Ragazzo turbo

ayrtonsennatoleman

A cura di Ermanno Frassoni

[divider]

[dropcap]A[/dropcap]yrton è tra noi. Era l’1 maggio del 1994 quando, da leader del Gran Premio di San Marino dopo una convulsa fase di neutralizzazione, Senna uscì fatalmente di pista al Tamburello all’indomani della tragedia di Ratzenberger deflagrata in prova tra la curva Villeneuve e la Tosa. Correva l’anno 1984 quando, nel suo Brasile, O Rei esordì in Formula 1 nell’abitacolo della mediocre Toleman portandola poi al podio di Montecarlo. Molto prima, nel ’74, era arrivato il titolo paulista di karting, mentre nel ’64, a quattro anni, il piccolo «Beco», vezzeggiativo di famiglia, già si intestardiva al volante di un rudimentale mezzo a motore costruito da papà Milton. Il 2014 infiamma il mito: venti anni senza Ayrton. E cominciano ad essere in tanti quelli che, per motivi anagrafici, non ne hanno potuto apprezzare le gesta. Un anniversario in una stagione segnata dal ritorno ai propulsori turbo, addomesticati dal formidabile ragazzo di San Paolo nel periodo 1984-88 (che fossero Hart, Renault o Honda) e in vista del rinnovato binomio tra la McLaren e il fornitore di motori giapponese programmato per il 2015. Uomo e pilota genuino, Senna, come Clark, Stewart, Gilles e pochi altri. «Magic» mica per scherzo.