Aliens vs. Seb Bull

A cura di Ermanno Frassoni

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[dropcap type=”circle” color=”#ffffff” background=”#ce2121″]S[/dropcap]ingapore Sling non è solo il nome della vecchia chicane del Marina Bay Street Circuit, ubicata fino all’anno scorso tra le curve 10 e 11, ma è anche un cocktail di successo nato agli inizi del Novecento dietro il bancone del Raffles Hotel complice l’intuizione di un barman cinese. Ritoccato il layout della pista, palpitante sotto le luci della notte singaporegna, una solida certezza l’ha offerta Vettel, alla cui «bevuta» conclusasi tra i fuochi d’artificio hanno fatto da contraltare le fiamme della Red Bull di Webber. Quella sbagliata, per dirla con Domenicali, al di là di Alonso e Raikkonen ferraristi sul podio (come dare torto al bravo Boccafogli nel dopo gara Rai?) e alla necessità per il Cavallino di salvare il salvabile. E se ieri l’Europa guardava a Berlino per le elezioni del Bundestag è altrettanto vero che la Formula 1 si crogiolava nel frastornante binomio Seb-RB9. Così, tra qualche pisolino in tribuna nel periodo di safety car (non è che adesso promuovono Vergne?), falsi allarmi radio («rallenta Sebastian, gli alieni sono più veloci di te!») e l’innesto del cantante Tom Jones alla Lotus dopo la fuga di cervelli, c’è chi ha capito che non sono i dolori alla schiena di Kimi a dover preoccupare la Ferrari.

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