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Angelelli racconta la gara di Detroit. “Abbiamo fatto la differenza ai box, ora possiamo puntare al titolo”.

Nel fine settimana di Detroit, Michigan, Max Angelelli e Jordan Taylor hanno fatto bottino pieno, conquistando pole position, vittoria e leadership del campionato Grand-Am

A bordo della Chevrolet Corvette #10, l’equipaggio del Wayne Taylor Racing ha dominato in lungo e in largo, cedendo la prima posizione della gara solo nelle fasi di sosta ai box. Ora gli avversari più temibili in classifica generale sono Jon Fogarty e Alex Gurney, piloti della squadra di Bob Stallings.

Dopo la gara Angelelli ci ha rilasciato una breve intervista a tutto campo, nella quale parla della corsa e anche dell’attuale situazione del campionato Grand-Am del quale fornisce un interessante punto di vista.

Qual è stato il momento decisivo della gara di Detroit?

“La chiave di volta è stata l’unico pit stop della gara quando abbiamo fatto il pieno, messo le gomme nuove e cambiato pilota. Noi sapevamo che la macchina #5 (Barbosa) avrebbe imbarcato quattro secondi di benzina in meno di noi quindi dovevamo assolutamente batterli con un pit stop iper veloce. Ci siamo riusciti facendo il tutto in meno di venti secondi. Loro hanno dovuto aspettare il cambio pilota mentre noi abbiamo terminato la nostra sosta prima che loro finissero di rifornire”.

Cosa è successo tra Taylor e Fogarty (anche se i due si sono chiariti su Twitter)?

“Nulla di particolare, semplicemente Fogarty cercava una scusa per giustificare il fatto di essere andato sopra la linea bianca all’ingresso della pit lane. La penalità stop and go gli è stata comminata giustamente”.

Affiancare l’evento della Grand-Am a quello della IndyCar porta dei vantaggi? Se si, quali?

“In alcuni eventi la cosa porta vantaggi e Detroit e’ uno di questi. A Detroit c’e’ la sede della General Motors e il weekend è quindi un’ottima occasione per meeting, cene e feste. Questo serve molto per rafforzare relazioni già esistenti e crearne di nuove. In altre gare, invece, questa liaison si rivela controproducente. Attualmente la concomitanza si ha in sole due gare ed è perfetto così, mentre in passato sono stati fatti molti sbagli. Ma come sempre la NASCAR gli sbagli non li ripete mai”.

Sei soddisfatto del crescente interesse che l’unione tra Grand-Am e ALMS sta portando intorno al campionato?

“Certo, fa molto piacere, ma c’è ancora molto da fare e quindi il rischio che amore si tramuti in odio è ancora molto alto. Per il momento siamo tutti coinvolti nella scrittura delle nuove regole ma appena questo filo sottile si spezzerà allora sarà guerra aperta. È compito della Grand Am fare funzionare il tutto”.

Ora che avete raggiunto la vetta della classifica, siete fiduciosi di poter conquistare la vittoria finale?

“Sì, pensiamo di poter dire la nostra, come del resto abbiamo sempre fatto dal 2004 in avanti. Non ci sono gare chiave ma se riusciremo ad ottenere una certa costanza di risultati allora potremo farcela. Sarà questa la carta vincente”.

Di Edoardo Vercellesi

Classe 1997, dall'età di 3 anni segue ogni tipo di competizione a due e quattro ruote, crescendo adorando i protagonisti della Superbike dagli ultimi anni '90 in poi (su tutti Ben Bostrom e Akira Yanagawa). Telecronista del CEV per Sky Sport, columnist a tutto tondo e in precedenza responsabile endurance americana, per Motorsport Rants tiene la rubrica sul mondo delle due ruote "Semaforo Verce" e cura la copertura della 24 Ore di Le Mans.