto portarla alla paralisi. Come se la sorte non le fosse stata abbastanza avversa negli anni successivi deve sottoporsi per ben due volte a delle cure anti-cancro. Nel 1970 incontra l’uomo che poi sposerà, Duffy Hambleton, ex-vice presidente di banca, divenuto poi uno stunt man a Hollywood. Seguendo le orme del marito finisce anche lei per diventare una stunt-woman, lavorando in serie televisive come “Quincy”, “Baretta”, “La donna bionica”, “Wonder Woman” ed in film come “Il bandito e la ‘Madama’”, “Airport ’77” e “The Blues Brothers”. Proprio facendo questo lavoro fa registrare uno dei suoi numerosi record: la caduta più alta fatta da una stunt woman: 32 metri.

Kitty O'Neil
Kitty O’Neil

Ma veniamo al suo ingresso nel mondo dei motori. Tramite suo marito, Kitty conosce Bill Fredrick, costruttore di vetture a reazione che sta lavorando ad un’auto alimentata a perossido di idrogeno (acqua ossigenata, in termini comuni) che si chiama “Motivator“. La piccola Kitty, 160 cm per 44 kg di peso, è la pilota ideale per compiere l’impresa: battere il record di velocità su terra fatto segnare nel 1970 dal californiano Gary Gabelich. Così, il 6 dicembre 1976, è già una settimana che Kitty O’Neil si cala nell’angusto abitacolo e con la squadra di tecnici di Bill Fredrick prova tutti i giorni nel deserto di Alvord, in Oregon. È un piccolo deserto salato, ossia quel che resta di un lago prosciugato. La superficie, liscia e dura, è perfetta per farci correre la lunga tre ruote a reazione. I regolamenti impongono due passaggi davanti al rilevatore di velocità, uno in andata, l’altro nel verso opposto. La media tra le due velocità di passaggio di Kitty O’Neil è impressionante: 825,127 km/h. Alcuni testimoni hanno raccontato che in effetti la velocità massima toccata da Kitty a bordo della Motivator era di 994,575 km/h al primo passaggio e che la media regolamentare era di molto più bassa perché durante il secondo passaggio rimase senza carburante e dovette proseguire con la sola forza d’inerzia rimasta alla vettura. In un articolo di qualche giorno dopo, la famosa rivista “Sports Illustrated” diceva che:

“senza dubbio, con la vettura impostata diversamente in modo da avere più potenza, Kitty sarebbe andata ancora più veloce”.

Il regista e stuntman Hal Needham pagò 25000 dollari per poter guidare l’auto verso un nuovo record mondiale assoluto e togliere questa possibilità ad una donna. Battere il record femminile di velocità su terra, questo era scritto sul contratto che permetteva a Kitty O’Neil di pilotare la Motivator. Dopo che la O’Neil fece registrare il suo record, Needham, senza tanti fronzoli, chiese ed ottenne che la donna fosse allontanata da quell’auto perché, da quanto dichiarò il suo portavoce, era “disdicevole” che una donna togliesse quel record ad un uomo. La questione venne portata avanti in tribunale, con la giovane ed infuriata Kitty O’Neil da una parte e dall’altra la “Marvin Glass & Associates”, azienda di giocattoli che aveva i diritti sulla vettura e che ufficialmente voleva che la Motivator fosse pilotata da Needham perché c’era un contratto che prevedeva la produzione di un pupazzo con le sembianze del pilota e secondo loro quella sarebbe stata un’ottima pubblicità. Fu proprio allora che iniziò una gran nevicata e l’area di Alvord fu chiusa per la stagione invernale. Needham nemmeno provò mai a mettersi al volante della Motivator.
Nonostante le avversità e la discriminazione sessuale Kitty O’Neil era diventata la donna più veloce del mondo. Quando le chiesero cosa fosse a spingerla sempre avanti lei rispose:

“Mia madre mi spinse ad imparare a leggere le labbra, ma non mi spinse verso lo sport, fu una cosa che feci da sola. Siccome ero sorda avevo un atteggiamento mentale molto positivo. Devi far vedere alla gente che sei in grado di fare qualsiasi cosa”.

Nella sua carriera, conclusasi nel 1982, ha detenuto ben 22 record di velocità su terra e su acqua e nel 1979 la sua biografia è diventata un film dal titolo “Silent Victory: The Kitty O’Neil Story“.

Kitty O’Neil, una pilota d’esempio per tutti noi.

Marco Perticarini