L’Italia che gira: circuito Tazio Nuvolari, pollice su per Merzario

Sosta in pit-lane per la Ferrari 360 Challenge della Merzario Academy

 

A cura di Ermanno Frassoni

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La prima impressione è che il circuito Tazio Nuvolari avrebbe soddisfatto in pieno le aspettative del «Mantovano Volante». Intramontabile leggenda delle corse ognitempo, tuttora annoverato nella ristretta cerchia degli interpreti più sopraffini dell’automobilismo mondiale, il segaligno «Nivola», colui che Ferdinand Porsche definì idillicamente «il più grande corridore del passato, del presente e del futuro», ha finalmente un impianto a lui dedicato in quel di Cervesina, paesino dell’Oltrepò Pavese adagiato a ridosso di Voghera là dove confluiscono le acque del torrente Staffora.

Per confezionare questo delizioso regalo ci sono voluti l’impegno e la passione di Giorgio Traversa, imprenditore locale al timone di un’azienda centenaria leader nella costruzione di strade, fognature, acquedotti, movimenti terra e calcestruzzi, abbagliato dal fascino di quella figura quasi mitologica del campione di Castel d’Ario, uomo e pilota che nel 1932 ricevette al Vittoriale dalle mani dell’eclettico intellettuale Gabriele D’Annunzio un curioso portafortuna dorato a forma di tartaruga quale spregiudicato omaggio «all’uomo più veloce del mondo».

«Nella mia vita credo di essere sempre stato un appassionato di corse, senza contare che il lavoro portato avanti dall’azienda di famiglia mi ha permesso di accostarmi con naturalezza alle problematiche relative alla realizzazione dell’autodromo», incalza Traversa come a voler ripercorrere le varie tappe dell’avventura, dall’atteso pronti-via del cantiere nella prima metà del 2011 fino al momento dei test drive divenuti realtà nell’autunno del 2013, sempre con lo sguardo puntato verso il lancio vero e proprio del circuito nella primavera-estate del 2014.

Il compianto Mauro Pane alla guida di una Token RJ02 F1 del 1974

 

Il tracciato principale, lungo 2.804 metri, è sorto per ospitare dalle moto di categoria Superbike alle monoposto GP2 Series che rappresentano l’anticamera alla Formula 1; non contemplata, invece, l’omologazione per la MotoGP e i bolidi di Formula 1 a causa delle restrizioni regolamentari di questi due campionati in materia di prove libere. Se le aree paddock coprono una superficie pari a 30.000 metri quadri, sul fronte della sicurezza l’organizzazione non ha ammesso deroghe con vie di fuga che prevedono uno spazio tale da consentire al pilota uscito di pista di giungere all’eventuale impatto contro le barriere a velocità ridotta.

La prova del nove, però, spetta come di consueto a chi il volante lo manovra di mestiere: qualche tempo fa Arturo Merzario, il «cowboy» giramondo di Civenna iscritto nella sua carriera a 85 Gran Premi di Formula 1 (anche con la Scuderia Ferrari e da proprietario di team), ha avuto la possibilità di addomesticare in anteprima le 11 curve del nuovo autodromo (6 a destra e 5 a sinistra) alternandosi con il fido Paolo Meroni nell’abitacolo di una 360 Challenge in livrea Merzario Academy. Lo abbiamo interpellato per fornirci un parere autorevole sulla pista.

Buongiorno Arturo! Come valuti il disegno del circuito e cosa ne pensi delle infrastrutture?

«Per me è una pista eccezionale, realizzata con cognizione di causa. E sono convinto che migliorerà ancora per quanto riguarda le infrastrutture, che si possono già definire di ottimo livello. È un po’ come costruire una casa di pregio, si parte sempre dalle fondamenta ma una volta sistemate quelle si va avanti rifinendo via via il progetto iniziale. Il bello dell’autodromo intitolato a Tazio è che ovviamente il tutto ha beneficiato del cosiddetto foglio bianco e le modifiche sono venute con naturalezza mentre le caratteristiche del tracciato prendevano forma. Un discorso che non potrebbe essere applicato a Monza, circuito storico cui peraltro sono molto affezionato per evidenti ragioni di bandiera, ma che quando abbisogna di modifiche deve tenere presente la necessità di integrare le stesse con le esigenze imprescindibili di una struttura già esistente».

Fabio Francia mette alla frusta l’Osella prototipo in un test drive a Cervesina

 

Quali sono, da pilota, i tratti più entusiasmanti della pista?

«Ci sono due punti in particolare che mi hanno colpito positivamente. Mi riferisco al curvone dopo il rettilineo davanti ai box, che è da “pelo”; lì il pilota può fare la differenza, non a caso al di là della vettura in dotazione credo sia un punto difficile in grado di mettere in risalto le qualità di chi stringe il volante in mano. E poi la seconda “esse”, quanto a tempi sul giro, riveste un ruolo fondamentale. Ai miei tempi, con un layout così, sarebbero subito emersi i valori in campo».

Quali accorgimenti si potrebbero adottare in Italia per avvicinare il pubblico ai circuiti?

«Il problema degli autodromi italiani è che se vai a Hockenheim, in Germania, dove corre anche la Formula 1, o a Digione, in Francia, pista un po’ abbandonata dalle grandi competizioni, trovi a fianco del circuito una bella autostrada che conduce direttamente all’interno della struttura. Da noi, purtroppo, nessuno si preoccupa di queste cose, è pura utopia. Si preferisce posizionare al centro dei pensieri il solito calcio, che in Italia è uno sport inattaccabile, mentre un autodromo, impianto sportivo a tutti gli effetti sebbene destinato ad altra funzione, viene accantonato da quelle forze politiche che invece potrebbero e dovrebbero stanziare dei fondi. Sarebbe dunque auspicabile che si facesse qualcosa di concreto per invogliare gli appassionati a recarsi alle gare; la fortuna del circuito Tazio Nuvolari è che si regge sui capitali privati messi sul piatto da Traversa, l’infaticabile fautore del progetto della pista di Cervesina».

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