Imola, il Movimento 5 Stelle e il futuro

Nei giorni scorsi ha fatto molto parlare di se la querelle tra gli appassionati del motorsport e il Movimento 5 Stelle di Imola, accusati di voler chiudere il circuito.

Per non farci mancare nulla ci troviamo anche con un autodromo che, se qualche anno fa era capace di dare visibilità all’economia imolese, oggi è fonte di inutili spese oltre che di forte disagio per i cittadini“, recita così il documento redatto dai grillini del Santerno. Continuando con i bilanci in rosso che si riversano sul Comune, il quale dovrebbe finanziare con soldi pubblici il museo dell’autodromo – 600 mila euro a cui si aggiungono 900mila dell’Europa – che dovrebbe contenere “qualche vecchia motoretta o qualche fotografia“. Il vicino museo Ferrari, poi, cannibalizzerebbe tutti i visitatori. Altro problema è l’inquinamento acustico provocato da chi corre in circuito che disturba quanti negli anni hanno comprato o costruito casa nei dintorni. Evidentemente tutta gente che credeva di traslocare di fianco ad un monastero buddista.

Così, dato che “il futuro non passa dagli scarichi a 120 decibel di motori a combustione interna” e che “l’autodromo è stata una risorsa per il territorio e un mezzo per rendere Imola famosa nel mondo” ma che “oggi si tratta di una struttura che comporta costi elevati e danno ambientale, intendendo per
danno non solo l’aspetto relativo ad un inquinamento legato ad emissioni in aria, quanto quello relativo alla rumorosità eccessiva” ecco arrivare le riqualificazione pensata dai 5 stelle.

Alcuni punti sono pienamente condivisibili, come usare l’autodromo per insegnare ai ragazzi i trucchi di guida e i pericoli del volante, magari, aggiungiamo noi, alla possibilità per i privati di sfogare la propria passione in pista a prezzi ragionevoli, evitando così che corrano su strada.

Rispettabile anche l’idea di fare di Imola il circuito di riferimento per le auto elettriche, che possono essere, o saranno, il futuro del motorsport, ma quando si parla di limitare le gare a quelle poco rumorose (e già alcune formule minori sforano…) per rispettare la recente normativa antirumore…beh, attimo. Non fosse altro che per onor di cronaca, la suddetta legge è stata subito rinominata dagli addetti “ammazza autodromi”. E’ che il problema fosse serio lo ha anche implicitamente riconosciuto il legislatore, tanto che, subito dopo l’approvazione della legge, ha stabilito 60 giorni di sforamento “gratuito” dei limiti, risultati alla realtà dei fatti fin troppo stringenti. Ah, le leggi italiane…

Quando però poi si parla di usare il circuito per passeggiate, bici, skate o pedoni, ecco che qualche dubbio sovviene. Cose fattibilissime, sia chiaro, ma chi controlla poi che il circuito non venga distrutto e rovinato? Non stiamo parlando di un parco di 100 metri quadri, ma di quattro chilometri abbondanti di percorso che si snoda su e giù per le colline. Servirebbe personale di controllo, che di certo non è gratis.

Ma, onde evitare di essere i soliti estremisti, e di fare di tutta l’erba un fascio, abbiamo contattato noi stessi i diretti interessati, per capire meglio come stanno le cose.

Ci ha risposto Claudio Frati, candidato sindacato per il Movimento 5 Stelle di Imola alle prossime elezioni cittadine.

Nel vostro programma tra i punti all’ordine del giorno c’è anche l’Autodromo di Imola. Vi sono vari spunti di riflessione, alcuni dei quali richiedono un chiarimento. Dalla vostre proposte sembra che l’idea di fondo, come si è letto da più parti, sia “visto che non possiamo avere la F1 ma solo gare “minori”, tanto vale usarlo progressivamente sempre meno”, è corretto?

“E’ sbagliato. L’autodromo è un importante impianto della città che deve essere gestito come un’occasione di sviluppo ecosostenibile e non come adesso, che è un’occasione per accumulare perdite su perdite. L’ultimo bilancio disponibile, quello 2011, registra una perdita di 770 mila €, nonostante infranga i limiti di legge relativi alle giornate in deroga – della legge antirumore, ndr – che sono 30 se si applica lo spirito della norma e 60 se interpretata alla viva il parroco.”

A Imola corre il campionato mondiale Superbike, da voi è considerato campionato minore? Eppure riempie l’autodromo, i bar, i ristoranti e gli alberghi…

“Le rispondo così. Daniele Manca, sindaco di Imola, il 27 luglio 2010 ha dichiarato “Per il 2010 si attendono 250mila spettatori, fra fiere, manifestazioni sportive come il campionato di Superbike e altri eventi di punta per incassi che sfiorano i 5 milioni di euro.” E l’indotto per il territorio creato dall’autodromo, come spiega il sindaco Daniele Manca, è valutabile intorno ai 50 milioni di euro grazie a 1.200 persone che lavorano direttamente e indirettamente in collegamento con l’autodromo e al 40% delle presenze alberghiere che sono legate alla pista.” Gianfranco Montanari, presidente della Società turismo area imolese (STAI), il 11 luglio 2012 ha detto: “Non è vero che gli albergatori imolesi abbiano guadagnato 700mila euro grazie all’autodromo lo scorso anno: le nostre strutture sono tutte in perdita, evitiamo polemiche strumentali.” Sempre la STAI stima ottimisticamente l’indotto a massimo 4 milioni di euro.”

Quindi?

“La SBK è un evento internazionale ma i grandi eventi come la SBK presi da soli nel bilancio della società che gestisce l’autodromo sono una perdita. Dalla Nota integrativa del bilancio 2011 di Formula Imola, a pagina 16 si legge “Il ritorno di eventi internazionali, GP2 e WSBK in primis, pur producendo una perdita nella gestione caratteristica, si possono considerare come un investimento in funzione del valore aggiunto che questi eventi portano alla struttura in termini d’immagine, che si traduce in una maggiore attrattiva per la richiesta di giornate test e commerciali.” Tradotto, tutto questo ottimismo sugli effetti benefici del circuito così come gestito è quantomeno azzardato. Infine, non siamo forti in matematica, ma da 50 milioni di indotto a 4 la previsione pare sbagliata di 46, con buona pace per l’attendibilità di chi la esegue.”

Non credete che le gare cosidette minori possano aiutare la diffusione della cultura del motorsport? In queste gare spesso il paddock è aperto e gli appassionati possono stare a stretto contatto con squadre e piloti.

“La cultura del motorsport veicolata dalle gare minori va bene se porta sviluppo economico coniugato al rispetto dell’ambiente e meno incidenti nelle strade.”

Gli albergatori e tutti coloro che sono definiti “indotto” dell’autodromo durante le giornate di gara, cosa pensano delle vostre proposte?

“Albergatori e “indotti” che sono persone pratiche capiscono che siamo personcine perbene che non vogliono dare alle fiamme il circuito perchè consci del fatto che è una richezza da valorizzare.”

Parlate di “disagi” provocati dal flusso di gente che c’è alle gare, ma questi disagi non vengono ripagati dall’aumento dei guadagni dell’economia cittadina?

“Valutando la ricaduta reale sull’intera economia del territorio e non quella sparata dall’attuale amministrazione, più che di guadagno, molto ottimisticamente si può parlare di una perdita forse limitata. Ma il problema è che i conti sull’indotto sono piuttosto aleatori e per essere prudenti perlomeno strumentalmente orientati. Su questo aspetto bisogna agire sui costi della struttura (e siamo convinti che si possa) e anche sulle scelte di gestione, che come rilevi anche tu non sembrano sempre azzeccatissime.”

Non credete che il museo di un autodromo così importante e ricco di storia possa aiutare anch’esso a produrre utili ed avvicinare gli appassionati al motorsport, portando inevitabili ricadute benefiche sulle strutture della città? Parlate di “solo qualche foto e motoretta”, non è ipotizzabile un coinvolgimento delle maggiori realtà della zona come, tra gli altri, Pagani, Maserati, Lamborghini o Ferrari?

“La struttura denominata museo già adesso da questa amministrazione viene intesa più come una sala polifuznionale. Per quanto ci riguarda trovandoci davanti ad una struttura già esistente ovviamente faremo di tutto per provare di renderla più attrattiva e il coinvolgimento da lei proposto è un’idea da valutare.”

Beh, possiamo candidare Motorsport Rants a gestore del museo! 😛

Secondo voi, più che nell’autodromo in se, le colpe di questi bilanci in rosso non vanno ricercate nelle passate gestioni che hanno portato a questa situazione? A Imola è venuto il WEC, ossia il campionato del mondo endurance che ha nel suo calendario la 24 ore di Le Mans, ma i cartelloni pubblicitari sono stati messi solo una settimana prima. Lo scorso anno la Superstars ha fatto il pieno ma era aperta solo la tribuna centrale… Le gare, anche di un certo livello, ci sono, il problema è che magari vengono gestite male…

“Sì, le gestioni passate hanno chiuso tutte in maniera ingloriosa con responsabilità dirette anche delle precedenti amministrazioni comunali e condividiamo la sua supposizione che la gestione in certi aspetti ha lasciato quantomeno a desiderare.”

Nel vostro programma si parla di inquinamento acustico causato dai decibel degli scarichi. L’autodromo è stato costruito nel 1953, e intorno non c’era nulla. Ora intorno è stata costruita una città, chi ha preso casa nei pressi dell’autodromo era convinto che fosse un monastero buddista?

“Nel ’53 e fino agli anni ’70 l’autodromo era alle porte di Imola e il tracciato era aperto in quanto faceva parte della normale viabilità periferica di Imola, esattamente come Montecarlo o altri circuiti cittadini. Le corse erano poche e il disagio contenuto. Poi si è fatta la scelta di creare un circuito chiuso con relativa struttura e costi fissi annessi. Da allora a oggi le cose sono cambiate. Nel 2012, ad esempio, ci sono state 73 giornate di giornate in deroga, sostanzialmente occupando tutti i fine settimana di primavera ed estate. Quindi, o limitiamo il danno con accorgimenti tecnici che gli appassionati di motori possono conoscere meglio di noi, magari cogliendo l’occasione per creare indotto sul territorio, o utilizziamo la struttura per avviare ricadute occupazionali a livello non solo locale senza aspettare di comprare il nostro futuro come al solito dalla Germania o dal Giappone.”

Qui proprio non ci troviamo d’accordo, vale lo stesso discorso fatto a suo tempo per Monza. Nasce prima l’autodromo, nelle sue forme, poi le case intorno. Tra l’altro, negli anni, con la tecnologia il “rumore”, quello che per altri invece è musica, è diminuito, non aumentato. Le 73 giornate in deroga non sono altro che la dimostrazione di quando sia concepita male la legge. Una legge che, ricordo, nasce già prevedendo le deroghe… La mia domanda resta, chi prende casa vicino ad un autodromo, è convinto che sia un monastero? Se mi traferisco vicino ad un aeroporto o una discoteca, ho poi diritto di lamentarmi o sono cose che dovrei valutare?

L’autodromo ha reso Imola famosa nel mondo, non meriterebbe più rispetto e una spinta costruttiva più che distruttiva? Perchè non puntare ad un suo completo rilancio, piuttosto che a uno smantellamento? A differenza di uno stadio o di un palasport, negli autodromi si testano le tecnologie per le vetture e le moto di domani. In un autodromo si può insegnare cos’è la guida e quali rischi comporta ai giovani e si può semplicemente far sfogare chi ha una passione, evitando che poi sia “costretto” a farlo per strada rischiando una strage.

“Siamo d’accordo per la spinta costruttiva e il rilancio anche con test e scuole di guida. Se questo circuito fosse perso in mezzo al deserto non ci sarebbero problemi, ma dato che i problemi ci sono o facciamo finta di non vederli oppure ce ne facciamo carico cercando che le soluzioni ai medesimi possano diventare un’occasione di sviluppo possibilmente eco-furbo e non eco-fesso.”

Queste sono le parole dei grillini, per voce del loro candidato sindaco. Ora a voi le conclusioni.

Inutile dirlo, noi siamo convinti che l’autodromo possa continuare ad essere ancora il gancio di traino per l’economia imolese e non solo. Portando gare, facendo dei pacchetti che prevedano di mangiare e dormire in città senza costringere molti appassionati a stanziare nei paesi vicini per spendere meno, rilanciando l’autodromo come struttura, incentivando ed aumentando le giornate dedicate ai privati con auto e moto, utilizzando le strutture per le scuole guida, oltre ai corsi di guida sicura e sportiva. Il museo, secondo noi, viste le aziende in zona, potrebbe essere un’ottima alternativa a Maranello, e un bravo promoter troverebbe il modo di fare una buona offerta per andare in entrambi e non solo in uno. Le idee possono essere tante, contattare gli appassionati del motorsport e gli addetti ai lavori può aiutare tanto e forse anche più dei comitati antirumore. L’autodromo ha portato Imola del mondo, ora Imola deve ridare forza all’autodromo. Ma sul serio, non buttando altri soldi.

Un esempio su tutti: al Tamburello c’è una statua in ricordo di Senna, va valorizzata, potrebbe portare flotte di turisti che poi potrebbero spendere nel museo e nei negozi del circuito. E poi mangiare in città. Basta rifletterci un attimo, e l’autodromo può tornare a produrre utili e aiutare la città.

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