Il più grande spettacolo con il «big Seb»

A cura di Ermanno Frassoni

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[dropcap type=”circle” color=”#ffffff” background=”#ce2121″]I[/dropcap]l boato dei Tifosi di Monza (la T maiuscola non è puramente casuale) non ha eguali nel panorama del Mondiale di Formula 1. La passione, si potrebbe asserire parafrasando lo slogan delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, abita tra la Prima Variante e la Parabolica: dal circuito, per chi all’Autodromo Nazionale ci è potuto andare di persona, o dalla poltrona, magari da semplice abbonato Rai incuriosito dalla visione termica dell’abbronzatura di Giorgio Piola e dall’animazione grafica degli spilloni conficcati sabato da Montezemolo sulla bocca di un pupazzo avente le sembianze di Alonso, l’indice di gradimento si mantiene elevato. E tra geni, scemi (o geni scemi) e idioti consapevoli (poi dicono che Hamilton non sa essere severo con se stesso!), a caratterizzare il Gran Premio d’Italia è soprattutto, per dirla con Jovanotti, il più grande spettacolo con il «big Seb», imponente e tetragono almeno quanto il Big Sur della California. A Fernando non resta che pedalare (e non è una battuta per il team di ciclismo), mentre in casa Ferrari, come direbbe Renzi, «non basta una rivoluzione radicale, ci vuole il cacciavite». C’è dunque chi le  «Mr. Bean’s Holiday» non se le può proprio permettere…   

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