L’Italia che gira(va): Cagliari, un «cittadino» al di sopra di ogni sospetto

Prove di pit-stop per la Renault R23 F1 di Jarno Trulli (Paul Timpanaro © 2003)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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Il Rally d’Italia-Sardegna 2014 è scattato lo scorso giugno da Cagliari, città capoluogo dell’isola dei Quattro Mori, complice una prova spettacolo andata in scena lungo un circuito cittadino di 1.300 metri: la kermesse, inserita nel weekend del campionato del mondo rally, ha avuto quale centro nevralgico gli spazi dell’Autorità Portuale con partenza dalla vecchia stazione marittima. Un esperimento di successo, accolto con entusiasmo dagli appassionati sardi, dagli addetti ai lavori del Mondiale e dagli stessi piloti protagonisti dello show, che si spera di ripetere nella prossima stagione, ma che contribuisce già di per sé a posizionare sotto i riflettori una realtà, quella di Cagliari, capace di ospitare nel biennio 2002-2003 persino due Gran Premi riservati alle monoposto di Formula 3000 e una edizione del Sardinia Masters di Formula 3.

Era dal lontano 1967, quando sul tracciato di Caserta persero la vita il milanese «Geki» Russo, autentica promessa del motorsport tricolore, il napoletano «Tiger» Perdomi e lo svizzero Beat Feher, che una gara automobilistica per monoposto non veniva organizzata su un circuito cittadino del Belpaese. A trentacinque anni di distanza dalla tragedia che insanguinò la Formula 3 è spettato a Pier Luigi Corbari, all’epoca patron dell’EuroSeries 3000, all’Aci e agli autodromi di Monza e Vallelunga il compito di imbastire il grande ritorno. Nel progetto un ruolo preponderante lo ebbero Pasquale Lattuneddu, braccio destro di Bernie Ecclestone in Formula 1, e Mario Lastretti, giornalista e fotografo locale nonché corrispondente di importanti testate motoristiche italiane.

«Il tracciato di Cagliari sa essere impegnativo ed è anche molto bello», sentenziò Niki Lauda, oggi presidente non esecutivo della Mercedes in Formula 1, subito dopo una ricognizione effettuata nel 2003. La pista, che si snodava attorno allo stadio Sant’Elia in una cornice a dir poco suggestiva, non presentava variazioni altimetriche a differenza dello storico «cittadino» californiano di Long Beach, al quale un po’ assomigliava, caratterizzandosi per un breve rettilineo iniziale cui seguivano una serie incalzante di curve a 90 gradi, quindi una curva a destra e due pieghe veloci fino ad approdare all’ultimo tratto rettilineo ubicato su via Amerigo Vespucci.

Nel 2002 la gara delle Formula 3000 ricevette la denominazione di Gran Premio del Mediterraneo, mentre nel 2003 si passò alla titolazione di Gran Premio di Cagliari. A trionfare nella prima edizione fu il céco Jaroslav Janis; l’anno dopo il gradino più alto del podio risultò appannaggio del brasiliano Jaime Melo Jr. con il futuro pilota di Formula 1 Vitaly Petrov decimo al traguardo. Nel Sardinia Masters di Formula 3 entrambe le manches disputate in quel 2003 trovarono in Robert Kubica, in seguito protagonista nella massima formula e nei rally internazionali, il mattatore assoluto. Per saperne di più sulla breve ma affascinante avventura del «cittadino» di Cagliari ci siamo rivolti proprio a Lastretti, l’uomo che abbozzò su carta il layout del tracciato.

La piantina del circuito cittadino di Cagliari (Paul Timpanaro © 2003)

 

Ciao Mario, cominciamo dal principio: come è nata l’idea del «cittadino»? E qual è stato, nello specifico, il tuo ruolo nel progetto?

«Cagliari è una città che amava molto i motori. Adesso, purtroppo, la situazione sembra un po’ cambiata rispetto ai tempi d’oro. Direi che l’amicizia con Lattuneddu ha rappresentato un lasciapassare molto importante. Insieme a Pasquale avevamo in mente di realizzare un evento motoristico a Cagliari; in quel periodo la giunta comunale in carica vedeva di buon occhio l’automobilismo, tra l’altro in gioventù il sindaco Emilio Floris era stato egli stesso un pilota nelle salite. Lanciammo dunque l’idea di realizzare questo circuito in città sfruttando le conoscenze di Lattuneddu che, da gallurese doc e uomo di fiducia di Ecclestone, poteva vantare consolidati rapporti con la Federazione automobilistica locale. Ricordo che per la realizzazione pratica non incontrammo particolari problemi, anzi riuscimmo ad utilizzare al meglio i parcheggi dello stadio Sant’Elia. Io disponevo di uno scooter e grazie a questo mezzo a due ruote ho potuto abbozzare con calma il disegno del «cittadino» che sottoposi allo staff di Angelo Sticchi Damiani, attuale presidente dell’Automobile Club d’Italia. C’erano però da rimuovere e riposizionare alcune aiuole e da ripiantare degli alberi in altre zone della città per fare sì che la pista, lunga 2.414 metri, prendesse forma con le sue 18 curve. Espletate tali incombenze e ottenute le necessarie autorizzazioni, il progetto poté finalmente partire».

Cosa ha significato per i cagliaritani riuscire nell’impresa di allestire un circuito nei pressi dello stadio Sant’Elia?

«Una grande soddisfazione. La domenica, secondo i numeri riferiti della questura, abbiamo avuto all’incirca 100.000 spettatori paganti sia nel 2002, quando si tenne l’edizione inaugurale, che nel 2003. Sotto il profilo della viabilità cittadina il progetto era stato studiato con l’obiettivo di arrecare il minor danno possibile ai residenti: sì, c’è stato un po’ di movimento in più nei tre giorni che caratterizzavano il weekend, ma in concreto non disturbavamo nessuno. Era sufficiente intraprendere un percorso alternativo per raggiungere le spiagge dal centro di Cagliari e, con un pizzico di buon senso, chiunque sarebbe giunto indenne alla zona del lungomare».

Perché il circuito di Cagliari ha ballato per due sole edizioni? Un domani potrebbe essere recuperato?

«Per un motivo molto semplice: dalla giunta di centrodestra si è passati a quella di centrosinistra. Renato Soru, il nuovo presidente della Regione, non ha più sovvenzionato l’evento e il «cittadino» di Cagliari è improvvisamente tramontato. Credo che non ci sarebbero problemi a riproporre il circuito così com’era: abbiamo persino conservato le barriere jersey, cioè gli appositi dispositivi di sicurezza, impiegate con successo nella prova spettacolo del Rally d’Italia-Sardegna 2014».

Quali risultati concreti ha generato l’operazione Cagliari?

«I lavori effettuati per l’allestimento del tracciato hanno permesso alla manodopera locale di ottenere un impiego ben remunerato. Si lavorava ininterrottamente per non meno di tre mesi, su diversi turni, così da predisporre l’area dove avrebbero corso le vetture, assicurando a più di cento persone un’ottima busta paga in un quartiere della città, il Sant’Elia, inserito nel contesto di una periferia affatto agiata. Alla conferenza stampa di presentazione del 2003 intervennero tra gli altri Jarno Trulli, all’epoca pilota della Renault in Formula 1, che si esibì al volante della sua R23, e Jean Alesi, ex ferrarista allora impegnato nel DTM con la Mercedes CLK Coupé, che a Cagliari effettuò alcune tornate dimostrative per la gioia del pubblico. Non mancò nemmeno Fernando Alonso, compagno di squadra di Trulli alla Renault. A livello di gare di contorno, poi, scesero in pista dalle monoposto di Formula Gloria a quelle di Formula Ford fino ad arrivare ai Prototipi. Si trattò insomma di uno show nello show che ha saputo conquistarsi uno spazio negli annali del motorsport isolano».

Jean Alesi in azione su Mercedes CLK Coupé (Paul Timpanaro © 2003)

 

Sarebbe possibile il varo di un nuovo «cittadino» in Italia, eventualmente anche non in Sardegna?

«L’ostacolo maggiore, al di là della scelta della location più opportuna, è rappresentato dall’assenza di sovvenzioni. Il Gran Premio di Cagliari aveva un futuro roseo davanti a sé, tanto che a un certo punto arrivò persino una delegazione di americani della Formula CART per visitare la pista e le strutture del «cittadino» in vista di un possibile coinvolgimento. Sarebbe stato bello continuare, godendo del supporto delle istituzioni, ma oggigiorno c’è una crisi economica tale da non permettere più sogni del genere. La pista del Sant’Elia non consentiva ai piloti di raggiungere velocità molto elevate e anche sotto questo aspetto la sicurezza era al primo posto; ricordo un’incidente alla partenza del Sardinia Masters del 2003 vinto da Kubica, per il resto soltanto qualche sana ruotata tra i concorrenti e la bagarre tipica di un «cittadino» verace».

Robert Kubica al via del Sardinia Masters di Formula 3 (Paul Timpanaro © 2003)

 

La Formula E, nuova serie che partirà nel settembre 2014 con monoposto totalmente elettriche, dopo il forfait di Roma non ha al momento in calendario una tappa in Italia…

«Questa sì che potrebbe essere un’idea simpatica! A Cagliari ci siamo molto divertiti con le macchine da corsa e sono convinto che il capoluogo della Sardegna, con il porto sullo sfondo, sarebbe uno scenario perfetto. Anni fa, mi preme ricordarlo, qui si teneva una tappa del Mondiale di Formula 1 di motonautica su un tracciato molto impegnativo. Guido Cappellini, il campionissimo della specialità, ripeteva sempre che dopo la «cura» perdeva sei-sette chili a causa della fatica! Cagliari, la cui area metropolitana supera i 400.000 abitanti, è il fulcro della Sardegna, inoltre giusto per tastare il polso della passione dobbiamo rilevare le circa 70.000 presenze registrate durante la prova spettacolo del Rally d’Italia-Sardegna 2014. Oggi posso affermare con orgoglio che grazie alla bellezza del territorio siamo sempre riusciti ad allestire delle manifestazioni sportive molto accattivanti; il guaio è che in Italia nessuno può permettersi di spendere certe cifre».

Twitter @Fra55oni