Brancaleone all’Albert Park

La Lotus di Maldonado incidentata nel Gran Premio d’Australia (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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MELBOURNE – Le danze si aprono il venerdì con le Sauber ai box nel primo turno di prove a causa della tenzone legale innescata dall’ex terzo pilota van der Garde. Si nota, ma nemmeno tanto, l’assenza in pista di Stevens e Merhi, virgulti della (dis)avventura Marussia Manor. Diciotto monoposto al via. Ben presto si perdono per strada Bottas, kappaò per un problema alla schiena, oltre a Magnussen e Kvyat, out nel giro di allineamento per guai tecnici. Quindici al via. In Australia, per la «prima» della Formula 1, l’atmosfera è in stile Brancaleone all’Albert Park: un manipolo di vetture decimate una dopo l’altra. Parte la gara e… bum! Bye bye, Maldonado. A Melbourne l’estate sta finendo, ma per qualcuno è come se fosse Natale: Adamo Vettel conduce Eva Ferrari sul podio e il rookie Nasr, quinto, si fa beffe dei probabili strali di van der Garde, mentre Ericsson e Sainz Jr. raccolgono più punti di quanti potessero sperare. Là davanti è dominio Hamilton-Rosberg, una fotocopia del Mondiale 2014, con Button-Perez pronti a rinsaldare l’amicizia a suon di sportellate nonostante la McLaren Honda depotenziata in versione «no power, no dreams». A intervistare i primi tre compare «Terminator» Schwarzenegger: ecco spiegate le tante defezioni, i sorpassi con il contagocce e la strana (pit) exit strategy di Raikkonen. Macchine (e piloti) ribelli.

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