“L’autodromo di Monza è un cancro. Ecco perchè vogliamo abbattere le Sopraelevate”

Parabolica

Ha fatto scalpore nei giorni scorsi la notizia che voleva uno dei comitati contrari all’autodromo di Monza favorevole – questa volta – all’abbattimento delle due Sopraelevate della pista brianzola. Come tanti altri appassionati, anche noi siamo saltati dalla sedia leggendo queste parole e abbiamo deciso di saperne di più. Abbiamo contattato così il “Cominato Parco di Monza” e ci siamo fatti una chiacchierata con la portavoce Bianca Montrasio. Un mondo diametralmente opposto al nostro, un modo di pensare e di concepire le cose probabilmente quanto più lontano ci sia da noi, ma anche un punto di vista si drastico ma non così banale. Anche se basta dare un’occhiata al loro sito per avere un sospetto di come possa incanalarsi la discussione.

Tra le “foto del giorno dopo” che ritraggono le “condizioni del parco” subito dopo un GP, è facile imbattersi in roboanti comunicati che descrivono come “è quindi evidente che questi cosìdetti monumenti della storia dell’ automobilismo – le sopraelevate – sono stati sostanzialmente un fallimento dal punto di vista progettuale. Come a dire che un’area importante del Parco è stata distrutta, cementificata, si sono spese cifre elevatissime, anche da parte dei comuni e della provincia, per NIENTE” e che le succitate curve sono “esteticamente ORRIBILI“. Tralasciando commenti personali, su molte cose ci sarebbero da mettere i classici puntini sulle “i”, ma evitiamo di fare i pignoli e andiamo al succo della vicenda. Che poi è quello che ci sta più a cuore.

Prima di addentrarci nella questione, però, spieghiamo sommariamente i fatti. L’ultima convenzione stipulata nel 2008 tra la SIAS, società che gestisce l’autodromo di Monza, e la proprietà, ossia i comuni di Milano e Monza, prevede al punto 5 un obbligo da parte del gestore a restaurare completamente e a proprie spese le due sopraelevate del circuito brianzolo “entro e non oltre” la fine del mese di luglio 2014. Un accordo decisamente vantaggioso per la SIAS, alla quale è stato concesso di stipulare un contratto da 60 centesimi a metro quadro (meno di un quinto del valore reale, tra l’altro mai indicizzato anno dopo anno) proprio in virtù di questo esoso impegno. Il problema è che ad oggi, Maggio 2014, non è stato ancora presentato alcun progetto serio di restauro, nè tanto meno sono ovviamente iniziati lavori di qualsivoglia tipo. Contratto alla mano, se così andranno le cose, da Agosto la SIAS si troverà a dover pagare 1000€ al giorno di penale, ma… Ma c’è un ma, che è anche quello che ha fatto infuriare gli amanti tout-curt del parco. Nell’ultima assise, la Regione Lombardia ha dato il via ad un fondo per recuperare le due sopraelevate e costruire un museo dell’automobile. Una mossa, questa, che con una forzatura potrebbe salvare la società che gestisce l’autodromo dal pagamento della salata penale e dilatare i tempi dei lavori. Senza dare però nessuna assicurazione sull’iinzio, per non dire presentazione, dei progetti e dei lavori.

Monza-parabolicaSignora Montrasio, perchè siete così contrari a salvare le Sopraelevate?
Non siamo mai stati d’accordo. La loro presenza è un equiparabile ad un ecomostro. Impedisce la visuale del Cannocchiale costruito dal Canonica che dava lo sguardo sulle montagne intorno al parco. Ora da viale Mirabello si nota solo la Sopraelevata. Anche dal punto di vista della tecnologia, tra l’altro, sono state un insuccesso, tanto che nessuno ci ha più voluto correre. Sono in questo stato pietoso perchè non sono state mal concepite fin dall’inizio. Ripeto, sono un ecomostro. E per di più non hanno nessun valore dal punto di vista dell’innovazione tecnologica.

Ma perchè proprio abbatterle?
La questione della presenza delle Sopraelevate è stata posta da tempo. La Sias nelle precedente – 1997, ndr – convenzione si era impegnata lei stessa ad abbatterle e in virtù di questo hanno avuto un consistente sconto sull’affitto. Ovviamente non l’hanno fatto e nessuna amministrazione li ha costretti. E’ una vera e propria inadempienza contrattuale che avrebbe potuto risolvere il contratto, ma nessuno tra chi di dovere ha mai posto il problema. Nella nuova convenzione, quella del 2008, si prevedeva invece il restauro delle due Sopraelevate, a spese della SIAS, con un termine che scadrà a fine lugluo. Per questa data i lavori devono essere ultimati, pena 1000€ di ammenda per ogni giorno di ritardo. E dato che fino ad ora non è stato fatto assolutamente nulla, è evidente che la scadenza non verrà rispettata. Un’ulteriore inadempienza contrattuale, che qualcuno dovrà pagare. E’ un danno sia ecologico che erariale“.

Qual è la vostra idea?
Per quanto ci riguarda, o qualcuno tra i comuni di Monza, Milano e la SIAS si accollerà le spese di abbattimento immediato, mantenendone magari un pezzo a mò di memoria per gli appassionati che pare ci tengano, o la società che gestisce l’autodromo pagherà 1000€ al giorno. Non credo che la presentazione di un finto progetto possa essere inteso come restauro. Tra l’altro, anche il recupero delle due curve, chiunque lo paghi, è un esborso di soldi inutile che alla fine si riverserà sulla collettività. E’ una cosa che non interessa a nessuno, non ha nemmeno un presupposto tecnolgico. Ci sono altre cose nel parco da restaurare, come Villa Mirabellino ad esempio. Vigileremo affinchè i contratti vengano rispettati. A mali estremi, faremo un esposto per danni erariali ed il mancato rispetto del contratto.

Se la scadenza è fra oltre due mesi e la convenzione è del 2009, perchè fare ora una conferenza stampa dai toni così alti?
Parliamo ora perchè la regione Lombardia ha dato indirizzo di restaurare le sopraelevate e di fare un museo dell’automobile a Monza. Semplicemente assurdo! E’ evidente che qui le auto non interessano a nessuno e sarebbero altri soldi buttati, oltre che altri danni per il parco.

L’autodromo non può convivere con il parco?
No, decisamente no! Il parco ha 200 anni, sarebbe all’altezza di Versailles senza l’autodromo. Non ci servono strutture sportive per attrarre turismo. Con la pista e il campo da golf hanno distrutto il disegno originario, hanno segnato il degrado totale del parco. Visto anche lo stato dell’automobilismo sportivo, la poca vita che ha davanti, meglio recuperare il parco, che non è bene dell’UNESCO proprio a causa della presenza dell’autodromo. Capisco tutto, ma ora la pista ha fatto la sua storia, gloriosa per alcune cose e infame per quanto riguarda la gestione. Per anni abbiamo cercato di convivere insieme, parco e autodromo, ma ogni gara distruggeva il parco a causa della presenza di chi veniva a vedere le gare, anche se ora la situazione, la convivenza, è migliorata un pò.

Quindi, più che le Sopraelevate, è proprio l’impianto il problema…
La storia dell’autodromo è stata un danno per il parco, anche sotto il profilo turistico. Il parco, i giardini e la villa non hanno beneficiato di nulla dalle gare. E si badi bene che io fino a 15 anni seguivo gare dal vivo, ero appassionata, ma poi mi sono accorta che l’autodromo offuscava il parco. Ogni modifica sul circuito incide pesantemente sul parco. Ho preso una denuncia ma ribadisco il mio concetto: l’autodromo è un tumore per il parco. L’autodromo per sopravvivere deve crescere, ma ogni volta che cresce fa danni al parco. Esattamente come un tumore.

Sarebbe meglio proprio chiuderlo quindi.
Beh, tra spendere soldi per l’autodromo e salvare il parco… L’autodromo per noi deve chiudere, come è già stato fatto per l’ex ippodromo. Abbattere tutto il cemento e ridare spazio al parco. Un autodromo, un campo da golf o un ippodromo si possono fare ovunque, un parco no.

Ok, ma così come l’autodromo anche le case intorno andrebbero abbattute…
“No, è diverso. Le case sono speculazione edilizia. Sono un argomento diverso che non ci riguarda.”

Cosa pensa dei comitati antirumore? Le case le hanno costruite dopo l’autodromo…
“Beh, sapevano dove compravano le case. Stuipidi loro che si lamentano ora del rumore. Anche se va detto che è grazie a loro che l’autodromo è ancora in funzione. Quando ci fu la causa e la relativa sentenza – e chi se la scorda una tale perla “l’automobilismo è uno sport voluttuario”, scrisse il giudice Marco Manunta – furono loro a cercare un accordo per tenere il circuito aperto, sennò avrebbe chiuso. Bisogna dirgli grazie.”

Ma scusi, mi permetta, ma un Autodromo ben gestito, le Sopraelevate seriamente restaurate, un museo dell’auto ben sponsorizzato, non porterebbero turisti e quindi di conseguenza ricchezza?
Beh, sfatiamo questo mito. Sono anni che le varie associazioni di commercianti sparano cifre a caso sui soldi che porta l’autodromo, ma nessuno le ha mai dimostrate carte alla mano. La verità è che la pista non porta turismo. E lo si nota guardandosi in giro, se ci fosse stata domanda le città intorno si sarebbero sviluppate in questo senso, no?

17236756Beh, magari è colpa dell’incapacità di amministrazioni comunali e\o residenti…
Macchè, semplicemente non c’è domanda e quindi non c’è risposta. E’ evidente che Monza non vive per l’auto, non c’è interesse. Vive di altro – di cosa non siamo riusciti a saperlo – Non ci sono pacchetti tutto incluso per le gare. Anzi, le dirò di più, l’autodromo distrugge il resto delle strutture sportive e ricettive della città. Le offusca cacciandole nell’oblio. Monza è un marchio, nel mondo vuol dire autodromo. Ma si badi bene, non è mica un bene: distrugge tutto il resto. Si sbagliò nel 1922 a farlo li. I fascisti già allora paventavano quello che è successo, lo scriveva la stampa dell’epoca, “costruendo l’autodromo distruggono il parco e lasceranno solo le macerie.

Se abbiamo ben inteso, oltre all’autodromo, voi ce l’avete anche con chi lo gestisce
A quelli della SIAS non gliene frega nulla del circuito. Sono dei rapaci, sfruttano tutto ciò che possono e ora siamo arrivati al punto che hanno distrutto anche l’autodromo. Adesso ci sono solo le macerie, esclusa la F1 di gare internazionali di un certo livello nemmeno l’ombra.

E fare una pista in qualche modo più…parco-friendly?
E come? Cemento e asfalto non vanno d’accordo col parco. Noi preferiamo il parco, le macchine possono correre altrove, una quercia no. Ma basta pensare al campo fa golf. Per mettere l’erbetta inglese hanno distrutto i boschi di castagni. Figurarsi cosa fa l’autodromo. E se Ecclestone cambia idea? Se va via la F1? Rimangono solo le macerie!

Non c’è soluzione quindi, o voi o l’autodromo…
Beh, faccia lei. Gli studiosi vengono a vedere i boschi e rimangono incantati. Fino a quando non si girano e vedono le strutture dell’autodromo. Li partono improperi che non è il caso di ripetere…

Queste sono le parole di Bianca Montrasio, esponente di spicco del Comitato Parco Monza. E’ evidente come le sue idee siano estreme, anche se in – minima -parte condivisibili. Sulla gestione dell’Autodromo è difficile dissentire, se le Sopraelevate sono nello stato pietoso in cui versano, se il circuito anno dopo anno ha perso tutte le gare internazionali ad esclusione della F1, se la sua dirigenza è pronta ad affrontare un processo per illeciti amministrativi che hanno minato la salute (e la prosecuzione delle attività) dell’impianto, qualcosa che non va pare che ci sia. Il problema è però che in Italia trovare il colpevole e allontanarlo è cosa alquanto ardua.

Condivisibile, entro certi limiti, è la preoccupazione sullo stato del parco “dopo l’onda barbarica dei tifosi“, ma è una situazione facilmente risolvibile con un pò più di attenzione, prevenzione e vigilanza da parte chi organizza gli eventi. Anche perchè la questione non è poi così diversa dall’assalto di turisti al parco nelle feste comandate. Per quanto riguarda la questione “Monza non è auto”, beh, ovviamente rimaniamo un attimino perplessi. Monza è il circuito più antico della F1 insieme a Silverstone, il primo circuito ovale del vecchio continente, qui sono state scritte tante tra le più importanti pagine del motorsport: nobili, eroiche ed anche tristi. Il Curvone, Lesmo, l’Ascari, la Paraboli, le Sopraelevate sono storia del nostro sport. Nel mondo, non in Italia. Ognuna di loro potrebbe parlare per ore e raccontare aneddoti sempre nuovi.

Ma se tutto intorno non si è sviluppato il settore turistico, sarà mai colpa dell’autodromo? Ammesso e non concesso che la pista non porti annualmente i turisti sufficienti, puoi mai un autodromo da solo tenere in piedi un’intera città, anzi più di una? Se chi viene a Monza ignora il resto delle sue bellezze, la colpa, così a spanne, è di chi dovrebbe fare promozione a e sul territorio, non di chi porta turisti… E, aggiungiamo noi, una gestione sana e oculata dell’impianto, il ripristino delle sopraelevate e la creazione di un museo dell’automobile non possono far altro che incrementare il flusso di turisti e appassionati. Tutta gente che di solito mangia, beve, dorme e compra. Purchè i prezzi siano umani, ma questo è un altro discorso.

Piuttosto, sono le convenzioni che ci preoccupano. La prima, atroce, prevedeva l’abbattimento delle due curve storiche, la seconda il restauro. Dato che nessuno dei due accordi sarà rispettato, cosa dobbiamo aspettarci? Una nuova convenzione col rischio di tornare a vedere l’incubo abbattimento sulla spinta dell’ecologista di turno o perseverare nell’attuale nullafacenza nella speranza che cadano da sole? Monza, un impianto con questa storia, possibilità e capacità, in altri paesi sarebbe un bene nazionale, curato e coccolato. In altre parole una miniera d’oro. Da noi sembra solo essere solo un altro terreno di caccia su cui spartirsi le poltrone della politica, una girandola di nomi e interessi che con le corse non hanno nulla a che fare ma in compenso stanno uccidendo l’autodromo giorno dopo giorno.

E’ vero, cemento e verde difficilmente vanno d’accordo. Non esiste una soluzione che possa andare bene al 100% per entrambi, ma con intelligenza, buona volontà e capacità da ambo le parti si può lavorare di concerto, fare uno da spalla all’altro vicendevolmente. L’autodromo al parco e il parco all’autodromo. Anche se volessimo dare ragione agli ecologisti brianzoli, quanto costerebbe radere al suolo tutto il circuito e piantare nuovi alberi? Quanti decenni servirebbero per ridare al parco le sembianze di 200 anni fa?

In fondo anche il Colosseo è vecchio e non più utilizzato. A ben guardare ostacola la visuale e costa un patrimonio di pura manutenzione.

Massimiliano Palumbo