L’uomo di Sakhir

Rosberg osserva perplesso Alonso nella conferenza stampa pre-GP: c’è chi fa notizia senza correre… (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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SAKHIR – Fernando Alonso da Oviedo, nella Spagna nord-occidentale, poco ha in comune con X, il conturbante protagonista de «L’uomo di Dubai», romanzo dello scrittore cosmopolita Joseph O’Neill, eppure anche i tratti enigmatici e talvolta spigolosi del campione della McLaren si infrangono prepotenti su un Gran Premio del Bahrain rimasto subito orfano di un personaggio da copertina, invitato dalla FIA ad accomodarsi in panchina, complici i postumi dello schianto rimediato in Australia. Chi è, dunque, l’uomo di Sakhir? Il pilota criticato dall’ex Johnny Herbert che ha favorito il positivo debutto di Vandoorne? O il vincitore Rosberg, al bis stagionale, in grado di indicare la via del podio alla Ferrari di Raikkonen e all’altra Mercedes dello sciupone Hamilton? Entrambi, forse, visto il peso specifico dei due. E nel regno bahranita, che è un inno all’opulenza in un contesto dove persino le palme sembrano un elemento posticcio del paesaggio circostante, mentre Kimi fa scintille come nel 2015 e l’ingegnere Aldo Costa sale sul palco d’onore, una nota di merito se la conquistano Ricciardo, Grosjean, Verstappen e Kvyat, giunti così al traguardo. Tanto fumo prima dello start (motore) e niente arrosto per Vettel; l’impressione è che sul fronte power unit, dalle parti di Maranello, non finirà a tarallucci e vino. Anche se qui è l’acqua di rose a farla da padrona.

Twitter @Fra55oni