Ghost driver

Ricciardo truccato ad hoc per la festa dei defunti alla vigilia del GP Messico: il terzo posto «fantasma» è stato suo (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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CITTA’ DEL MESSICO – C’è stato un tempo in cui i gradini del podio, nelle gare di Formula 1 e nel motorsport che conta, erano dispari, tre per la precisione, e non pari come nel terzultimo round del Mondiale 2016 di scena all’Autódromo Hermanos Rodríguez. Due i piloti saliti realmente sul palco d’onore a Città del Messico, il vincitore Hamilton, quasi ignorato dalle telecamere nel discusso finale, e Rosberg, secondo al traguardo con un «tesoretto» di diciannove punti su Lewis in vista di Interlagos e Abu Dhabi. Sì, proprio il campione inglese che sulla pista del Nordamerica raggiunge la leggenda Prost a quota cinquantuno vittorie, eppure si vede scalzare dal terzo classificato che concentra su di sé i riflettori di un’infuocata domenica da corsa. Verstappen? No, il virgulto Red Bull ha tagliato la chicane per respingere gli assalti di Vettel, non ha ubbidito all’ordine del team di cedere la posizione e va retrocesso. Sebastian? No, il ferrarista sale sul podio ma si scopre che ha cambiato traiettoria in frenata su Ricciardo tanto da essere penalizzato. Daniel, finalmente, novello Ghost driver cui viene attribuito il terzo posto «fantasma» come se l’aria rarefatta del Messico avesse per un po’ mandato in pappa le elucubrazioni dei commissari. In un campionato ormai monomarca Mercedes, l’importante è avere qualcosa di cui parlare: è meglio male, insegna Maccio Capatonda.

Twitter @Fra55oni