Il «nostro» Motor Show deve ritrovare lo spirito del ’76

A cura di Ermanno Frassoni

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[dropcap type=”circle” color=”#ffffff” background=”#ce2121″]L[/dropcap]a marcia di avvicinamento verso la trentottesima edizione del Motor Show di Bologna, in programma dal 7 al 15 dicembre 2013 nei padiglioni del quartiere fieristico della città felsinea, non è incominciata sotto i migliori auspici. A circa due mesi dal pronti-via Giada Michetti, ad di GL Events Italia, ha lanciato l’allarme parlando di un possibile doloroso stop della kermesse. «L’ipotesi può esserci – l’ammissione al Corriere di Bologna – ma nessuno mi ha ancora detto: fermati». Le Case non ci saranno («il mercato è crollato», rincara la dose Michetti) e a tenere banco dovrà essere la componente spettacolare. Eppure il format regge bene, se è vero che nel 2012 la manifestazione ha totalizzato 400mila spettatori paganti. Quella del 2013, incalza Michetti, «[…] potrebbe essere un’edizione che torna alle origini, alla prima formula del 1976». Già, l’edizione inaugurale del 1976. Con il piglio flamboyant del fondatore e patron Mario Zodiaco, i cavalieri del rischio in stile «Rush» e le tante gare ed esibizioni capaci di sbalordire il pubblico. È lo spirito del ’76, calato nell’attualità, il mantra per il Motor Show 2.0. Ignorarlo sarebbe da sacrileghi: il «nostro» Motor Show è onore e onere che va custodito.

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