Parco Valentino, i vestiti nuovi del Salone dell’auto. Il presidente Levy: «Prova superata»

(© Parco Valentino)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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«Il re è nudo!», esclama con inusitato candore un bambino del popolo nel grottesco finale della fiaba «I vestiti nuovi dell’imperatore» di Hans Christian Andersen. Non è infatti il colore cremisi, tonalità di rosso tendente al porpora, né la fodera di armellino, termine araldico che fa riferimento al prezioso mantello del sovrano, a fornire indicazioni certe sulla caratura morale dell’uomo, assurto al trono per diritto dinastico ma forse non per la rilevanza delle sue azioni di governo.    

I vestiti nuovi del Salone dell’auto di Torino, così li ha sagacemente definiti il primo cittadino Piero Fassino nella giornata del taglio del nastro di Parco Valentino Salone & Gran Premio, nuova kermesse dedicata al comparto automotive inaugurata giovedì 11 giugno 2015 e chiusa con un bagno di folla domenica 14 a mezzanotte, hanno soltanto avuto bisogno di location suggestive quali il parco sito lungo le rive del fiume Po, l’arteria di corso Massimo d’Azeglio, il centro città e le mura della reggia di Venaria Reale per far brillare di luce propria sia la parte statica dell’evento, ovvero le oltre novanta vetture in mostra, molte delle quali supercar da sogno, sia la sezione dinamica, sublimata dall’emozionante passerella della Lancia D50 vincitrice a queste latitudini con Alberto Ascari nel 1955. Sul podio, in quell’occasione, oltre alla monoposto gemella di Luigi Villoresi, giunta terza, anche la Maserati 250F dell’argentino Roberto Mieres.

L’onore e l’onere di dirigere le operazioni dell’inedita manifestazione è spettato all’imprenditore Andrea Levy, presidente del comitato organizzatore, coadiuvato da Andrea Totino, direttore generale, Luca Pusterla, direttore creativo, e Gabriele Morosini, delegato al marketing dell’evento. La rubrica Push to Rants, qui nella declinazione «in Action», ha incontrato Levy, titolare di Artemis Group, gruppo specializzato nella comunicazione integrata, e amministratore di Red Travel, società operante nel turismo di lusso e nell’organizzazione di eventi, per meglio comprendere i segreti, le malizie e i punti di forza di una kermesse in grado di regalare un’insperata fisionomia alla città di Torino nella quattro giorni di Parco Valentino Salone & Gran Premio.

Andrea Levy, ultimo a destra, al taglio della torta (© Parco Valentino)

 

Buongiorno Andrea, benvenuto su Motorsport Rants! Un occhio ai numeri a circa un mese dalla bandiera a scacchi di Parco Valentino: quattro giorni di Salone, trentacinque brand automotive, due anteprime mondiali e oltre trecentomila visitatori. Qual è il bilancio di questa prima edizione? I risultati soddisfano le tue aspettative?

«Il bilancio è sicuramente positivo. Per quanto concerne la risposta del pubblico mi aspettavo all’incirca trecentomila persone, come poi in effetti è stato, ma a sorprendermi ha contribuito soprattutto il riscontro fornito dalle Case automobilistiche. Al Salone hanno partecipato venticinque Case e dieci tra Carrozzieri e Centri Stile, il che rappresenta un ottimo risultato. L’ultimo mese che ha preceduto l’apertura della kermesse ha fatto la differenza, perché fino alla conferenza stampa «pre-opening» di Roma prevedevamo l’impegno di una ventina di Case. Dal punto di vista mediatico, poi, ho notato che sussistono ampi margini di manovra per avere un evento come Parco Valentino, in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori. Credo che in Italia si avvertisse la mancanza di una manifestazione che potesse costituire una valida vetrina per presentare le ultime novità del mercato automotive».

C’è stato un frangente, nei quattro giorni della kermesse, in cui hai detto al tuo staff: «ce l’abbiamo fatta»?

«I momenti emozionanti sono stati diversi. Mi viene subito in mente la sera di giovedì, verso mezzanotte, quando il parco del Valentino traboccava ancora di visitatori, ma anche la giornata di sabato, complice la decisione delle Case automobilistiche presenti di prolungare di mezzora l’orario di apertura, così da permettere al pubblico di ammirare per altri trenta minuti le vetture esposte sulle pedane. Sì, direi che in quest’ultimo caso si può parlare di un accorato «gentlemen’s agreement» frutto del passaparola del momento!».

Se potessi tornare indietro, cosa cambieresti dell’edizione inaugurale? E quali novità mediti già di apportare in futuro?

«Onestamente tornerei indietro soltanto per avere più tempo per incontrare le Case. L’unico mio rimpianto, se così possiamo chiamarlo, è che essendo un imprenditore non direttamente coinvolto nel ramo automobilistico, all’inizio non avevo un quadro completo di chi fossero i responsabili marketing dei vari brand automotive potenzialmente interessati a partecipare a Parco Valentino. Non c’è quindi stata l’opportunità di spiegare il progetto ad alcune Case che avrebbero potuto essere della partita; conto tuttavia di rimpinguare ulteriormente i numeri dei marchi presenti avviando già ora la macchina organizzativa che condurrà all’edizione 2016 di Parco Valentino Salone & Gran Premio. La kermesse, d’altronde, è completamente nuova, pertanto una volta gettate le fondamenta si tratta adesso di andare avanti a costruire. Dal lato organizzativo, non mi sono piaciuti i «vuoti» tra un gruppo di vetture e l’altro nella domenica di Gran Premio; l’idea è quella di mantenere la parte dinamica ma concentrare il tutto in un’ora e mezza limitando al massimo le pause. Alle variazioni da introdurre ci sto pensando, non a caso insieme al mio staff stiamo analizzando il format del Festival della Velocità di Goodwood ma anche altre possibili soluzioni. Il parco ha retto molto bene l’impatto con il pubblico e c’è stato un rispetto profondo da parte della gente nei confronti delle meravigliose supercar in mostra. Nelle prime ore alcuni sembravano quasi intimiditi, poi la passione ha preso il sopravvento e finalmente tutti hanno iniziato a sentirsi a proprio agio e a prendere confidenza con la novità».

Com’è nata l’idea di Parco Valentino Salone & Gran Premio?

«Dall’amore per le automobili e dalla necessità di valorizzare tutto ciò che l’Italia, e in particolare Torino, ha da offrire in termini di know-how automobilistico. Mi riferisco anche alle eccellenze nel campo del design di cui il nostro Paese può andare orgoglioso, con Centri Stile del calibro di Bertone, Giugiaro, Pininfarina e via discorrendo. Questi e altri brand hanno fornito un contributo così elevato al comparto automotive da non essere a mio giudizio mai abbastanza valorizzati e riconosciuti. Con Parco Valentino non si è trattato quindi di inventare qualcosa di sana pianta ma di comprendere perché una certa tipologia di eventi automobilistici potevano incontrare i favori del pubblico. Il progetto, di per sé, ha avuto almeno due anni di studio e di gestazione, il che ha significato partecipare a eventi all’aperto, al chiuso, talvolta a pagamento e talvolta a invito, nonché a svariate manifestazioni di settore in grado di instradare il Salone verso la scelta della formula vincente. Soltanto dopo abbiamo chiesto il parere del Comune di Torino e delle istituzioni, iniziando di lì a poco il giro delle Case, un tour che ha dato una fisionomia molto particolare alla kermesse. Con alcune Case, come detto, non siamo nemmeno arrivati a sederci attorno a un tavolo per discutere del progetto, dalle altre invece abbiamo ottenuto un apporto molto importante che ha avuto benefici effetti su Parco Valentino».

(© Parco Valentino)

 

Qual è stato l’aspetto più difficile di questa avventura?

«Entrare negli uffici marketing delle Case automobilistiche. Non era scontato riuscire a far comprendere che in Italia mancava un evento del genere. L’obiettivo principale consisteva quindi nel rendere partecipi le Case; sotto questo punto di vista, però, devo ammettere che, una volta abbattuta la barriera del primo appuntamento con il responsabile di riferimento, il messaggio veniva recepito in modo abbastanza naturale».

Tre le location coinvolte: il parco del Valentino con il suo maestoso Castello, il centro città con piazza San Carlo e via Roma a farla da padrone, infine lo scenario sontuoso della reggia di Venaria Reale. C’è un posto in cui hai percepito maggiormente il calore del pubblico?

«Le differenze sono minime perché la passione per l’automobile si può definire trasversale. Sicuramente il parco del Valentino ha tratto vantaggio dalla domenica di Gran Premio, sebbene la pioggia abbia un po’ condizionato l’affluenza del pubblico. In tal senso, l’aspetto più esaltante della rievocazione è stato vedere la Lancia D50, vittoriosa al Valentino con Ascari nel lontano 1955, nuovamente protagonista assoluta sull’asfalto cittadino. Venaria Reale, invece, ha accolto l’evento in pompa magna con la banda cittadina e un saluto caloroso anche da parte delle autorità locali».

(© Parco Valentino)

 

Da cosa è scaturita la scelta di ambientare il clou dell’evento al parco del Valentino e non, tanto per fare un esempio, nel quartiere fieristico del Lingotto, esponendo lì le supercar e allestendo magari un circuito provvisorio a breve raggio dai padiglioni?

«Se dici Villa d’Este ognuno di noi è portato a elaborare mentalmente l’immagine delle automobili d’epoca in mostra nel prestigioso concorso d’eleganza di scena ogni anno sulle rive del lago di Como. Allo stesso modo, basta dire Pebble Beach o Goodwood per aprire una connessione subitanea tra l’appassionato medio e il concorso d’eleganza californiano piuttosto che la mitica kermesse motoristica in programma nella tenuta britannica di Lord March. Stiamo parlando di tre località di per sé neanche così famose se non per le auto, eppure che cosa le accomuna? Villa d’Este, Pebble Beach e Goodwood possono usufruire di un palcoscenico invidiabile, senza contare che tutte e tre sanno trasformarsi e identificarsi con l’evento che ospitano. Per il Salone & Gran Premio cercavo una location estremamente attraente e la scelta è caduta sul parco del Valentino, uno scenario competitivo sotto il profilo del paesaggio, ravvivato dal fiume Po, e del Gran Premio che qui si svolgeva nel ventennio 1935-1955. A Torino non ci sono altre location che possano competere con il Valentino, un vero e proprio anfiteatro naturale, persino se ci addentriamo nel discorso legato all’heritage automobilistico. Mi ha fatto piacere constatare che diversi giornalisti provenienti da altre regioni sono rimasti impressionati positivamente dal parco cittadino e che persino le attività commerciali presenti, mi riferisco principalmente ai chioschi, hanno compiuto uno sforzo notevole pur di innalzare il livello di ospitalità. È stato come giocare un ruolo nella riqualificazione del parco nell’orario post-serale, quando spesso dalle famiglie si passa purtroppo ad altri tipi di frequentatori».

Quanto ha pesato il ruolo delle istituzioni nella realizzazione del progetto?

«Molto, anzi moltissimo. L’apporto delle istituzioni torinesi è stato fondamentale perché tutti, dal sindaco agli assessori, hanno collaborato attivamente nella definizione del progetto. Ricordo che durante un’assemblea pre-evento gli assessori hanno dedicato due ore del loro tempo per ascoltare le eventuali perplessità di ognuno. In questo frangente ho percepito il desiderio di avere un grande evento automobilistico a Torino e mi è stato chiesto di mettere a punto un programma che coinvolgesse il più possibile la città. Anche la fase di lancio pre-evento è stata studiata ad arte, a cominciare dalla scelta di mostrare come nasce un’automobile in un Centro Stile torinese rivolgendosi a un target giovane com’è quello del quartiere San Salvario, dove sono stati proposti cocktail ad hoc battezzati con i nomi di grandi campioni quali Nuvolari, Ascari eccetera. Sta a noi valorizzare al meglio un know-how inestimabile, che è quello di saper costruire automobili capaci di far sognare gli appassionati».

Secondo te, anche alla luce delle dichiarazioni del sindaco Fassino, il vecchio format del Salone dell’auto di Torino è morto? Inoltre, Parco Valentino Salone & Gran Premio è pronto a presentarsi al pubblico come il nuovo Salone declinato in una veste più moderna e appetibile?

«In termini di budget e complessità organizzativa gli eventi automotive al chiuso, come poteva essere il Salone dell’auto di Torino, resistono in Europa attraverso i Saloni di Ginevra, Parigi e Francoforte, perché i costi di realizzazione sono talmente elevati da scoraggiare altri potenziali competitors. A mio avviso si possono seguire due strade: organizzare una kermesse che sia la copia di qualcosa d’altro o stravolgere tutto il discorso per creare una manifestazione inedita. Bisogna anche ricordare che basta un player non soddisfatto per mandare all’aria mesi di lavoro! Detto questo, non credo che sia sufficiente imbastire un evento all’aperto per essere sicuri di avere successo; il Festival di Goodwood, infatti, negli ultimi tre anni sta cominciando a incontrare le medesime problematiche degli eventi al chiuso perché alcuni stand sono enormi e costosissimi, pertanto si vedono quelle differenze tra le Case che alla lunga possono finire per scontentare qualcuno. Parco Valentino ha voluto mettere tutte le Case nelle stesse condizioni di partenza, sia per quanto riguarda l’investimento sia per l’immagine veicolata al pubblico. In questo caso è il prodotto, cioè l’automobile, a parlare; va da sé che così facendo gli allestimenti sfarzosi diventano inutili orpelli e la scenografia, magnifica nella sua unicità, è il parco cittadino e la natura circostante che ripaga tutti allo stesso modo. Forse senza una location di questo livello la sfida sarebbe stata persa. E non sono convinto che la stessa formula proposta in una location meno sfolgorante avrebbe funzionato».

(© Parco Valentino)

 

Cosa ne pensi dell’attuale Motor Show di Bologna?

«Parco Valentino è stato ospite del Motor Show nel dicembre 2014, quando alla presenza di Giada Michetti, amministratore delegato di GL Events Italia (la società che gestisce l’evento, ndr), si è tenuta una delle conferenze stampa di avvicinamento alla kermesse torinese. Il Motor Show ha certamente avuto il merito di dare un appuntamento motoristico agli italiani incappando però nei problemi tipici dei Saloni che si svolgono al chiuso; purtroppo non è mai facile convincere le Case a mettersi in gioco sostenendo peraltro un investimento economico importante. Da appassionato mi auguro che il Motor Show, dopo l’annullamento dell’edizione 2013 e il ritorno nel 2014, possa proseguire il suo cammino con una ritrovata serenità».

Confermi che nel 2016 si terrà la seconda edizione di Parco Valentino e che la manifestazione avrà una cadenza annuale?

«Sì, l’evento diventerà annuale e Parco Valentino tornerà a cavallo della prima decade di giugno. C’è la volontà di anticipare l’apertura del Salone al mercoledì per dedicare l’intera giornata ai giornalisti e agli addetti ai lavori, per il resto l’obiettivo è quello di raggiungere i cinquecentomila visitatori. Quest’anno purtroppo le previsioni meteorologiche hanno un po’ penalizzato la manifestazione soprattutto in vista del weekend, anche perché a conti fatti la pioggia ha dato meno fastidio del previsto».                                                                                                   

Sorprende in positivo l’idea di dedicare lo stesso spazio alle vetture esposte sulle eleganti pedane del parco del Valentino. A questo punto sorge spontanea una domanda: come si fa a stabilire l’ordine di esposizione? Bisogna per così dire regolare i rapporti di vicinanza tra i vari brand?

«Non è un’impresa facile, anzi! Di base si è seguito l’ordine di prenotazione dei vari espositori, tenendo presente che la pedana numero uno andava riservata all’auto dell’anno, nello specifico la Volkswagen Passat. Per le Case automobilistiche, quindi, gli spazi venivano bloccati man mano che si ratificavano gli accordi. L’idea di partenza della prima edizione è stata quella di non separare in modo rigido le auto generaliste dalle sportive. Non è detto però che manterremo questo criterio anche in futuro».

Gran Premio Parco del Valentino 2015, video credits: Babylon Car Video

 

Dal pubblico ho avvertito qualche perplessità circa la scelta di coprire le vetture con i teli per contrastare la pioggia. Pensi a dei rimedi in chiave 2016, affinché la gente possa ammirare i bolidi esposti nel parco anche in caso di tempo inclemente?

«Questa è stata una problematica che ha toccato principalmente i Carrozzieri e i Centri Stile, che si trovano tra le mani un prodotto da proteggere con maggiore cura e attenzione rispetto ad esempio alle vetture schierate dalle Case. La copertura delle pedane, inoltre, era antigrandine ma non a prova di pioggia, un aspetto sicuramente da migliorare in vista della prossima edizione. L’impegno è di lavorare sul problema per rendere più fruibile il Salone all’aperto qualora il meteo dovesse fare i capricci».

Le tavole rotonde nelle splendide sale del Castello del Valentino erano riservate a giornalisti e addetti ai lavori. In vista della prossima edizione, pensi di aprirne qualcuna anche al pubblico generico?

«In primo luogo si è riscontrata l’esigenza di non andare oltre il vincolo numerico imposto dalle sale del Castello. In buona sostanza, dunque, non sarebbe stato possibile superare la capienza massima; per l’anno prossimo mi auguro innanzitutto di avere più conferenze e incontri di prodotto sulla falsariga della tavola rotonda che ha visto coinvolti tre personaggi del calibro di Flavio Manzoni, responsabile del design Ferrari, Filippo Perini, uomo di riferimento del design Lamborghini, e Frank Stephenson, al vertice del design McLaren. A mio avviso la carta vincente è consistita nel poter disporre in quel preciso momento di tre top designers di livello internazionale che hanno fornito all’evento una tangibilità altrimenti difficile da riscontrare. C’è insomma la convinzione che il pubblico risponda positivamente sulla scia di questi incontri, che vanno però organizzati e svolti a beneficio degli addetti ai lavori».

In definitiva, con la prima edizione appena andata in archivio, Parco Valentino si sente più Salone o più Gran Premio?

«Nelle intenzioni di Parco Valentino non c’è un aspetto predominante, d’altronde il Salone e il Gran Premio hanno dimostrato di poter convivere serenamente. Da una parte il Salone è il momento espositivo contestuale che si propone di presentare le ultime novità in tema di mercato con l’accento posto sulla varietà e la qualità dei brand automotive, mentre dall’altro lato il Gran Premio ha rappresentato la fase dinamica della kermesse capace di coinvolgere i proprietari delle vetture da competizione non senza l’emozione dei motori rombanti la domenica mattina. Per il 2016 posso già anticipare che l’evento dinamico non abbraccerà più le celebrazioni del Gran Premio del Valentino ma offrirà invece uno sguardo privilegiato sul futuro dell’automobile».

(© Parco Valentino)

 

Sei da poco rientrato in Italia dopo aver visitato il Festival di Goodwood. Cosa significa recarsi di persona all’ormai mitico evento di scena nella esclusiva magione dell’organizzatore e filantropo Lord March?

«Goodwood è un evento fantastico che consiglio a tutti gli appassionati di auto e di motorsport in generale. Si tratta di una manifestazione unica nel suo genere che è certamente ricca di spunti e può anche contare sulla presenza ufficiale di numerose Case. Non ci sono dubbi, ogni anno Lord March porta a termine un lavoro incredibile e i risultati sono sotto gli occhi di tutti; non stiamo infatti parlando di un Salone «normale», qui il pubblico può entrare in contatto con i propri beniamini e ammirare allo stesso tempo vetture leggendarie. La definirei un’esperienza sensoriale da fare almeno una volta nella vita».

Twitter @Fra55oni