Fantasia al potere

Ricciardo arringa la folla alla stregua di un capo di Stato dopo la prima vittoria del 2017: sullo sfondo Stroll e il presidente azero Aliyev (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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BAKU – Un’altra bandiera si staglia nel panorama dei Paesi che hanno ospitato almeno una gara di Formula 1. È l’Azerbaigian, che nel 2016 aveva assunto la denominazione di Gran Premio d’Europa; confermato il layout del tracciato, un Baku City Circuit capace di alternare al rettilineo principale strappacuore una serie di curve lente stile Montecarlo, la caotica domenica sulle rive del Mar Caspio issa idealmente sulla Torre della Vergine il sorriso epidemico di Ricciardo, non immune da errori nel weekend azero eppure in grado di approfittare delle vicissitudini di Hamilton, costretto a cedere la leadership causa sosta ai box per sistemare il poggiatesta ballerino della sua Mercedes, e Vettel, sanzionato complice la ruotata gratuita rifilata d’istinto a Lewis in regime di safety car. Trionfo inseguito per l’alfiere Red Bull, dunque, con Bottas secondo al fotofinish dopo aver azzoppato Raikkonen al via e Stroll terzo davanti all’accigliato Sebastian e al deluso Hamilton. Agonismo da vendere tra compagni di squadra: Perez e Ocon se le sono date di santa ragione, patatrac sfiorato anche tra Ericsson e Wehrlein. A punti Alonso, che via radio ha detto di avere perso un’opportunità per vincere sulla McLaren. Gara incredibile, quella di Baku, ma a portare la fantasia al potere ci hanno già pensato i convulsi episodi del Gran Premio uniti alla classe del pupillo australiano di Helmut Marko.

Twitter @Fra55oni