Lewis, alzala con stile

La corsa a piedi di Hamilton in Messico dopo la conquista del quarto mondiale di F1 (© LAT Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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CITTA’ DEL MESSICO – Poker d’asso. L’altitudine che rende unico nel suo genere l’Autódromo Hermanos Rodríguez, oltre duemila metri di quota capaci di esasperare i livelli di rarefazione dell’aria rendendo più difficili i sorpassi e la risposta delle Formula 1 versione 2017, consegna a «sua altezza» Lewis Hamilton il quarto titolo mondiale in carriera nonostante la gara a handicap terminata con un nono posto apparentemente anonimo. Per il fuoriclasse inglese, in grado di raggiungere a parità di iridi Prost e Vettel diventando il pilota britannico più vincente nella storia della massima categoria, il Gran Premio del Messico è partito con due toccate malandrine di Verstappen e Sebastian che l’hanno costretto a rincorrere dopo la sosta ai box a seguito del parapiglia iniziale. Lewis, alzala con stile: parafrasando Cannavaro, capitano dell’Italia campione del mondo 2006, Hammer Time innalza al cielo non la coppa ma la bandiera Union Jack. Onore delle armi a Vettel, quarto alla fine, che ha pasticciato al via tanto da dover sostituire l’ala anteriore danneggiata. Eroe di giornata l’olandese della Red Bull, fustigatore di Bottas e Raikkonen. Nel team dell’energy drink il trend negativo travolge Ricciardo: dopo i podi a ripetizione, l’australiano ha incassato nella pista-stadio di Città del Messico, una Wembley in salsa centroamericana, il secondo ritiro consecutivo.

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