L’Italia che gira: autodromo di Modena, la ricetta di Sergio Campana

Sergio Campana, campione 2011 della Formula 3 Italia

 

A cura di Ermanno Frassoni

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Benvenuti a Modena, tra la via Emilia e il West, come annoterebbe il cantautore Francesco Guccini, nella brulicante Motor Valley italiana che in un fazzoletto di chilometri racchiude al suo interno autentici gioielli dell’imprenditoria automobilistica, motociclistica e culturale nostrana capace però di ergersi a protagonista assoluta sulla scena internazionale. Dalla vicina Maranello, roccaforte ferrarista, alla Modena del Museo Casa Enzo Ferrari, dalla Motor Gallery, mostra mercato di auto e moto d’epoca solo italiane ormai entrata di diritto nel taccuino dell’appassionato doc, alla non così lontana Borgo Panigale, emisfero Ducati, senza dimenticare quel gran contenitore rappresentato dal brand Modena Terra di Motori sotto il cui cappello albergano fior di iniziative che promuovono anche percorsi turistici e gastronomici, l’Emilia delle due e delle quattro ruote non smette mai di sorprendere e di arroventare gli animi di chi nella natura primigenia del mezzo meccanico inanimato intravede un cuore pulsante e pensante.  

Venire per credere al nuovo Autodromo di Modena, ubicato sulla strada Pomposiana in località Marzaglia, nel complesso che i decani della sostenibilità ambientale definiscono The Green Circuit, ovvero il circuito verde, complice l’accordo stipulato dai vertici della struttura, gestita dalla società Vintage S.p.A. di Angelo Borghi, con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare al fine di tenere sotto controllo le emissioni di gas serra, anche nel mondo dei motori, ospitando eventi sportivi «eco» e perseguendo una politica di sensibilizzazione alla sicurezza sulle strade grazie al contributo fornito dal Centro Guida Sicura e dai suoi istruttori.

Qui, in una delle città più produttive d’Italia che non trascura l’esportabilità dei marchi regionali Lamborghini, Maserati e Pagani avendo ben impresse negli occhi le meraviglie del Museo dell’auto storica Stanguellini, la collezione dell’Umberto Panini Motor Museum e quella altrettanto esemplificativa di Righini a Panzano, sorge un circuito omologato Aci/Csai e Fmi lungo 2.007 metri, composto da 11 curve (8 a destra, 3 a sinistra) e provvisto di un paddock di oltre 8.000 metri quadri con 21 box, 2 sale riunioni e un’area catering di circa 200 metri quadri. La pista, aperta nel 2011 e debitrice dell’esperienza dell’Aerautodromo che venne inaugurato nel 1950 salvo poi chiudere i battenti sul finire degli anni ’70, si caratterizza per una serie di variazioni altimetriche che rendono la guida impegnativa, tra varianti veloci e curve ad ampio raggio, offrendo una zona franca per le corse a cui Modena non poteva rinunciare.

Veduta aerea del circuito

 

«L’impianto è moderno e si presenta molto bene. Il tracciato ha delle caratteristiche particolari e penso che sia stato fatto un buon lavoro in base alla metratura disponibile». Reggiano, 28 anni compiuti lo scorso 5 giugno, Sergio Campana è il penultimo campione della Formula 3 Italia, avendo vinto il titolo nel 2011, nonché uno dei pochi piloti a poter dire di essere salito su una Ferrari di Formula 1 complice il test premio svolto al termine di quello stesso anno sulla vecchia F60 condotta nei Gran Premi del 2009 da Massa, Raikkonen, Badoer e Fisichella.

Impegnato su diversi fronti, il driver emiliano ha svolto l’incarico di tutor Aci sulla sicurezza all’Autodromo di Modena non disdegnando una sortita nel campionato AutoGP edizione 2014 dopo essersi agevolmente inserito tra i protagonisti della serie, che schiera monoposto Lola spinte da propulsori Zytek, sfiorando la conquista del titolo nel 2013. Gli abbiamo fatto qualche domanda per meglio comprendere la promettente realtà del circuito modenese.

Ciao Sergio, benvenuto sulle frequenze di Motorsport Rants. Qual è il tratto della pista che ti trasmette più adrenalina?

«All’Autodromo di Modena mi capita spesso di calarmi nell’abitacolo di una Ferrari 360 Challenge per eventi aziendali e di solito mi piace tagliare un tratto della pista per avere a disposizione un rettilineo in più; ecco, per me la prima frenata successiva a quel rettilineo è unica nel suo genere e si caratterizza per uno scollinamento che sa regalare emozioni vere».

Una Ferrari 640 F1 del 1989 in azione a Modena
Il Centro Guida Sicura dell’autodromo

 

Qual è la tua ricetta per avvicinare gli appassionati agli autodromi italiani?

«In primo luogo credo che sarebbe importante cercare di incentivare il noleggio di auto sportive a prezzi contenuti. Sono infatti convinto che, se si riuscisse a far avvicinare l’appassionato al mondo delle competizioni proponendo cifre abbordabili, a giovarsene sarebbe la sicurezza sulle strade di tutti i giorni con la possibilità per l’utente di imparare qualcosa di utile al volante e di scendere in pista divertendosi senza troppi patemi d’animo relativi ai costi da sostenere».

Cosa significa per te vestire i panni di tutor al corso di Guida Sicura dell’Autodromo di Modena?

«Vivo giornate molto divertenti, del resto le iniziative non mancano e l’intento è quello di rendere piacevole per gli allievi la fase di apprendimento. In questo contesto, tra coloro che partecipano ai corsi si respira anche la passione per la disciplina motoristica, sorta di trait d’union che favorisce una buona atmosfera stabilendo inoltre il grado di affiatamento tra il tutor e l’allievo. Mi preme poi sottolineare che il corso di Guida Sicura promosso dall’Autodromo di Modena dà l’opportunità a tanti giovani neopatentati di apprendere le nozioni tecniche di guida, di sicurezza e di tecnica che purtroppo sono spesso ignorate ma possono contribuire in modo determinante alla formazione di giovani automobilisti finalmente preparati e consapevoli».

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