L’anarchico Baku

La Force India di Perez in azione tra le mura della città-fortezza di Baku (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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BAKU – Brexit o non Brexit? In attesa di conoscere l’esito del referendum sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, peraltro vista di buon occhio da Ecclestone, la Formula 1 è approdata in Azerbaigian anche per interrogarsi sulla ragione che avrebbe spinto Bernie ad attribuire alla gara di scena sulla riva occidentale del Mar Caspio la denominazione di Gran Premio d’Europa. Nel dubbio, in una domenica battesimale per il circuito urbano più veloce del Mondiale, la città-fortezza di Baku viene non soltanto metaforicamente espugnata da Rosberg, abile nel tenere a bada la Ferrari di Vettel, premiato con una piazza d’onore che vale quanto un barile di petrolio, e la Force India di Perez, terzo davanti a Raikkonen. Così, in sette giorni, il Circus conosce l’anarchia organizzata di Baku, quasi un omaggio al pensiero del filosofo russo Michail Bakunin, complice la sfida di un tracciato inedito che fa selezione e non permette al campione del mondo in carica di andare oltre uno scialbo quinto posto. Già, Lewis, che a dispetto della fama da ras cittadino non riesce a piantare la bandierina conquistando un’altra «Hamiltown» dopo Monaco e Canada. Sarà un (Cau)caso, ma il duello finale tra Sergio e Kimi pare un passaggio di consegne: non si hanno certezze sulle mosse future della Ferrari, eppure per Raikkonen si tratterà molto probabilmente di una scelta del Caspio.

Twitter @Fra55oni