Back to the Future: “Uno, nessuno e (cinque)cento miglia”

Citando “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello ci caliamo nei rombanti anni sessanta, in cui i piloti che animavano la scena americana erano leggende del volante ma allo stesso tempo miti vicini ai tifosi. Tempi ed emozioni purtroppo lontane ma che tuttavia rivivono ancora nel cuore dei tifosi grazie alle figure di eroi e campioni senza tempo, capaci di sfrecciare quali frecce nel vento all’interno degli ovali più rinomati d’America. Se ci immergiamo nel mondo a stelle e strisce della Indycar, nomi come quelli di Gurney, Andretti, Foyt, Unser, Donohue non possono che far tornare alla mente immagini magiche ma lontane nell’universo di ricordi degli appassionati. E’ con il rimando alle gesta di questi maestri che ci avviciniamo al tema di questa storia: la 500 miglia di Indianapolis. E, più precisamente, l’edizione che si disputò nel lontano 1963.

UNO: tra i numerosi partecipanti alla folle corsa più celebre del mondo vi è un trentenne proveniente dall’Arkansas, trasferitosi tuttavia in giovane età in California. Nel 1963 il nostro protagonista ha già alle spalle proficue annate costellate di successi nelle serie regionali americane alla guida di Stock Cars, che lo hanno portato ad essere notato, nel 1961, da J.C. Agajanian, titolare nonchè sponsor di un team partecipante alla corsa di Indianapolis. Un piccolo colloquio tra i due segna l’inizio del sogno del nostro pilota, catapultato “in medias res” nel glorioso mondo della 500 miglia. L’esordio nel 1961 gli vale il riconoscimento di “Rookie of the Year” e per poco non si trasforma nel coronamento di un sogno ad occhi aperti: dopo aver guidato la gara per alcune tornate il nostro protagonista viene colpito da un sasso schizzato dal bordo pista in pieno volto. L’incidente lo lascia sanguinante ma egli termina con onore la corsa al dodicesimo posto. L’anno dopo non è più uno dei tanti, ma Uno dei favoriti. La pole position è sua ma i freni lo tradiscono mentre è al comando, relegandolo ad una immeritata settima piazza. Il 1963 diventa perciò l’anno della ribalta…

NESSUNO: Avete già capito di chi stiamo parlando? Se la risposta è affermativa potete vantare una estesa conoscenza in materia, al contrario non preoccupatevi: il nome del nostro protagonista è Parnelli Jones, nato il 12 Agosto 1933 a Texarkana, Arkansas. Eppure, chiunque di voi si rechi negli uffici anagrafici del luogo non troverà nessun Parnelli Jones schedato negli elenchi delle nascite del luogo. Al massimo la vostra minuziosa ricerca potrà portarvi a scoprire il nome di Rufus Jones. Già, perchè il nostro Uno, o Nessuno se preferite, fu costretto a ricorrere ad un nome fittizio per avvicinarsi al mondo della corse. Appena diciassettenne Rufus intraprese contro il consenso della famiglia la selvaggia via dei motori, cominciando ben presto ad ottenere numerosi successi a livello regionale. La fama di cui iniziava a godere rischiava di attirare l’attenzione dei familiari, almeno fino a quando l’amico di infanzia di Rufus, tale Billy Calder, non decise di affibbiargli il soprannome con il quale è oggi da tutti conosciuto: “Parnelli”.

(CINQUE)CENTO MIGLIA: Svelato l’arcano, siamo tutti pronti alla partenza dell’edizione numero 47 della 500 miglia di Indianapolis. Parnelli Jones, l’Uno e Nessuno, è pronto a scattare ancora dalla pole: la gara è combattuta, come previsto, ma nonostante alcune controversie a livello di regolamenti e durante lo svolgimento della gara, a tagliare il traguardo in prima posizione è proprio Jones. La vittoria è accolta con disappunto dagli avversari al volante della Lotus, i quali accusano di numerose infrazioni Parnelli, ma dovendo arrendersi davanti all’evidenza della netta superiorità del vincitore durante la gara. La rivincita sulla distanza delle (cinque)cento miglia è ottenuta da Parnelli Jones sul palcoscenico più ambito d’America sbaragliando la concorrenza. L’apice è raggiunto. Jones partecipa per altri 4 anni alla celebre competizione, piazzandosi sempre nella top 5 e rischiando di sfiorare nuovamente la vittoria nell’edizione del 1967, nella quale è costretto ad un mesto ritiro da noie meccaniche a 3 giri dal termine della corsa mentre si trovava in testa al gruppo.

Per Rufus “Parnelli” Jones si apre negli anni successivi una felice parentesi nel mondo della NASCAR, dove ottiene 4 vittorie (nella antenata della Sprint Cup Series) e da’ vita al proprio team. Jones entra a far parte di ben 20 diverse “Halls of Fame”, dievendo un simbolo nel mondo dello sport americano grazie alla sua cavalcata dai fangosi sterrati californiani sino alla victory lane dell’Olimpo di Indy. Ma si tratta di altre storie, tante altre nascoste tra le (cinque)cento mila facce di quel meraviglioso mondo che è il Motorsport.

Fabio Valente

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